Milano Music Week, Del Corno conferma l’edizione 2020

Dopo l'emergenza sanitaria, il capoluogo lombardo si prepara a tornare a essere la capitale musicale italiana. Con due parole d'ordine: fiducia e cautela

Milano Music Week, Del Corno conferma l’edizione 2020

Mentre altrove si sperimentano forme alternative - ma non sempre efficaci - per fare convivere la musica dal vivo con la "nuova normalità", Milano, senza troppo clamore, con i concerti è già ripartita: l'Estate Sforzesca, fino all'inizio del prossimo mese di settembre, porterà nel cuore del capoluogo lombardo un'ottantina tra live e spettacoli teatrali, figli della voglia di "riprendere il contatto fisico con gli spettacoli dal vivo" frustrata dal lungo lockdown istituito per contenere l'emergenza sanitaria da Covid-19. Una sfida ancora più importante, tuttavia, si staglia all'orizzonte per il capoluogo della regione che ha pagato il prezzo più alto al virus: con la Milano Music Week 2020 - della quale, al momento, sono state annunciate solo le date, dal 16 al 22 novembre prossimi - Milano si prepara a tornare sotto i riflettori nazionali e internazionali come uno degli hub più importanti dell'ecosistema musicale globale. Rockol ne ha parlato con Filippo Del Corno, Assessore alla Cultura del Comune di Milano e primo promotore, a livello istituzionale, della manifestazione.

Qual è la ratio della ripartenza degli eventi musicali a Milano?

E' il desiderio di riprendere il contatto fisico con la musica dal vivo, dopo diversi mesi di lockdown durante i quali - giustamente - abbiamo sacrificato questo tipo di rapporto. L'esperienza di condivisione, in occasione di un concerto, è un aspetto fondamentale, e proprio da lì abbiamo voluto ripartire.

In uno scenario così incerto quali sono state le criticità principali nell'organizzazione di una rassegna come Estate Sforzesca?

Le criticità sono state due, la seconda delle quali, tuttavia, si è trasformata in grande opportunità. La prima è stata il contingentamento delle presenze e la regolamentazione dell'afflusso del pubblico. Fortunatamente lo spazio deputato a ospitare la rassegna, il Cortile d'Armi del Castello Sforzesco, è abbastanza grande da contenere qualche migliaio di persone. Ovviamente, in osservanza delle misure di sicurezza adottate alla luce dell'emergenza sanitaria, abbiamo ridotto la capienza a qualche centinaio di unità: in ogni caso, osservare il distanziamento fisico non è stato un problema. La seconda ha riguardato il programma: abbiamo lavorato al cast tra gli scorsi mesi di dicembre e gennaio, chiamando artisti internazionali i cui itinerari erano compatibili con la nostra città. Ovviamente, a causa della pandemia, i programmi di tutti sono saltati. Allora ci siamo messi a ripensare il cartellone in chiave locale, e questo ci ha dato la possibilità non solo di dare spazio agli artisti italiani, ma anche di coinvolgere tutte le realtà produttive della nostra città. Potremmo dire che questa edizione di estate sforzesca è dedicata a loro.

Della Milano Music Week, al momento, si sanno giusto le date - dal 16 al 22 novembre: diamo per scontato che si confermata, quindi...

A giorni verrà diramato un primo comunicato ufficiale. Sì, l'intenzione è quella di confermarla, stiamo giusto facendo le ultime verifiche. Sarà, per forza di cose, un'edizione ibrida, tra spettacoli in presenza ed eventi online.

Alla chiusura della scorsa edizione aveva definito la MMW come "piattaforma italiana di un mondo fatto di professioni e professionisti che proprio qui trovano il luogo ideale per sviluppare i loro progetti": essendo Milano il capoluogo della regione che ha pagato il prezzo più alto durante la fase acuta della pandemia, quanto crede che sia importante - per tutto il settore musicale italiano - che nel 2020 la MMW conservi il proprio ruolo da incubatore al quale è sempre stata vocata?

E' fondamentale. Proprio perché la nostra città ha pagato un prezzo così alto, da Milano può partire un messaggio di ripresa indirizzato a tutto il Paese. Adesso, però, occorre mescolare fiducia a cautela: fiducia che si possa riprendere a vivere come prima, ma cautela per far sì che non si ripeta la drammatica situazione che abbiamo vissuto. Non dobbiamo abbassare la guardia: come ha detto il nostro sindaco, Beppe Sala, non vogliamo una ripartenza di slancio, ma una ripresa con il giusto passo, che - appunto - guardi con fiducia al futuro con la cautela figlia di ciò che abbiamo vissuto in passato.

Che significato e che peso ha la Milano Music Week sull'industria musicale e sull'economia milanese?

Ne ha diversi, su più piani. Innanzitutto ha riportato al centro dell'attenzione la musica che erroneamente viene definita "commerciale", ma che sarebbe giusto definire "popolare", e che ha un elemento culturale preziosissimo. E' sbagliato credere che questa musica sia votata solamente al mercato: è un genere che ha un aspetto culturale molto importante, pur avendo anche uno sviluppo commerciale. Il compito della Milano Music Week è valorizzare l'aspetto culturale della musica popolare, ma non solo. Siamo abituati a pensare che la musica, così come la conosciamo, dia da vivere solo al cantante, ma non ci rendiamo conto dei lavori connessi all'attività artistica di un artista: è un serie di professioni - dagli autori ai tecnici, passando per i discografici, i promoter, gli addetti alla comunicazione e molto altri - molto importante per l'equilibrio di una città da sempre votata alla creatività come Milano. Con la Milano Music Week abbiamo scelto di raccontare queste professioni, perché non solo generano reddito e sviluppo economico, ma producono anche proposta culturale.

