U2, Bono: ‘La prima cosa di cui ho scritto è stata la morte’

Nel 1980 usciva “Boy”, il debutto discografico degli U2, un album “davvero allegro, considerando l’argomento”.

U2, Bono: ‘La prima cosa di cui ho scritto è stata la morte’

Nelle scorse settimane gli U2 hanno autorizzato la cover di uno dei brani più amati della formazione irlandese, “Beautiful Day” ("All That You Can't Leave Behind"), realizzata da un cast messo insieme dal “Dear Class of 2020” e capitanato dal frontman dei Coldplay Chris Martin. Al suo fianco hanno fatto propria la hit di Bono e soci artisti come Camila Cabello, la sorella minore di Miley Cyrus, Noah, Tove Lo, Ty Dolla $ign e altri. La canzone è tra le più ottimiste del repertorio del gruppo di “Sunday Bloody Sunday”, al punto che The Edge ha voluto aggiungere una parte di chitarra che portasse “un tocco di pessimismo” al pezzo, racconta la band nell’autobiografia curata dal giornalista musicale Neil McCormick “U2 by U2” pubblicata nel 2005. Specie all’inizio della loro carriera, in effetti, gli U2 erano tutt’altro che positivi, considerando che i testi di Bono, al secolo Paul David Hewson, traevano spunto in primo luogo dalle esperienze del cantante, che nel 2005, intervistato da Michka Assayas, raccontava: “La prima cosa di cui ho scritto è stata la morte”. Nel 1974, a quattordici anni, la voce di “New Year’s Day”, ha perso sua madre, venuta a mancare dopo essere tornata dal funerale di suo padre. Spiega Bono nell’intervista di Assayas contenuta in “Bono On Bono”, edito nella versione italiana da Sperling & Kupfer Editori:

Credo che la nascita della mia creatività risalga a quando mi crollò il mondo addosso, a quattordici anni. Non voglio esagerare, tanti hanno dovuto risalire chine molto più ripide. Non è il Dalai Lama che ha detto: “Se vuoi meditare sulla vita, comincia dalla morte”? Niente ragazze, auto, sesso e droga. La prima cosa di cui ho scritto è stata la morte. Che buono a nulla! In realtà “Boy”, il nostro primo album, è davvero allegro, considerando l’argomento.

Argomento che, prosegue ancora il cantante, “ha a che fare con la fine dell’innocenza”. Una tematica che ancora oggi accompagna gli U2, che alla questione hanno dedicato i loro più recenti capitoli discografici, la coppia “Songs of Innocence” del 2014 e “Songs of Experience” del 2017. E che stava anche al centro, ad esempio, dell’undicesimo album della band, “How to Dismantle an Atomic Bomb” (2004). Riprendendo le parole consegnate da Bono ad Assayas potremmo dire che la differenza sta nel fatto che “nel primo album la assaporavamo, non la ricordavamo”, come accade invece nei dischi più maturi. “In quel periodo tutti facevano finta di sapere. Noi festeggiavamo la nostra assenza di conoscenza del mondo. Mi pareva che nessuno avesse scritto quella storia. Nessuno era abbastanza crudo”, racconta l’artista, proseguendo:

È raro che il rock’n’roll sia crudo in senso emotivo. Può essere sensuale. Può essere violento e pieno di bile. Può sembrare che esorcizzi i demoni, ma non lo fa realmente, in genere li tiene in vita. La tenerezza, la spiritualità, le vere domande che popolano la mente delle persone vengono affrontate di rado. C’era un grande atteggiarsi e mettersi in posa.

Conclude infine Bono:

Con quel primo disco volevo essere quel bambino, scrivere dell’innocenza quando sta per essere guastata. Il rock’n’roll non aveva mai affrontato l’argomento dell’innocenza e della sua perdita, ad di fuori dell’amore, ecco tutto.

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