Timoria: "Speedball 2020"; 25 anni dopo. Uno scritto di Federico Scarioni

Abbiamo chiesto allo scrittore Federico Scarioni un contributo sull'album dei Timoria

Timoria: "Speedball 2020"; 25 anni dopo. Uno scritto di Federico Scarioni

Nelle tracce di "2020 SpeedBall"

31 ottobre 1993, notte di Halloween, Los Angeles, Sunset Boulevard, marciapiede. C’è un uomo steso a terra sotto il tendone d’ingresso di un locale notturno, il Viper Room. Quell’uomo ha occhi penetranti e tormentati, angelo di ghiaccio. Aveva, più che ha, perché ora i suoi occhi sono riversi all’indietro. 1 novembre, autopsia: overdose di speedball. 
Che cos’è la Speedball? Un mix di cocaina ed eroina. La combinazione tra una droga che stimola il battito cardiaco e una, che invece, lo rallenta.
Ed è con un omaggio virtuale a River Phoenix, nell’Intro, che si apre il quinto album  dei Timoria: "2020 Speedball".
Chi sta battendo i tasti per queste parole gli anni ’90 li ha solo sfiorati, e ha vissuto nei più noiosi ’00. Dei ’90 rimangono solo le sfumature dei colori, delle sensazioni, dei suoni e, appunto, dei dischi. I ’90 nella musica me li immagino come anni dicotomici, mischiati tra schizofrenia e immaginazione, psicosi e spiritualità, ipertensione e poesia.  
Ed è su queste traiettorie e linee incidenti che prende corpo "2020 Speedball" dei Timoria.
Parto dal cuore, ovvero dalla canzone che a mio parere è una tra le più alte prove autoriali di Pedrini: "Senza far rumore", traccia 4. Il “Maestro” Enrico Ghedi me ne parla proprio in "Cane sciolto". 
La casa produttrice aveva spostato, oggi per domani, le riprese del video della canzone da una sede di Roma a una sede milanese. Nel frattempo però Omar aveva organizzato una festa con alcuni amici romani (R.I.P. Fabbione, portato via dal Covid-19) e non voleva deluderli con la sua assenza. Festa notturna fatta, folle corsa in autostrada per essere negli studi di Milano alle 8 in punto e partire con le riprese video. Auto “parcheggiata” direttamente nella hall dell’Hotel Gallia, “dormita” di 30 minuti. Omar che si alza e, imbestialito dal cambiamento deciso dalla casa di produzione, azzanna i suoi capelli riducendo a metà la sua folta chioma. “Omar, cos’hai combinato!?” gli fanno i produttori, quando lo vedono arrivare senza mezzi capelli, neri dalla rabbia e sul piede di guerra pronti ad annullare il video. E lui che risponde: “Se voi cambiate le cose da un giorno all’altro, anch’io posso cambiare dall’oggi al domani … non sono più io, l’uomo di un’ora fa”. La questione si chiude lì e oggi abbiamo in dono anche un bellissimo video, a far cornice della canzone, dove potrete intravedere la capigliatura di Omar in doppio stile. Aneddoti del Rock’n Roll. Quasi dimenticavo, la scena da film con l’auto parcheggiata nella hall dell’hotel è a cura del Satiro, quello di “Ocio ai palet” di "Viaggio senza vento", che nel video di "Senza far rumore" recita oltretutto il ruolo del violinista.
E c’è forse ancora il Satiro alla guida di un’altra auto, che a sua volta ispirerà una canzone: "Duna Connection", traccia 9. La leggenda narra di metà dei Timoria più amici che vengono blindati dalla polizia all’uscita dell’autostrada. Ci trovano di tutto, su quella Fiat Duna verde. Risultato: caserma e concerto posticipato. 
Del resto sono cose che succedono, nel rock, soprattutto negli anni ’90 . “Il rock è sempre in ritardo” mi disse una volta il manager Andrea Dulio. 
Ritardi, notti pazze, donne. In piena promozione di "2020 SpeedBall" Red Ronnie spedisce Omar Pedrini ed Enrico Ghedi sul tourbus dei Motörhead, con lo scopo di accompagnarli da Bologna a Milano per un concerto all’Alcatraz e nel frattempo fargli un’intervista on the road. Lemmy Kilmister, gran maestro di cerimonia, padrone di casa del tourbus, si mostra ospitale coi due Timoria invitandoli a rilassarsi e di scegliere un film. Omar ed Enrico sono due patiti di cinema e quindi accettano volentieri l’invito. Lemmy fa segno verso un armadio e loro lo aprono: sono tutti film porno. Rock’n roll baby! Il viaggio psichedelico prosegue con whiskey, birra, ecc. ecc. D’altronde, “Sai chi è Dio per un rocker?” mi chiese Omar in uno dei nostri viaggi: “Lemmy!”.
E per i rocker italiani, Dio, chi è? Beh, molto probabilmente sarà Pino Scotto. Ed è proprio Pino che mi ha raccontato degli anni “strong rock” milanesi, quando ci si ritrovava tutti al Rock Planet. Pino mi ha spiegato che "Fare i duri costa caro", traccia 16, nasce proprio nel tempio rock di Davidone, che oggi ha cambiato nome e si chiama Rock’n’Roll.
Il soprannome “Il Maestro” di Enrico Ghedi nasce proprio lì. Enrico che sale su un vaso all’ingresso del Rock Planet e fa un comizio oratorio in stile medievale, alla stregua delle urla dei predicatori di Dio nelle piazze. Il maestro declama versi delle poesie di Dino Compagni, uno scrittore del ‘300, con voce aliena: “Levatevi o cittadini malvagi e pieni di scampoli e pigliate lo ferro e lo fuoco”. Tutti i metallari e i rocker lo venerano e il Maestro prosegue “inginocchiatevi, siamo formicule”: applausi. Questi versi sono poi finiti nell’intro live di Mi manca l’aria, traccia 11. Lo stesso esperimento il Maestro e Omar lo hanno ripetuto in una discoteca, impossessandosi del banco del deejay che passa musica dance. Microfono al Maestro, versi poetici con voce rauca, risultato: crossover rock dance in discoteca. Ed è da questa ennesima pazzia, dalla complicità della parte dionisiaca dei Timoria (Enrico e Omar appunto), che nasce "Dancin’ Queen", traccia 6.
Conosco Omar bene, ormai, ci ho vissuto in simbiosi per quasi due anni prima di scrivere la sua biografia. Non ne abbiamo mai parlato, ma me lo immagino scrivere e progettare "2020 SpeedBall" in una specie di stato di trance ipnotico, tra la visione e l’essenza. E ci vuole una certa stoffa artistica per immaginare il 2020 così, pieno di smog, mascherine, chiusi nelle proprie stanze, pensando di partire alla ricerca di un altro pianeta per respirare, a bordo di un’ "Europa 3", traccia 10. Una profezia reale, alla luce del Covid-19. 
Omar scrive "2020 SpeedBall" tra il 1993 e il 1994, a 27 anni, immaginando il mondo del futuro, quando l’amato figlio Pablo ne avrà lui, 27, di anni, nel 2020. E Pablo emerge anche nell’urlo di "Via Padana Superiore", traccia 12, che a me ogni volta che la sento toglie il fiato. Forse perché è un pezzo incredibilmente poetico, o forse perché Omar mi ha confidato come è nata quella canzone. Il nome è quello della via dove abitava con Chicca, grande amore, e il loro figlio Pablo. Le liti con Chicca si facevano sempre più frequenti, lei gli aveva già preannunciato che lo avrebbe lasciato. Omar stava scrivendo il seguito di “Viaggio senza vento” e la Polydor si aspettava molto da lui. Ma nella disperazione di quei giorni non riusciva a scrivere nulla. Quando mi raccontò quella vicenda ricordo un Omar pensieroso con un ricordo limpido di quel giorno, e preferisco lasciare a lui la parola:

