Fontaines D.C., il futuro del post punk passa dall’Irlanda

Il secondo album della band, “A Hero’s Death”, uscirà il 31 luglio. Fra pezzi d'asfalto e malinconia, i “cinque poeti” di strada vogliono bissare il successo di “Dogrel”, ma con una nuova consapevolezza.

Fontaines D.C., il futuro del post punk passa dall’Irlanda

Una band con le radici piantate nell’asfalto delle strade, intrisa di poesia e venata da una malinconia da cui non si può scappare. I Fontaines D.C., per molti, non solo sono il presente, ma anche il futuro del post punk. Venerdì 31 luglio uscirà il loro secondo album, “A Hero’s Death”. Le aspettative sono altissime. In attesa di calarci nel nuovo mondo scolpito dalla band irlandese, abbiamo riavvolto il nastro della loro carriera. Carlos O’ Connell, Conor Curley, Conor Deegan III, Grian Chatten e Tom Coll, i cinque componenti dei Fontaines D.C (D.C.” sta per “Dublin City”), si sono incontrati per la prima al “British and Irish Modern Music Institute” di Dublino. A unire i cinque studenti, una passione in comune: la poesia. Insieme formano un collettivo, all’inizio senza nome, che riesce nell’intento di pubblicare alcune raccolte, la prima ispirata ai poeti e agli scrittori americani della beat generation, come Kerouac e Ginsberg, intitolata “Vroom”, la seconda più vicina alle loro radici culturali, ispirata agli irlandesi Kavanagh, Joyce e Yeats, intitolata “Winding”. Proprio quest’ultimi sono dei punti di riferimento nella scrittura dei loro brani.

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Grian Chatten, il frontman della band, ha madre inglese e padre irlandese, nasce nel nord ovest dell’Inghilterra, per poi approdare a Dublino ancora bambino. Carlos O’Connell, il chitarrista solista, è invece spagnolo, nato e cresciuto a Madrid. Gli altri tre componenti della band: Conor Curley, il chitarrista ritmico, Conor Deegan III, il bassista, e Tom Coll, il batterista, sono tutti e tre irlandesi. Il “British and Irish Modern Music Institute” dove i Fontaines D.C. si conoscono e studiano (il nome della band si ispira a Johnny Fontaine, il figlio di Vito Corleone ne “Il padrino”), si trova nel quartiere Liberties di Dublino, nella parte sud-ovest della città, un quartiere fiero e operaio dove si respira un’aria malinconica che permea il loro mondo musicale in cui si accavallano riferimenti post punk e new wave più classici, dai Joy Division ai Fall, mentre tutto sembra fondersi con richiami ai Clash. Non manca il sarcasmo nei testi e l’elettricità della parola dei Pogues. I brani che propongono sono cantati-recitati in un vortice di ritmi martellanti, amore viscerale e una buona dose di amarezza. Il loro primo album “Dogrel”, uscito l’anno scorso, è una fotografia della band: è stato quasi integralmente registrato in “one-take”, per essere il più possibile vicino allo spirito del gruppo, al loro naturale approccio alla musica, con tutte le sbavature e i piccoli errori che rendono un progetto vero e con l'anima.

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Molti dei brani contenuti in “Dogrel” sono sostanzialmente poesie recitate, delle filastrocche, il progetto risente molto del background in cui si è mosso il gruppo. “Dogrel” ha debuttato nella Top 10 britannica, facendo guadagnare loro una nomination ai Mercury Prize, la prima posizione nella classifica dei migliori album dell’anno di BBC 6 Music e Rough Trade, una performance al The Tonight Show with Jimmy Fallon e numerose date sold out nel Regno Unito e all’estero – tra cui lo spettacolo alla Brixton Academy di Londra andato sold out in una settimana. Ecco perché sul loro nuovo album, “A Hero’s Death”, le aspettative sono molto alte. Sulla copertina del nuovo porgetto è presente il guerriero della mitologia irlandese Cúchulainn che si trova a Dublino per commemorare la Rivolta di Pasqua, evento storico centrale per la storia irlandese.

 

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