Se Microsoft acquistasse veramente TikTok…

L'analisi. Riannodiamo i fili di una vicenda plausibile cercando di connettere i puntini di tutto ciò che le ruota intorno

Se Microsoft acquistasse veramente TikTok…

L’indiscrezione di ieri sulla trattativa in corso tra Microsoft e ByteDance per l’acquisto di TikTok, da prendere con le pinze ma pur sempre da considerare sulla base delle fonti che ne hanno rivelato il presunto svolgimento, suggerisce diversi spunti di riflessione.

Se la trattativa fosse reale (nessuna delle due parti in causa ha smentito, per ora) significherebbe che sul fronte cinese a condurla potrebbero esserci due protagonisti credibili e affidabili per l’interlocutore americano: rispettivamente il CEO e il fondatore di Bytedance. Il primo, fresco di nomina, è Kevin Mayer, top manager recentemente arrivato da Disney che ha il pregio di essere statunitense. Il secondo  è Zhang Yiming che, ad inizio carriera, si è fatto le ossa in una multinazionale americana: Microsoft.

Le alternative a Microsoft circolate fino a ieri erano di tutt’altra natura, tuttavia: non si parlava di un’acquisizione di tipo industriale, bensì puramente finanziaria e i nomi di svariati venture capital come Sequoia e General Atlantic sembravano papabili. Evidentemente, se l’opzione industriale si rivelasse realistica, significherebbe che a pesare saranno state considerazioni non esclusivamente economiche e che la presunta capacità dell’acquirente di valorizzare efficacemente la app di video sharing - una volta staccata da ByteDance – avrà avuto un ruolo chiave. La pur giovanissima TikTok, infatti, potrebbe risultare un boccone indigesto per molti sotto il profilo dell’aggregazione e della gestione.

A proposito di valutazioni, al momento le cifre fatte oscillerebbero all’interno di una forbice ancora molto ampia, con il prezzo di TikTok compreso tra i 30 e i 50 miliardi di dollari. Ragionando sulla base del fatturato previsto per il 2020, stimato in circa 1 miliardo di dollari, TikTok sarebbe quindi acquisita con un moltiplicatore compreso tra le 30 e le 50 volte il fatturato. Che è moltissima roba anche per gli unicorni più incredibili. Tuttavia, se il moltiplicatore fosse applicato alle proiezioni espresse per il 2021 sulla base del tasso di crescita previsto per la app e che la vedrebbero generare ricavi per quasi 6 miliardi di dollari, allora il moltiplicatore sarebbe più terreno (compreso tra 5 e 8).

MICROSOFT E LE ACQUISIZIONI

Domande interessanti: Microsoft ha le caratteristiche adatte per un’operazione del genere? E’ un’azienda che fa acquisizioni?

Dopo la fuoriuscita di Steve Ballmer, che si è dato al basket diventando proprietario dei Los Angeles Clippers, l’avvento di Satya Nadella ha riconfigurato con successo l’intero modello di business del gigante di Redmond, smontando la sua pluri-decennale dipendenza dalle vendite di Office (trasformato in saas e oggi acquisibile ad abbonamento annuale), puntando sulla cloud con Azure e, di fatto, facendo lievitare la capitalizzazione di Microsoft (che, al momento di scrivere, vale più di un triliardo e cinquecentocinquanta milioni di dollari). Il modello, quindi, in anni recenti è molto più B2B che non B2C. TikTok è invece il business to consumer incarnato. Su questo terreno, Microsoft ha fatto abbastanza palestra con la sua X Box, anche se parliamo di prodotti e servizi radicalmente diversi tra loro.

E, quanto alla seconda domanda, sì: Microsoft non disdegna le acquisizioni. Per esempio, Skype (acquisita nel 2011) la sta rendendo molto felice in tempi di Covid e LinkedIn (acquisita nel 2016) la pone all’avanguardia dei social media professionali. Se acquistasse TikTok per 30-50 milioni, impiegherebbe circa il 2-3% del suo valore (qualcosa di paragonabile alla percentuale del valore di Apple quando acquisì Beat per 3 miliardi e mezzo di dollari). Dovere di cronaca: anni fa, sotto Ballmer, Microsoft acquisì Nokia e fu un discreto disastro.

GLI EFFETTI DELL'OPERAZIONE

Un’ultima osservazione: dove si propagherebbero le onde generate da un tale macigno scagliato nel gigantesco stagno del big tech? Ma ovunque.

Verso Facebook, che il CEO di TikTok ha appena ricoperto di sfottò per avere creato non il primo ma il secondo prodotto-fotocopia della sua app (prima Lasso, poi Reels) e che comunque ha in pancia Instagram.

Verso Amazon, che ha Twitch (al cui proposito in udienza davanti al congresso due giorni fa Jeff Bezos ha ammesso di non sapere se la app paga le royallties all’industria musicale).

Verso Google, perché pur sempre di video si tratta e con quei tassi di crescita è lecito prevedere che TikTok possa erodere quote di mercato importanti sulla raccolta pubblicitaria.

E verso Apple qualora, come suggeriva MBW, a Cupertino si accarezzasse l’idea di comprare TikTok.

La quale, sia detto per completezza di informazioni, oltre che dall’amministrazione Trump (che con la minaccia di bandirla dal mercato americano ha innescato la corsa al suo spin off) deve guardarsi anche da Triller. (“Triller chi?” Triller quelli dei micro video sharing pure loro, ma nati prima di TikTok, e che le hanno fatto causa coinvolgendo anche la casa madre Bytedance per violazione di brevetto).

BREVI E FRETTOLOSE CONCLUSIONI

Per Bytedance sarebbe una via d’uscita ideale e molto remunerativa, con meno complicazioni di una IPO.

Per Microsoft, stando al termometro impazzito delle quotazioni post-covid del comparto big tech che pare funzionare secondo logiche in sprezzo dei dati reali della restante economia, potrebbe essere un affarone: spiccioli per le sue tasche e simultaneo ingresso nel mondo della pubblicità, con prevedibile incremento semi-istantaneo del suo valore grazie alla diversificazione del business.

Per le major musicali, come recitava quello slogan, comunque vada sarà un successo.

 

(gdc)

 

Dall'archivio di Rockol - Virtual Time, 'Waves Are Calling' #Nofilter per Rockol
Segui Rockol su Instagram per non perderti le notizie più importanti!
La fotografia dell'articolo è pubblicata non integralmente. Link all'immagine originale

© 2020 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche, agenti di artisti e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, in generale, quelle libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.