I Beatles, l’inedito, ‘La Stampa’ e…

I Beatles, l’inedito, ‘La Stampa’ e…
Noi di Rockol abbiamo fatto nostra l’esortazione evangelica che invita a non guardare la pagliuzza negli occhi del vicino. E infatti, quando nella nostra quotidiana rassegna stampa riportiamo stralci di articoli dei quotidiani nei quali, a nostro avviso, sono contenute inesattezze o errori, ci limitiamo a citare la fonte lasciandole ogni responsabilità sui contenuti. Qualche giorno fa, ad esempio, un importante quotidiano italiano aveva accreditato a George Martin il ruolo di coautore di “Candle in the wind 1997”, la canzone che Elton John dedicò alla principessa Diana; ruolo che l’ottimo Martin non può rivendicare, essendo invece il produttore del brano (e arrangiatore dell’accompagnamento orchestrale). E Rockol si è ben guardato dal sottolineare lo svarione: più per carità d’animo che per solidarietà di categoria.
Oggi, però, ci sembra di non poter passare sotto silenzio uno svarione ben più clamoroso, comparso, fatalità, sullo stesso quotidiano di cui sopra.
Su “La Stampa” in edicola questa mattina, pagina 26 è in buona parte dedicata a un articolo sulla rassegna che Antennacinema dedica in questi giorni, a Conegliano, ai Beatles. Scelta lodevole, che condividiamo (anche noi abbiamo dato ampio spazio all’iniziativa). Ma l’articolo, firmato da Fabrizio Rondolino, si intitola “I Beatles e l’inedito che non c’è” e apre con una lunga introduzione che spiega come e qualmente il brano “inedito” dei Beatles di cui si è molto parlato - e anche noi abbiamo scritto - nei giorni scorsi sia in realtà una canzone ben nota. Citiamo: «Peccato però che la notizia non sia vera. (…) La canzone “inedita” non è che “Hey Bulldog”, regolarmente disponibile in tutti i negozi di dischi del pianeta e però tagliata, nel 1969, dall’edizione americana di “Yellow Submarine”».
Ci piacerebbe sapere da quale fonte Rondolino abbia ricavato questa notizia: giacché, come del resto lui stesso scrive, la canzone è disponibile in tutti i negozi di dischi del pianeta, Stati Uniti compresi, e nell’edizione americana dell’album “Yellow Submarine” essa figura regolarmente. Per credere, verificare - ad esempio - su CDNow: che per l’album “Yellow Submarine” riporta la seguente tracklist:
1. “Yellow Submarine”
2. “Only a northern song”
3. “All together now”
4. “Hey Bulldog”
5. “It's all too much”
6. “All you need is love”
7. “Pepperland”
8. “Sea of time”
9. “Sea of holes”
10. “Sea of monsters”
11. “March of the meanies”
12. “Pepperland laid waste”
13. “Yellow Submarine in Pepperland”
Ma un errore può capitare a tutti; quello che fa sorridere è che, poche righe sotto, Rondolino afferma testualmente che «Il grande abbaglio dei media dipende (…) dalla superficialità del sistema dell’informazione, che raramente verifica una notizia». Cosa che noi di Rockol sappiamo bene (ricordate la “grande truffa” del “nuovo” album di Lucio Battisti, della quale ci siamo resi responsabili lo scorso 1 aprile?), e che crediamo di aver contribuito, nel nostro piccolo, a sottolineare.
Perciò, un’ilarità irrefrenabile ci coglie quando, nella stessa pagina di “La Stampa”, in un box inserito nel corpo dello stesso articolo in cui Rondolino “rivela” che l’inedito annunciato non sarebbe assolutamente inedito, leggiamo queste parole: «I tre Beatles superstiti si apprestano a dare alle stampe una canzone inedita che registrarono nel 1968 - due anni prima dello smembramento - proprio mentre lavoravano alla trascinante colonna sonora di “Yellow Submarine”».
E allora, l’unico commento che ci sentiamo di fare è, ancora una volta, in chiave evangelica: evidentemente a “La Stampa” hanno deciso di mettere in atto il precetto che recita «Non sappia la mano destra ciò che fa la sinistra».
(fz)
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