Righeira: "L'estate sta finendo", 35 anni fa in Top Ten. Un saggio di Marco Levi

Una canzone che è diventata un evergreen. La storia e l'analisi
Righeira: "L'estate sta finendo", 35 anni fa in Top Ten. Un saggio di Marco Levi

Esattamente 35 anni fa, il 20 luglio 1985, secondo i dati delle classifiche di "Hitparadeitalia", "L'estate sta finendo" dei Righeira entrò nella Top Ten italiana. Sarebbe rimasta in Top Ten fino al 19 ottobre. Questa la progressione:
20 luglio - nona
27 luglio - quarta
3 agosto - terza
10 agosto - seconda
17 agosto - prima
24 agosto - prima
31 agosto - seconda
7 settembre - seconda
14 settembre - seconda
21 settembre - seconda
28 settembre - seconda
5 ottobre - seconda
12 ottobre - quarta
19 ottobre - nona

"L'estate sta finendo" vinse il Festivalbar di quell'anno, e la canzone è diventata un evergreen, quanto "Vamos a la playa" degli stessi Righeira ma - forse - anche di più. Non solo perché la sua melodia è stata adottata da molte tifoserie di calcio italiane, britanniche e di altri Paesi d'Europa (identificata come "Un giorno all'improvviso" o "Allez allez allez"), ma perché è qualcosa di più di un tornentone: è la fotografia di un "tòpos" classico, quello della fine dell'estate come metafora della fine di un amore (o viceversa). 
Uno scrittore italiano, Marco Levi, autore di "Mitiche canzoni" (un volume edito da Arcana che abbiamo recensito qui), ci ha inviato una riflessione sulla canzone che pubblichiamo molto volentieri.

L'illusione dorata del sassofono in "L'estate sta finendo".

Il celebre assolo di sassofono di "Sapore di sale" giunge al culmine del brano, quando si realizza il cinema del congiungimento tra, lei che prima era solo lontana parvenza, solo psiche; e lui, adesso carne, adesso coscienza della morte. Fanno l'amore? Forse. Comunque, come sottofondo, a incorniciare tale topico momento, non sono impiegate trombe, ma un più elegante e sottile sassofono, soffiato da Gato Barbieri. Nell'allucinazione orchestrale di Ennio Morricone dunque, il tellurico e celeste sassofono di Sapore di sale, proprio nella significazione erotica e culminante del suo apparire, diviene parte integrante dell'arsenale compositivo della canzone estiva. Dall'inizio degli anni Sessanta, brillerà sempre del sole d'agosto, l'ottone affusolato di cui è fatto ogni sax, e diviene un cavalluccio marino la sua ondosa forma, tra pedalò ed ombrelloni, fuochi e baci e tramonti. Veicolo di luce ed ardimento, come veicolo di malinconia ed ombra, lo strumento si cristallizza con il classico di Gino Paoli, non solo come generica connotazione estiva, ma anche come suono del compimento dell'amore estivo, della meta: l'amore che si compirà in prospettiva.  L'attesa dell'amore è la miccia interiore che genererà ogni Sapore di sale. 
Cosa accade oltre ventanni dopo con "L'estate sta finendo" dei Righeira? 
Il riferimento alla scrittura classica e storicizzata della composizione pop estiva, è centrale anche nel pezzo uscito nel 1985, tuttavia in termini di stracciamento di quella visione. Tutti gli elementi connotativi dell'estate - dall'ossessivo girare intorno alla sessualità, al "tu" da spiaggia, all'armamentario di sdraio ed ombrelloni - in "L'estate sta finendo" si mostrano con una temperatura diversa, nel filtro gelido di un'ancora inedita solitudine, e di una lotta paludosa tra l'allontanamento da essi, e l'irreversibile avvicinarsi dell'autunno: l'immagine dello spossessamento. 
In termini compositivi, "L'estate sta finendo" è dunque una vera e  propria  dichiarazione estetica di recisione; significativa perché strettamente legata alla sacralità di quel lessico tradizionale estivo italiano, ed allo stesso tempo distanza temporale e metaforica da quella stessa tradizione, poichè "vittima" del presente, del suo mutamento eterno. Come se il calendario della vita intera stesse migrando da agosto a settembre. Un passaggio cruciale chiamato ad esprimere non solo la fine dell'estate, non solo la fine dell'adolescenza, ma anche la fine di un'epoca, gli anni Sessanta, divorati dagli anni Ottanta, attraenti, spregiudicati e tossici. Tuttavia il brano non è né anni Sessanta né anni Ottanta, è precisamente la terra di mezzo di tale cosmico e storico mutamento italiano. La coscienza dolorosa del trascorrere. 
In tal senso, la massima rilevanza espressiva è rappresentata proprio dall'uso del sassofono che, come si sa, entra in scena subito, nudo nella sua piena e nostalgica melodia. Cosa può significare tale intuizione in termini di intertestualità di canzoni estive? Una possibile lettura è di tipo metafisico. Per mostrare la ciclicità di un tempo che si chiude verso un nuovo tempo che avrà da venire, ci si appiglia proprio all'idea del compimento dorato di quello stesso tempo da cui ci si sta allontanando: il sassofono che in "Sapore di sale" giungeva al culmine della canzone per rappresentare il raggiungimento della meta, in "L'estate sta finendo" parte da quella stessa sottilissima emozione, non ancora cenere. Si parte insomma dall'assunto che il bagnino abbia già consumato un ipotetico fuoco di Ferragosto sotto le stelle con la svedese; tutto incomincia esattamente dal ricordo dell'apice, dallo sguardo verso il passato, in un presente che cambia paesaggio. Ora è settembre, ci si allontana da quel sogno; e non si sa dove si sta andando, cosa fare quando piove e non si può più fare il falò sulla spiaggia. Psichicamente, se l'obbiettivo era il compimento, raggiunto il compimento, cosa c'è? Perché il non saperlo fa paura? 

