USA, la proposta: ''Imagine' di John Lennon diventi inno nazionale'

'L'autore di 'The Star-Spangled Banner' fu possessore di schiavi e suprematista bianco'

USA, la proposta: ''Imagine' di John Lennon diventi inno nazionale'

E se "Imagine", il celebrerrimo brano pubblicato dall'ex Beatle John Lennon nel 1971, diventasse il nuovo inno nazionale americano? La provocazione è stata lanciata da diversi attivisti per i diritti civili e raccolta dal critico Wren Graves dalle pagine della testata online Consequence of Sound. Secondo gli attivisti - e come osservato dal giornalista, "The Star-Spangled Banner" - l'inno degli USA scritto nel 1814 da Francis Scott Key, sarebbe fortemente inadeguato al momento storico che gli Stati Uniti stanno vivendo da qualche settimana a questa parte.

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Il problema sarebbe proprio l'autore dell'inno riletto anche da Jimi Hendrix nel suo leggendario set al festival di Woodstock nel 1969, Key, e il suo lavoro in qualità di paroliere. Citando come fonti i lavori dello storico Jason Johnson e del giornalista Kevin Powell, Graves osserva come Key non solo fosse un possessore di schiavi, ma anche un convinto razzista e suprematista bianco. Le sue convinzioni non sarebbero confinate tra le pagine della storia, ma sarebbero letteralmente sulla bocca di tutti gli americani all'inizio di ogni evento sportivo e occasione ufficiale: nella terza strofa del testo Key farebbe riferimento a una "banda" di "mercenari e schiavi" il cui "sangue ha cancellato la contaminazione delle loro sporche impronte". Secondo l'interpretazione di Johnson, il riferimento sarebbe alla popolazione afroamericana liberata dall'esercito inglese per combattere a favore delle truppe britanniche durante la guerra anglo-americana scoppiata nel 1812.

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Per questi motivi, e alla luce dei movimenti contro la discriminazione che stanno avendo profondo impatto in seguito alla morte di George Floyd sull'opinione pubblica americana, "The Star-Spangled Banner" non sarebbe più adatto a rappresentare - secondo Graves - lo spirito degli Stati Uniti d'America. Di qui, la proposta del critico, che pure ammette come l'"opzione Lennon" non sia scevra da controversie: "Sembra improbabile che l'intera America si riunisca sotto le parole di un artista britannico che ha aiutato a sperimentare l'uso dell'LSD", osserva Graves, ricordando le violenze compiute da Lennon ai danni della prima moglie Cynthia Powell, ammesse dallo stesso artista nel brano "Getting Better" ("I used to be cruel to my woman...").

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Meno male che Wren Graves sembra essere consapevole dell'improbabilità che la sua proposta venga anche solo presa in considerazione - le erinni del metoo scatenerebbero l'inferno, contro il Lennon maschilista e violento ("preferirei vederti morta che con un altro uomo" scriveva e cantava in "Run for your life"). Ma l'idiozia della proposta - ennesimo atto dell'assurdo movimento di revisionismo storico in atto negli Stati Uniti e non solo - sta soprattutto nel fatto che "Imagine" è già l'inno di un'altra nazione, come ricordavo tempo fa qui su Rockol

Bisognerebbe rileggerlo, il testo di “Imagine”, ma sembra che dal 1971 a oggi l’abbiano fatto in pochi. E se l’hanno fatto non l’hanno capito. D’altra parte, è stata cantata persino davanti al Papa (e quel verso “Nothing to kill or die for / And non religion too”, chissà come l’ha preso…). “Imagine” non è una canzone pacifista, è una canzone utopista, o meglio “nutopista” (“Nutopia” è l’immaginaria patria del sognatore Lennon, quella il cui inno nazionale sono tre secondi di silenzio: il “Nutopian International Anthem” è l’ultima traccia di “Mind Games”, 1973). Eppure continua ad essere suonata e cantata a sproposito, da gente che non ne capisce il significato.

Sono tempi bizzarri, questi che stiamo vivendo. O, come direbbe Crozza nella sua imitazione televisiva di Briatore, "Questi son gente matti, bla bla bla"...

(Franco Zanetti)

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