Com’è nata la più famosa fotografia di Jim Morrison

Lo scatto è di Joel Brodsky ma la riuscita della foto è dovuta anche a quanto accaduto il giorno prima durante lo shooting di Gloria Stevers nel suo appartamento dell’East Side newyorkese.

Com’è nata la più famosa fotografia di Jim Morrison

Impossibile non conoscere quella fotografia, senza la quale forse a chi non ha avuto modo di incontrare di persona di cantante dei Doors il mondo oscuro dietro a Jim Morrison non sarebbe arrivato con tanta efficacia visiva. Petto nudo, una collana di perline che gli cade sul petto, capelli arruffati in una nera chioma selvaggia, le braccia aperte, le costole in evidenza e quel broncio che ogni fotografo sognerebbe di immortalare. Lo scatto è del 1967 ed è di Joel Brodsky. È una, la più famosa e la più riuscita, delle tante foto di un set che è stato affidato al fotografo della Elektra: sebbene il titolo originale dello scatto sia “The American Poet” (“Il poeta americano”) esso è più noto come “Young Lion” (Il giovane leone).

Il merito della fotografia è certamente di Brodsky ma già il giorno prima il cantante dei Doors si era sottoposto a uno shooting che ha contribuito non poco all’aspetto che Morrison ha sfoggiato nello studio del fotografo dell’etichetta. Il giorno precedente la voce di “Strange Days” si trovava infatti nell’appartamento dell’East Side newyorkese di Gloria Stevers, che lavorava per “16”. Si legge nella biografia di Jim Morrison di Jerry Hopkins e Danny Sugerman “Nessuno uscirà vivo di qui” (Kaos Edizioni):

Gli altri Doors se ne erano andati. Jim cominciò a girare furtivo per il grande appartamento, sbirciando nei cassetti, aprendo gli armadi, e tirandone fuori gioielli e cappotti. Gloria lo seguiva, guardandolo attentamente. Lui andò a uno specchio e si rassettò i capelli, lasciandoli in un preciso disordine. Quando Gloria fece per pettinarglieli, lui la investì: “Tieni lontano da me quel pettine!”. Lei tornò al suo silenzioso ruolo di fotografa. Jim indossò il trequarti di pelliccia di Gloria sopra la camicia indiana ricamata, si mise in piedi contro il muro con le mani incrociate sull’inguine, divaricando le gambe fasciate di pelle. Quando la macchina fotografica cominciò a scattare, lui la guardò con gli occhi semichiusi. Poi si tolse pelliccia e camicia e indossò le collane di Gloria.

Celebri sono diventate le parole che Gloria ha detto a Jim Morrison perché il cantante consegnasse il meglio di sé alla macchina fotografica della Stevers:

Voglio che tu guardi la macchina, non me. Immagina che l’obiettivo sia quello che vuoi tu – una donna che vuoi conquistare, un uomo che vuoi uccidere, una madre che vuoi sconvolgere, un ragazzo che vuoi sedurre, quello che vuoi. Ricordatelo.

È con una delle collane della fotografa che il leader della band losangelina è arrivato il giorno successivo, accompagnato dalla sua band, nello studio di Joel Brodsky. Il cantante, si legge sempre in “Nessuno uscirà vivo di qui”, “cominciò a bere, tracannando il whisky fra una posa e l’altra: rovesciava la testa all’indietro per indurire i muscoli da stallone del collo, imitando il broncio di Mick Jagger, quindi atteggiava le labbra in un sogghigno elvisiano, ringhiando, sputando, sibilando, tirando fuori la lingua. Senza un sorriso. Senza una risata”. Così invece lo stesso Brodsky ricorda quel set:

La maggior parte dei gruppi, quando li fotografi in studio, si sfottono l’un l’altro, tentando di farsi reciprocamente coraggio. I Doors non facevano mai niente del genere. Erano sempre seri in tutto quello che facevano.

Conclude infine Joel Brodsky:

E Jim era il più serio dei quattro.

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