I due spacciatori della sabbia salata del sassofono.

La tessitura espressiva del brano bascula tra passato e futuro e raggiunge nel ritornello un apice metaforico.
Caldo e freddo, ghiaccio e baci, estate ed autunno, sono il campo di battaglia psichico e sensoriale che accende, senza mai risolversi,
- se non lasciando sospesa la paura, la divisione, espressa anche dall'uso del canto tartagliante "lampi di bri…brividi…ba…ba baciami…" - nonchè un teatro inquieto ed ostinato dell'io, che si proietta oltre lo spazio tempo: "satelliti in orbita".
Unico scoglio su cui riparare, nel grande mare del vivere oscuro rappresentato nell'opera, torna ad essere, dopo ogni ritornello, il memorabile sassofono: quel canto è il vero ritornello, rappresenta la vera apertura, l'autentica sintesi di nostalgia ed eccitamento, che lenisce la ferita della coscienza.
Il sassofono non rappresenta il semplice attaccamento al suono o solo metafora di giovinezza nel segno di un richiamo alla Endless summer anni Sesanta. No, esso è anche un'azione contro natura, un assurdo. Il sassofono di "L'estate sta finendo" - tormentato emblema estivo, nonché unico strumento acustico nelle onde elettroniche anni Ottanta del capolavoro - viene strappato dalla sua biologia musicale di agosto, rapito e impiantato come un idolo, nel freddo delle discoteche milanesi. Il caldo nel freddo. La tradizione dentro le nuove frontiere della sonorità moderna. Non dovrebbe essere là, dovrebbe stare nei flutti e nella salsedine, quel suono! Perché è stato incastonato nella nuova dimensione del singolo della fine dell'estate? Possono i gabbiani fare ritorno in città? 
Come attore dell'ultima scena del film "Sapore di sale", il sassofono della "prima scena" del singolo risulta essere anche strumento chiamato a incantare, a illudere che l'estate, che la giovinezza,  che quel tempo mitico, possano davvero non finire mai. Deve dare quella calda illusione, per forza. 
E quei due narcotrafficanti dei fratelli Righeira, per comporre tale sovrumana significanza sonora, sono costretti ad andare contro la legge, contro il sistema della canzone estiva: a prenderlo proprio fisicamente quel dannato suono di sax, strappandolo da Paoli, strappandolo dal tramonto dell'estate anni Sessanta, come si trafuga la sabbia dalla Sardegna, per tenerla per sempre in una teca. Profanando, per amore, ma profanando. 
Ed anche in virtù di tale gesto, esteticamente criminale e sfacciatamente avanguardistico, il sassofono della canzone estiva, è portato nell'autunno, artificialmente, a dare la connotazione estiva. 
Quasi una dose di droga a cui attaccarsi come ad una chimera dorata.

Marco Levi

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