Righeira, "L'estate sta finendo" 35 anni dopo: la storia, scritta da Renzo Stefanel

Una delle firme più competenti in fatto di musica italiana (e non solo) racconta e spiega la canzone
Righeira, "L'estate sta finendo" 35 anni dopo: la storia, scritta da Renzo Stefanel

"L'estate sta finendo, 35 anni fa: ecco tutti i contenuti dello speciale di Rockol:

un'intervista con Johnson Righeira, coautore e uno dei due interpreti (con Michael Righeira)
un'intervista con Carmelo La bionda, coautore e uno dei due produttori (con suo fratello Michelangelo)
un'intervista con Claudio Pascoli, che suona il celebre assolo di sassofono della canzone
un ricordo di Rocco Tanica (Sergio Conforti), che partecipò alla registrazione come tastierista
una testimonianza di Guido Harari, che scattò la foto di copertina
un contributo di Michele Bovi, storico della canzone italiana, a proposito delle "somiglianze" della canzone 
un contributo di Renzo Stefanel, giornalista e scrittore
un contributo di Marco Levi, scrittore e musicista
un elenco di cover della canzone, preparato da Maurilio Giordana

 

Quattro mesi in Top 20, dal 6 luglio al 29 ottobre 1985; tre in Top 10; due settimane al primo posto, dal 17 al 24 agosto; e sette al secondo, da cui viene spodestata solo da “Into the Groove” dalla Beata Madonna.

Ai Righeira, duo torinese elettropop, con “L’estate sta finendo” non è andata male, per nulla. Da un certo punto di vista, pur essendo un brano originale, riprende il lavoro di revival degli anni ’60 italiani svolto da Ivan Cattaneo tra 1981 e 1983. La canzone, infatti, nasce dal recupero del patrimonio delle summer songs che furoreggiarono in Italia nella prima metà degli anni '60, figlie dell’ottimismo nato con il miracolo italiano e le prime vacanze di massa mai vissute nel nostro Paese: brani come "Abbronzatissima" e "Pinne, fucile ed occhiali" (Edoardo Vianello), "Legata a un granello di sabbia" (Nico Fidenco), "Stessa spiaggia, stesso mare" (Mina), "Sapore di sale" (Gino Paoli) sono popolarissimi ancor oggi e definiscono un’epoca e un immaginario che nell’euforia italica dei primi '80 sembrava tornato d’attualità, vista la ripresa della nostra economia, sintetizzata in una famosa formula del segretario del Partito Socialista Italiano, nonché Presidente del Consiglio, Bettino Craxi: “E la nave va” (peraltro ispirata all’omonimo film di Fellini del 1983).


I Righeira, benché baciati in fronte dal successo e dai suoi benefici, forse questo entusiasmo non lo condividevano mica tanto: come "Vamos a la playa" era a modo suo, anche forse involontariamente, una satira di quell’ottimismo dei primi anni '60 che sembrava rinascere prepotente intorno al 1983, così "L’estate sta finendo", le cui matrici casualmente (ma vedi l’intelligenza del destino!) vengono stampate il 14 maggio 1985, un giorno dopo la vittoria degli amici-nemici DC e PSI nelle elezioni regionali (con conseguente sconfitta del PCI e della sinistra), mostra la ruggine nel sistema.


Il brano, come ogni canzone balneare che si rispetti, viene concepito d’inverno e pubblicato a primavera, tanto che alla CGD l’unica preoccupazione è proprio questa: riuscirà una summer song pubblicata a maggio a diventare un tormentone estivo? Per il resto, in CGD c’è entusiasmo, in primis da parte dal team di fidati produttori, i fratelli Carmelo e Michelangelo La Bionda, due che sono considerati gli inventori della disco-music italiana, con successoni anni ’70 come "One for you, one for me" (1978) e "I wanna be your lover" (1980) nel carnet, e coautori di tutte le hit dei Righeira.


Il testo lo firmano i due Righeira, ovvero Stefano Rota e Stefano Righi. Quest’ ultimo firma anche la musica insieme a Carmelo La Bionda. In studio ci sono alle tastiere il fido Hermann Weindorf, da sempre collaboratore di Righeira e La Bionda, e un tale Sergio Conforti, in arte Rocco Tanica (che diverrà famoso quando i suoi Elio e le storie tese, in cui suonava dal 1982 pubblicheranno il primo album, ovvero nel 1989), a tastiere e drum programming. Per le foto di copertina c’è addirittura Guido Harari, oggi uno dei fotografi rock internazionalmente più quotati, che ritrae dei Righeira dai capelli ossigenati e sparati, che hanno abbandonato il look neo-futurista e neo-anni '50 di "Vamos a la playa" e "No tengo dinero" per presentarsi un po’ come moderni giullari, un po’ new hippy, un po’ new romantics.


