Giulio Casale presenta 'In fondo al blu', il suo disco da cantautore

Giulio Casale presenta 'In fondo al blu', il suo disco da cantautore

Il reading “Sullo Zero” aveva già lasciato intuire che il leader degli Estra, Giulio Casale, esprimeva un’urgenza creativa come solista: non più rocker ma cantautore.

Un percorso che era stato confermato l’estate scorsa dalla partecipazione alla prima edizione del Festival Teatro-Canzone Giorgio Gaber di Viareggio, e oggi da “In fondo al blu”, un album in cui la vena cantautorale di Casale può finalmente esprimersi in tutta la sua versatilità. “E’ da un anno e mezzo che sto lavorando a questo progetto. Tutto è partito da una collaborazione con Alessandro Lizzitto, compositore di musica contemporanea che aveva già arrangiato gli archi del ‘Signor Jones’, grazie al quale mi sono avvicinato a mondi sonori nuovi. E comunque la canzone d’autore è sempre stata nel mio dna di musicista prima degli Estra. Quando avevo 3 o 4 anni ricordo che già ascoltavo ‘La vita, amico, è l’arte dell’incontro’ (storico album del 1969, recentemente ristampato in CD, firmato da Sergio Endrigo, Vinicius de Moraes, Giuseppe Ungaretti, Toquinho, Sergio Bardotti e Luis Enriquez Bacalov), uno dei primi esperimenti di letteratura in musica. ‘In fondo al blu’ è quindi il disco di un cantautore, per il quale ho lavorato per sottrazione. Le atmosfere sono quindi più rarefatte, è più sospeso, ma non per questo meno forte”. Quali sono le differenze rispetto ai lavori con gli Estra? “Ho cercato di non dare al disco un suono unico. Dal punto di vista intellettuale non mi sono mai sentito così coinvolto. Il rock è pur sempre una specie di paravento, in cui l’impatto sonoro che offri al pubblico ti aiuta ad esporti di meno. Da giovane ho scelto di esprimermi con il linguaggio del rock, non l’ho rinnegato, ma ho sentito il bisogno di tornare alla lezione dei grandi maestri della canzone d’autore. Il rock va bene per dire di no, per alzare il dito medio, per fare la rivoluzione, ma ho la sensazione che questi tempi ci impongano ad esporsi sempre di più come individui. E infatti i testi di questo album sono più diretti, anche se non manca una buona dose di ironia e autoironia”. Come succede in “All I want to be”, unico brano non in italiano, un autoritratto, in cui l’importante è stupire e stupirsi. “Come dice Wim Wenders, il nostro subconscio è colonizzato dall’America. E quindi anche dalla musica americana. La canzone è nata da un tempo di batteria un po’ ‘sgrauso’, ed è una parodia sul fatto che la pop music americana è più scadente, nei testi, di quella italiana”. Speculare all’album, Casale sta lavorando assiduamente sul tour teatrale “Illusi d’esistenza”, con la regia di Roberto Citran (i due sono entrambi veneti e si sono conosciuti grazie al basket; Casale ha infatti un trascorso come giocatore nella Benetton Treviso). “Illusi d’esistenza” è a tutti gli effetti uno spettacolo di teatro-canzone, con i brani di “In fondo al blu” e monologhi recitativi, che riprende nello stile e nella struttura la lezione gaberiana. “Negli anni Settanta, quando ero bambino, sentii dire che la borghesia era colpevole specie là dove essa produceva ‘irrealtà’, cioè falsi bisogni, sovrastrutture, problematiche umane del tutto astratte, dannose… Oggi mi pare che la realtà di quell’analisi si sia pericolosamente ingigantita. ‘Illusi d’esistenza’ è una ricognizione su queste tematiche. E’ uno spettacolo che esprime lo stato di malessere generale, intellettuale e spirituale, di questi tempi, sommersi da finzioni, condizionamenti e disagi esistenziali. Come diceva Sartre, mi siederò dalla parte del torto perché tutti gli altri posti sono già occupati”.

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