Quando Morrissey litigò con l'Italia

L'ex leader degli Smiths non ha perdonato al nostro Paese uno screzio con la polizia avvenuto a Roma nel 2017: da allora lo Stivale finì nella sua lista nera (e fuori dall'itinerario dei suoi tour)
Quando Morrissey litigò con l'Italia

E' l'inizio di luglio, nel 2017. Manca una ventina di minuti alle 20 e via Del Corso, a Roma, è piena di turisti a passeggio. Da via Della Frezza sbuca una Fiat 500, che procede contromano a una velocità che - a seconda delle ricostruzioni - oscillerà tra "folle" e "non più di 10 chilometri all'ora". Sicuramente procede nel senso di marcia vietato. A bordo c'è l'ex cantante degli Smiths Morrissey, al posto del passeggero, e un altro uomo, alla guida, che in un primo momento viene scambiato per il suo nipote e tuttofare Sam Esty Rayne.

Esattamente un anno prima, il 14 luglio del 2016, un camion guidato da un terrorista legato allo Stato Islamico, fece irruzione nell'area pedonale della Promenade des Anglais, a Nizza, uccidendo 86 tra turisti e residenti e ferendone altri 300 tra quelli che stavano assistendo a uno spettacolo pirotecnico per organizzato per celebrare la festa nazionale francese. Le zone a traffico limitato, specie quelle affollate nelle grandi città, erano diventate il soft target preferito dei cani sciolti legati alle realtà estremiste, e le forze dell'ordine di tutta Europa avevano il mandato di tenere gli occhi ben aperti. Ecco perché la Fiat 500 con a bordo Morrissey, una volta entrata in via Del Corso, riesce a fare giusto qualche decina di metri prima di venire fermata da una pattuglia di agenti in motocicletta in servizio nel centro della Capitale.

Su ciò che succederà nella mezz'ora successiva esistono diverse versioni. L'edizione cittadina di Repubblica, che per prima diede notizia del fatto, parlò di "due poliziotti" che con un "atteggiamento comprensibilmente duro" hanno seguito la "prassi in situazione di allerta terrorismo 2", preoccupandosi in prima battuta di "identificare l'uomo alla guida" (la cui reale identità, sulle fonti di stampa, non è trapelata), per poi occuparsi - come riferito sempre da Repubblica - del passeggero, cioè Morrissey:

"Al cantante per quattro volte, spiega la Questura di Roma, è stato chiesto di fornire il documento. Invece di rispondere che lo aveva lasciato in albergo, ha detto alla polizia che non avendo commesso reati non doveva mostrare alcun documento. 'In Italia non funziona così - hanno allora spiegato gli agenti - se un poliziotto chiede un documento il cittadino ha l'obbligo di mostrarlo'"

Stando alla ricostruzione delle autorità, parrebbe niente di più che un malinteso con un turista straniero poco informato e non esageratamente collaborativo, conclusosi con una semplice ammenda per un'infrazione al codice stradale. Per Morrissey, al contrario, fu una vera e propria aggressione.

Nemmeno ventiquattr'ore dopo sulla pagina Facebook personale di Rayne - che successivamente spiegherà di non essere stato lui ad accompagnare il cantante - compare un post, poi cancellato (perché contenente anche alcune foto di uno degli agenti, oggi ancora disponibili su un forum di fan dell'artista), che fornisce un'altra versione dei fatti:

"Ieri sera alle 7.45 in via del Corso l'agente di polizia nella foto (a corredo del post di Fb c'è la foto dell'agente, ndr) ha terrorizzato Morrissey per 35 minuti esigendo i documenti".

Nel post Rayne inserisce anche una dichiarazione del celebre parente:

"E' stato un gesto deliberato di violenza perpetrato da questo ufficiale, sprovvisto di targhetta identificativa, ma la cui motocicletta della Polizia aveva la targa G2458. Non avevo infranto alcuna legge, né mi comportavo in modo sospetto. Alcuni pasanti sono venuti in mio aiuto. Tutto questo è accaduto fuori dal negozio della Nike e molti hanno filmato il poliziotto. Credo che mi abbia riconosciuto e abbia voluto spaventarmi. Ma non ho ceduto, anche se temevo che volesse spararmi. Metto in guardi tutti da questo agente pericolosamente aggressivo. Potrebbe uccidervi".

