"Pleased to meet you": incontri con le star. Slash

Faccia a faccia con i grandi del pop e del rock: i ricordi di Massimo Cotto
"Pleased to meet you": incontri con le star. Slash

Black and White, rock bar sulla Leidseplein di Amsterdam, a due passi dal Bulldog, istituzione in fumo. Slash è vesti-to da Slash. Jeans, cappello da baseball al contrario, giubbotto di pelle nera con teschio gaudente e toppe con icone che riassumono la storia del rock: New York Dolls, Iron Maiden, Sex Pistols, Ramones, Dead Kennedys. Mastica gomma, sorride, scambia il bicchiere con la moglie.
Passa una canna.
Slash rifiuta: “L’erba europea mi fa stare male”.
Da ragazzo interrotto a good boy?
“Non scherzare. Il rock and roll deve fare male. Non è una questione di immagine o di posa.”
Indica la scritta sui diffusori: “Rock and roll is better than music”. Vero, il rock and roll non è solo musica, è un modello di vita.
“Rock è correre a cento miglia all’ora, anche se sai che prima o poi andrai a sbattere. La vita è rialzarsi dopo la caduta. I segni rimangono. Non sono cicatrici e non fanno male, però sono sconfitte. Che non dimentichi. È la mia corsa. Non voglio rallentare, meglio inciampare.”
Fa un ghigno alla Slash: “E poi, sto sempre meglio di qualcun altro”.
Ogni riferimento ad Axl Rose è, credo, puramente voluto.
Si è fatto davvero tardi. Mi dà appuntamento il mattino dopo al Crown Plaza. Colazione all’americana davanti al canale d’Olanda. Riprendiamo il discorso della sera prima.
“Io voglio essere illegale”, dice Slash. “Un delinquente del rock and roll. Duff (McKagan, già nei Guns e dopo nei Velvet Revolver con Slash, N.d.A.) mi ha detto che il primo concerto che ha visto nella sua vita è stato dei Clash, nel 1979. Paul Simonon si è gettato sulla gente come fosse un materasso e ha spaccato il naso a un ragazzo delle prime file. E ha continuato a suonare e il ragazzo a sanguinare ma a nessuno dispiaceva, nemmeno a quel tipo con il naso a pezzi, perché quella era la grande lezione del rock and roll: non facciamo prigionieri. Nessuno sconto, nessuna gentilezza. Questo è un gioco da duri. Se non ti va bene, là fuori c’è un mondo di pop che ti aspetta.”
Pausa per quella brodaglia olandese che alcuni coraggiosi chiamano caffè.
“O pensa a Iggy Pop. Una leggenda, lui sì. Lui, i suoi tagli, gli strumenti in fiamme. Io volevo essere come lui. O come i Clash. Pericoloso. Brutto. Sporco. Cattivo. Rock.”
Altro ghigno. Poi conclude: “Un fucile senza rose”.
Guns without roses.

(Leggi le puntate precedenti: Nick Cave, Shakira, Rita Marley, Fabrizio De André, Vinicio Capossela, Robert Plant, Nico, Pupo, James Brown, Yoko Ono, Steven Tyler)

Il testo qui sopra è tratto, per gentile concessione dell'editore e dell'autore, da "Pleased to meet you - Spigolature pop", il libro di Massimo Cotto pubblicato da VoloLibero, che presenta "duecento artisti ritratti con un flash, con uno scatto rubato".

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