La newco che i quattro stakeholder di Milano Music Week - Assomusica, FIMI, NuovoImaie e SIAE - avevano in programma di creare in vista dell'edizione 2020 alla fine non ha avuto luogo: che impatto ha avuto, questo, sul percorso di avvicinamento alla manifestazione? Gli equilibri tra Comune e Assomusica, FIMI, NuovoImaie e SIAE sono rimasti i medesimi delle passate edizioni? O si sono modificati?

Gli equilibri sono rimasti gli stessi: la Milano Music Week è la condivisione di un progetto e di un'idea, che non patisce rapporti di forza. E' un'alleanza anche umana, tra persone. Di certo il Comune, già a partire da questa edizione, proseguirà nello stimolare la creazione di un'entità giuridica autonoma, anche finanziariamente, perché - come sa bene chi si occupa di politica - le amministrazioni passano. Lo scopo è quello di mettere in sicurezza la Milano Music Week, in modo che non dipenda da nessuno: credo che, se i quattro soggetti coinvolti lo vorranno, sia importante che già l'edizione 2021 possa avere la propria casa. Aggiungo, al proposito, che per l'altro formato della città di Milano - City, con PianoCity e BookCity - sono già state costituite con successo delle associazione ad hoc: credo che i tempi siano maturi perché questo processo venga replicato anche con la Milano Music Week.

Che ruolo ricoprirà, il Comune, una volta che la Milano Music Week diventerà "autonoma"?

Potrà, per esempio, stipulare accordi di natura convenzionale. Al momento quello che il Comune può offrire alla manifestazione è la reputazione istituzionale: più la MMW prospererà, più sarà interessa di ambo le parti continuare a collaborare.

Alla luce della natura necessariamente "ibrida" della prossima Milano Music Week, il Comune ha già pensato a stringere partnership con aziende del settore come telco, ISP o altre, per la messa a punto di una piattaforma dedicata?

Per il momento è prematuro pensarci. La MMW è sempre stata un luogo di sperimentazione, e se le aziende vorranno collaborare al progetto prenderemo senz'altro in considerazione le loro proposte.

Riguardo invece gli spazi fisici: in poche settimane, a causa dell'emergenza sanitaria, a Milano hanno chiuso definitivamente i battenti tre realtà - una della quali storica - come l'Ohibò, il Serraglio e la BluesHouse. A fine febbraio gli account social proprio della MMW avevano condiviso la richiesta di aiuto inoltrata proprio al comune dai gestori dei locali. Come istituzione avete mai pensato a iniziative ad hoc, come quelle messe in atto dal comune di Berlino attraverso la Clubcommission?

Abbiamo deliberato il piano cultura: due milioni di euro che, agendo sulle risorse di mutuo soccorso del Comune, ha permesso di fornire un finanziamento importante, anche ai club, ai quali era stata allargata la partecipazione al bando. Abbiamo ricevuto moltissime richieste, che adesso sono al vaglio di un ufficio apposito: sono convinto che entro la fine dell'estate potranno essere erogati i primi finanziamenti, che ovviamente non riguarderanno solo i club ma tutti gli spazi - librerie di quartiere, teatri, eccetera - atte a ospitare attività culturali. Riguardo la Clubcommission: bisogna considerare che Berlino è una capitale, e in quanto tale beneficia di trasferimenti di fondi inimmaginabili per Milano. Oggi la nostra città ha delle difficoltà riguardo le risorse. Sono più i soldi che diamo al fondo di solidarietà dei comuni di quelli che riceviamo, e va bene così, perché rientra in un discorso di mutua assistenza che approviamo: ma, allo stato attuale delle cose, non potremmo permetterci il sostegno diretto ai club. Abbiamo favorito il settore con altri provvedimenti, come - per esempio - quello di destinare degli spazi comunali a scopo ricreativo, come è successo con Santeria Social Club, o convertendo in spazi culturali le porzioni di locali che ospitano spettacoli, come nel caso dello Spirit de Milan. Un futuro mandato è giusto che si ponga questo problema, anche se credo che il tema debba essere trattato non a livello comunale ma a livello nazionale: il governo potrebbe istituire un albo di locali dove si tengono spettacoli di musica di qualità e destinare a questo scopo parte del FUS, il Fondo Unico dello Spettacolo. Tecnicamente non sarebbe difficile attuare una soluzione del genere.

Lei ha tenuto la Milano Music Week a battesimo: come se la immagina da adulta?

Me la immagino come una straordinaria iniziativa di rilevanza internazionale, capace di richiamare a Milano le migliori realtà creative mondiali. Auspico che diventi una manifestazione in grado di ispirare altre città: io stesso, per la Milano Music Week, fui stimolando, durante una visita in Canada, dalla Toronto Music Week. La MMW del futuro saprà parlare molte lingue, e sarà una fantastico luogo di aggregazione e sperimentazione.
 

Music Biz Cafe, parla Andrea Micciché (NUOVOIMAIE)
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