La delirante serata di Red Hot Chili Peppers e Moby a Milano, nel 1995

Fu uno dei concerti più selvaggi che il circuito del grande rock internazionale offrì al pubblico italiano negli anni Novanta, finito con Flea e Moby che nudi, l'uno di fronte all'altro...
La delirante serata di Red Hot Chili Peppers e Moby a Milano, nel 1995

Sulla carta i presupposti per una serata memorabile c'erano tutti, e in effetti così andò, ma per tutt'altri motivi. Il 21 ottobre di quindici anni fa i Red Hot Chili Peppers fecero tappa al Forum di Assago, a Milano, per l'unica data italiana del tour in supporto a "One Hot Minute", primo disco da studio della band californiana realizzato dopo la prima uscita di John Frusciante dal gruppo - quella che ispirò Enrico Brizzi per il suo romanzo d'esordio - per sostituire il quale venne reclutato, da Flea e soci, il già addetto alle sei corde dei Jane's Addiction Dave Navarro.

La tournée era iniziata solo alla fine del settembre precedente, a Londra: il quartetto losangelino aveva programmato poco più di una dozzina di date di riscaldamento nel Vecchio Continente prima della tranche di date in USA e Canada, e Milano, in calendario, era la penultima, prima di Barcellona. Il cartellone della serata, appunto, era eccezionale: prima dei Red Hot Chili Peppers a scaldare il pubblico sarebbero saliti sul palco Flaming Lips e Moby. Roba, oggi, da fare invidia a una serata finale del miglior Glastonbury degli ultimi anni.

A metà degli anni Novanta, tuttavia, la band di Wayne Coyne e il discendente di Herman Melville non erano quei fenomeni mondiali - e indiscutibili - che sono oggi. I Flaming Lips stavano iniziando a farsi conoscere fuori dal circuito undeground grazie a "Clouds Taste Metallic", uscito appena un mese prima del loro passaggio all'ombra della Madonnina, e Moby i fasti di "Play" li avrebbe conosciuti solo quattro anni dopo: prima ancora della svolta punk di "Animal Rights", che sarebbe arrivata nel '96, il Dj, polistrumentista e producer newyorchese poteva vantare già un buon seguito presso il pubblico più attento ed eclettico e presso la stampa specializzata (il suo "Everything Is Wrong", uscito nel marzo del '95, era piaciuto praticamente a tutti, persino al cattivissimo Robert Christgau), ma alle orecchie delle platee mainstream rock era ancora pressoché sconosciuto.

Così in un Forum di Assago non ancora rimpieto all'inverosimile - lo sarebbe stato di lì a poco - Wayne Coyne e compagni, il 21 ottobre di venticinque anni fa, iniziarono il loro breve set, davanti a una platea divisa tra attoniti e il distratti, con la netta prevalenza dei secondi. Era il 1995: i Red Hot Chili Peppers erano rimasti in silenzio per quattro anni, più precisamente dai tempi del leggendario "Blood Sugar Sex Magik", il mondo era ancora scioccato dalla scomparsa di Kurt Cobain e la gente, ai concerti, voleva le chitarre, necessariamente ad alto volume e in primo piano. Ecco perché Moby fu - paradossalmente - l'agente provocatore in grado di dare una svolta alla serata.

Salito sul palco con una band quasi tradizionale - comunque con basso e batteria, e con un piglio decisamente pesante - e la chitarra al collo, Moby iniziò a sciorinare pezzi come "Hymn" e "Feeling So Real", che agli alle orecchie del fan medio italiano dei Red Hot Chili Peppers dell'epoca suonavano più o meno come delle bestemmie in chiesa. Il dissenso della platea si concretizzò in un fitto e poco civile lancio di oggetti - per la maggior parte seggiolini divelti dagli spalti del Forum - all'indirizzo di Mr. Melville, che tuttavia non perse la calma riuscendo a rispondere all'ostilità del parterre in modo eccezionale. Davanti all'ennesima bordata di fischi, Moby - perfettamente seguito dalla sua band - attaccò il riff di "Smells Like Teen Spirit". Dopo qualche secondo di sconcerto il pubblico esplose in un boato, che Moby lasciò sfogare prima di interrompere di colpo l'estemporaneo fuori programma, quasi a voler dire: adesso che ho dimostrato di saper suonare con questa chitarra qualcosa che anche voi riuscite a capire, possiamo andare avanti? E il bello doveva ancora venire.

Caricamento video in corso Link

"Ci sono problemi se esco là fuori completamente nudo?", fu la domanda che - riferì in un retroscena Repubblica - Flea porse allo stage manager italiano poco prima di prendere la scena. "Credo proprio di sì", rispose lui. "Troppo tardi", furono le ultime parole che pronunciò il bassista prima di presentarsi sotto i riflettori con le parti intime coperte solo dal proprio strumento. All'uno-due iniziale con "Give It Away" e "Suck My Kiss", suonate da Navarro con profondo rispetto nei confronti del suo predecessore, furono fatte seguire "Aeroplane", "Warped" e "Walkabout", tutte da "One Minute". Su "Backwoods" ci scappò anche una citazione dei Nirvana - il riff di "Come As You Are". La temperatura del Forum era già alta, e continuava a salire: nella setlist non mancarono la hit "My Friends" e "Coffe Shop" - sempre da "One Hot Minute" - oltre che a una chicca - "Pea", il frammento per voce e basso di Flea - e un paio di grandi classici, la cover di Steve Wonder "Higher Ground" e l'immancabile "Under the Bridge". Poi, passata nemmeno un'ora dall'inizio del concerto, dopo "Me & My Friends" Anthony Kiedis e compagni scomparirono dietro le quinte. I più pensarono a una pausa, e in effetti così fu. I quattro - anzi, i sei: sul palco, quella sera, c'erano anche la sorella di Joaquin e River Rain Phoenix ai cori e Robbie Allen a cori e chitarra aggiuntiva - risalirono sul palco. Flea imbracciò il suo basso, iniziò a suonarlo ma immediatamente lo sfasciò sbattendolo sul palco. Terminata la parentesi alla Who, la band riparò per la seconda volta dietro le quinte in pochi minuti. Le luci del Forum si accesero, e - a quel punto - scoppiò il vero casino.

Davanti a una security che stava iniziando  a far defluire la platea il pubblico si imbufalì, dando vita a una vera e propria sommossa: mentre la backline iniziava a venire smantellata dai tecnici, Kiedis tornò sul palco - sempre con la luci del palazzetto accese - a invitare il pubblico alla calma. Gli altri del gruppo lo seguirono, producendosi prima in un set piuttosto sgangherato - furono accennate "Deep Kick" e la cover di "Suffragette City" di David Bowie - poi nella semi-distruzione degli strumenti presenti sul palco. A dare il meglio, tuttavia, furono Rain Phoenix, Flea a Moby. La prima, apparentemente non lucidissima, tentò maldestramente uno stage diving, rovinando clamorosamente sulle transenne poste di fronte al palco. Gli altri due, completamente nudi, iniziarono prima a saltellare sul palco, per poi concludere la loro performance naturista sventolando i propri genitali l'uno contro quelli dell'altro. Il concerto fu effettivamente breve, ma non si ebbe notizia di lamentele.

Segui Rockol su Instagram per non perderti le notizie più importanti!
Scheda artista Tour&Concerti Testi
La fotografia dell'articolo è pubblicata non integralmente. Link all'immagine originale
16 giu
Scopri tutte le date

© 2020 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche, agenti di artisti e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, in generale, quelle libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.