Il brano è perfetto come nuova summer song, tanto che dalle canzoni balneari dei primi anni '60 recupera nella strofa perfino una delle progressioni armoniche più tipiche (I-VI-IV-V). L’intro di sax è un ricordo affettuoso dell’easy listening da pomicio di Fausto Papetti, mentre il balbettio del ritornello cita quello dei primi rocker anni '50, come in quei primi anni '80 aveva fatto anche Alberto Camerini. E quello su base funky nello stacco centrale allude invece al lavoro di Afrika Bambaataa.


Nel testo compare tutto il tipico armamentario adolescenziale di tristezza per gli amori estivi che finiscono (“Io sono ancora solo / non è una novità / Tu hai già chi ti consola / a me chi penserà?”; “Una fotografia / è tutto quel che ho / ma stanne pur sicura / io non ti scorderò”).

E se quel “siamo due satelliti / in orbita sul mar” è il loro solito retrofuturismo che conserva il sentore dell’entusiasmo dell’era atomica per i viaggi spaziali di uno Yuri Gagarin, il vero colpo di genio è nei primi versi. Già, perché "L’estate sta finendo" esibisce qualcosa che nessuna summer song aveva mai esibito: quando Johnson Righeira definisce la fine dell’estate “il solito rituale” mostra un distacco dal trapasso stagionale del tutto inedito.
Il motivo? “Sto diventando grande”, anche se “non mi va”. Ovvero: questa è la canzone di un post-adolescente, sul rimpianto dell’adolescenza e dei suoi anni mitici. In sostanza, "L’estate sta finendo" si propone come versione canora e rivista delle scene finali di "Sapore di mare" e "Sapore di mare 2 – Un anno dopo", i due film (entrambi scritti dai fratelli Vanzina, che dirigono il primo e lasciano la regia del secondo a Bruno Cortini), in cui i ragazzi degli anni ’60 si ritrovano quarantenni ad aver tradito tutti i sogni e le speranze di gioventù. Ma mentre i Vanzina pigiano semplicemente il pedale della nostalgia, "L’estate sta finendo" diventa, anche se forse involontariamente, metafora di un’epoca: il momento magico degli anni '80, quello dei sogni e delle speranze è finito e stanno arrivando i tempi bui.
La prova provata e probante? Il retro del 45 giri, "Prima dell’estate", che non è altro che una versione jazzata e da pianobar del brano, in cui emerge tutta la sua adulta malinconia, perfetto corrispettivo delle scene finali dei film dei Vanzina. 


Se l’allegria della musica scanzonata di "L’estate sta finendo" è negata dalla buia malinconia del testo, questa è a sua volta negata dalla presa di distanza che deriva dalla coscienza che l’età dei sogni è finita.

Se il revival degli anni '60 era stato iniziato da Ivan Cattaneo nel 1981 con "2060 Italian Graffiati" e, come già detto, i Righeira vi si erano inseriti fin da subito con intenzioni corrosive, qui forse realizzano il loro capolavoro, all’incrocio tra situazionismo e postmodernismo tutt’altro che a buon mercato: non avreste goduto a far cantare in coro 15.000 fans ignari all’Arena di Verona che "L’estate sta finendo", ovvero “la pacchia è finita”? .
Ma non è tutto. "L’estate sta finendo" costituisce un importantissimo snodo nella trattazione dell’adolescenza da parte della canzone italiana: se fino ad allora quest’età era stata cantata in presa diretta, puntando negli anni '60 a una sua rappresentazione spensierata, in cui anche i dolori non sono quelli della vita vera, e sottolineandone negli anni '70 i lati cupi (pensate al canzoniere di Venditti, a "Buona domenica" in particolare), dopo questa superhit dei Righeira lo spazio prevalente in cui sarà cantata l’adolescenza sarà quello della nostalgia per una stagione della vita perduta per sempre: è qui che, consapevole o no, nasce la poetica di Max Pezzali. Dieci anni dopo, sarà la volta di "Gli anni": “il tempo passa per tutti lo sai / nessuno indietro lo riporterà neppure noi”. Ma questa, davvero, è un’altra storia. 

Renzo Stefanel
 

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