Ricostruzione, questa, che non collima affatto con quella della Questura, secondo la quale - riferisce sempre Repubblica - l'atteggiamento delle forze dell'ordine non sarebbe stato affatto ostile, almeno non come quello descritto da Morrissey:

"(...) a quanto chiarito dalla Questura, il poliziotto non ha mai impugnato la pistola e quando l'artista si è qualificato, una breve ricerca su google ha svelato all'agente, soltanto allora, che non si trattava di un terrorista. Così consegnando la contravvenzione ha congedato zio e nipote. Non prima di sentirsi dire dall'artista, mentre gli scattava una fotografia 'lei diventerà famoso'".

Qualche giorno dopo, intervistato dell'edizione britannica di Metro, l'ex Smiths rincarò la dose:

"Sì, ho alzato la voce [con il poliziotto], come qualcuno che viene provocato. Non mi aspetto che qualcuno possa riconoscermi. Ma se questo è tutto ciò che la polizia può dire, allora bisogna trarne le conclusioni. Se questo succede a me in una trafficata strada di Roma, allora l'Italia è al livello della Siria in termini di stabilità morale. Con psicopatici armati liberi per le strade di Roma, i migranti si butteranno presto verso i confini italiani per tornare in Libia. L'italia era classificato come il 126 ° paese più pericoloso del mondo, ma ora è al numero 1".

La definizione "psicopatici armati" non piacque alle forze dell'ordine: il Consap, sindacato di Polizia di Stato, minacciò di querelare l'artista per diffamazione. Dal canto suo, Morrissey - che nella giornata di oggi compie 62 anni - fece sapere di aver cancellato sei date - all'epoca del fatto ancora non confermate - che avrebbe programmato in Italia il settembre successivo, spiegando che "con certi psicopatici in giro, è chiaro che in Italia io non sia al sicuro". Il Consap ringraziò polemicamente per la decisione, plaudendo alla scelta di non tenere gli spettacoli nel Paese e liberando di conseguenza "risorse da destinare alla sicurezza dei cittadini italiani". Da allora, effettivamente, l'ex sodale di Johnny Marr ha cancellato la Penisola dagli itinerari dei suoi tour.

Sul fatto, Morrissey sarebbe tornato nell'estate del 2019, nel corso di un'intervista - sempre rilasciata al nipote Rayner - realizzata per promuovere l'album "California Son" e pubblicata su Morrisseycentral.com:

"[Quello che successe a Roma] fu orribile. La macchina era una Fiat 500 che andava a 10 chilometri l'ora nella via più corta della città. Nessuno avrebbe potuto guidare più velocemente, nemmeno volendo. Questo cosidetto ufficiale, [Morrissey indica nome e cognome dell'agente], mi stava minacciando con una pistola, col respiro pesante, gli occhi da pazzo... Ho pensato che non fosse a posto. Non aveva un distintivo con il nome, nessuna identificazione, e si è rifiutato di darmi il suo nominativo. Il suo collega, [Morrissey inserisce un altro nome], tranquillamente si è scusato con me per il suo comportamento. Però la Polizia ha subito diffuso un comunicato, e la cosa mi è sembrata sospetta. Mi sono rivolto all'ambasciata britannica a Roma, che però mi ha detto di non poter intervenire in quanto la vicenda era da considerarsi 'privata'. In verità non avrebbe potuto essere più pubblica di così".

Dopo aver rivelato di aver ricevuto "centinaia di minacce di morte su Facebook dall'Italia, probabilmente tutte dalla stessa persona", Rayner ha osservato: "E' un peccato perché, la tua affinità con l'Italia è stata molto forte". Morrissey ha dato l'idea di non avere alcuna intenzione di tornare sui suoi passi, nonostante gli idilli passati: "Sì, ma non puoi ignorare un pazzo con una pistola. Solo perché qualcuno indossa un'uniforme non significa che sia sano, sobrio o addirittura intelligente". 

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