I Rolling Stones possono davvero impedire a Donald Trump di usare le loro canzoni?

L'iniziativa della band di Mick Jagger e Keith Richards è sospesa in un limbo legislativo

I Rolling Stones possono davvero impedire a Donald Trump di usare le loro canzoni?

Neil Young, REM, Rihanna, Tom Petty, Panic! At the Disco, Elton John, Guns N’ Roses, Queen, e - buoni ultimi - i Village People: questi sono solo alcuni degli artisti che, dalla discesa di Donald Trump in politica, hanno cercato di proibire all'attuale inquilino della Casa Bianca l'utilizzo di proprie composizioni per le sue apparizioni in pubblico. Il tema è tornato prepotentemente d'attualità nei giorni scorsi in seguito a una diffida, inviata dai Rolling Stones ai responsabili della comunicazione del presidente in carica degli Stati Uniti, affinché il magnate prestato alla politica cessi di diffondere "You Can't Always Get What You Want" (brano pubblicato originariamente dalla band di Mick Jagger e Keith Richards all'interno dell'album del 1969 "Let It Bleed") in occasione dei suoi comizi. Ma lo strumento legale del "cease and desist" è effettivamente efficace per raggiungere lo scopo.

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Il giornalista canadese esperto di industria musicale Alan Cross ha fatto notare come dal punto di vista legale, allo stato attuale delle cose, non esistano via praticabili per vietare a qualcuno di utilizzare opere musicali riproducibili in pubblico, almeno in contesti come quelli frequentati dal tycoon. Nella fattispecie, i comizi di Trump sono ospitati solitamente da arene e palazzetti, che, negli USA, pagano una licenza annuale sui diritti d'autore per sfruttare all'interno delle strutture opere registrate presso le collecting operanti sul mercato d'oltreoceano - ASCAP, BMI e SESAC: questo accordo permette ai titolari dei contratti di sfruttare le musiche nell'ambito dell'attività commerciale quotidiana, a prescindere da chi sia l'affitturario dello spazio. Le disposizioni di legge attuali, quindi, non permettono agli autori e ai titolari dei diritti di impedire lo sfruttamento delle proprie opere creative, perché lo stesso è commercialmente coperto da accordi di licenza pre-sanciti.

Tuttavia lo staff dei Rolling Stones si starebbe adoperando per aprire nuovi scenari legali che potrebbero, una volta approvati, permettere di escludere un catalogo di proprietà dall'esecuzione pubblica in determinati contesti. La veterana band britannica starebbe lavorando con la BMI - la Broadcast Music Incorporated - per attivare un nuovo tipo di licenza destinata a entità politiche: questo nuovo strumento permetterebbe ai titolari dei diritti di preapprovare l'utilizzo di determinate canzoni in occasione di comizi o manifestazioni affini.

Anche perché, come riferito dal direttore di BMI Jodie Thomas a Variety, "La licenza destinata a entità politiche di BMI è stata messa a punto circa dieci anni fa per coprire campagne politiche, perché molti eventi di questo tipo si svolgono spesso in luoghi che in genere non richiedono una licenza musicale, come hangar di aeroporti o spazi all'aperto". La campagna di Trump, tuttavia, si svolge in luoghi già coperti da accordi di licenza. Thomas, tuttavia, ha lasciato aperto uno spiraglio che potrebbe dare speranza a chi - come gli Stones e molti altri - vorrebbe avere più controllo sull'utilizzo delle proprie opere: "Esiste una disposizione che consente a BMI di escludere le opere musicali dalla licenza, se un autore o un editore si oppone al loro utilizzo all'interno di una campagna. BMI ha ricevuto tale obiezione e ha inviato una lettera in cui comunicava ai responsabili della campagna di Trump che le opere dei Rolling Stones sono state rimosse dalla licenza, informandoli che qualsiasi uso futuro di queste composizioni musicali violerà il suo accordo di licenza con BMI".

Se il gruppo di "(I Can't Get No) Satisfaction" dovesse tenere il punto e passare dalle diffide alle cause legali - nel caso, ovviamente, Trump si ostini a utilizzare le loro canzoni - gli eventuali risvolti legali sarebbero tutti ancora da definire: per la struttura normativa attualmente vigente, infatti, oggetto della causa potrebbe non essere - come sarebbe logico pensare - lo stesso presidente USA o il suo entourage, ma bensì i gestori dello spazio presso il quale ha avuto luogo l'infrazione.

Anche per quanto riguarda l'assetto legislativo italiano, il nodo è rappresentato dalla differenza tra la sincronizzazione (ovvero la musica associata a un video, i diritti per la quale non sono intermediati dalle società di diritto d'autore), e la musica d'ambiente, come quella usata da Trump come sottofondo in occasione delle sue apparizioni pubbliche. Nel caso un politico sia titolare di una licenza di diffusione - riferita a una determinata venue - di un repertorio licenziato da una determinata collecting, il titolare del diritto d'autore non può impedire al politico di utilizzare la propria canzone, perché - appunto - la licenza è già stata pagata. Viceversa, in caso di sincronizzazione - cioè di utilizzo di una precisa opera in associazione a immagini - l'editore dell'opera ha la possibilità di inibire l'utilizzo dell'opera stessa negando la licenza.

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