“C’era la nebbia e la pioggerellina. Lei e Pablo dormivano e io li guardavo, Chicca sembrava sorridere nel sonno, e forse era davvero felice solo quando dormiva. Guardavo fuori dalla finestra e vedevo le auto passare. Il tempo con lei era finito, tutto scorreva velocemente. Non riuscivo a dire più nulla, neanche a scrivere. Ho preso la chitarra e di getto ho scritto una canzone sulla crisi di non riuscire a scrivere una canzone. Qualcosa dentro di me bruciava, avevo un fuoco, ma non riuscivo a esprimerlo."

Quando Omar finì il suo racconto, me lo immaginai nel tormento e nella dolcezza di quei momenti, con il fuoco dell’arte ardere nelle vene. 
Nasce così un album dicotomico, bilanciato tra la durezza dei suoni e la dolcezza poetica dei testi. Un disco che contiene tanta rabbia, una sorta di testamento per le future generazioni, ma anche molta poesia. Un album diretto, immediato, ma che racchiude una profondità di visione distopica mai così attuale. Alternarsi di emozioni, durezza e poeticità, liriche e metallo: ecco che cosa vedo in "2020 SpeedBall".
"Brain Machine", traccia 3, che esplode nei "Week End" di sana follia, traccia 8, per poi riemergere nella ricerca di spiritualità e nelle visioni di "Sudamerica", "Guru" e "Boccadoro", tracce 7-14-15. 
E Adriano Zappa, lo storico tecnico delle luci, mi ha raccontato esaltato dell’utilizzo delle luci stroboscopiche in pezzi schizzati come Week End, bilanciati invece da sfumature tenui bianche e verdi per brani come "Boccadoro". 
E qui esce tutta l’attenzione della band per i dettagli, dai suoni, alle luci nei live. Ma anche per le contaminazioni con le altri arti. La fotografia, ad esempio. La copertina del disco è egregiamente firmata dalla foto di Mauro McKinney. Una siringa ficcata in un limone su uno sfondo psichedelico. Sono i Timoria che vogliono anche dare dei messaggi, mettendoci sopra l’adesivo “TIMO CONTRO L’ERO” e provare, con la musica, a salvare una generazione di amici che si stava perdendo. 
"Sudamerica" è contaminata invece dalla poesia, dalla politica, dalle passioni in comune con l’amico Andrea Perrone. 
Poi c’è il teatro, con il mimo Fioremimoattoredabergamoconardore che varca i palchi dei tour sold out di tutta Italia alternando i costumi di scena: la camicia di forza in "Brain Machine" e la maschera a gas con finta mitragliatrice in "Mi manca l’aria", traccia 11. Mitragliatrice che, nel corso di un’altra notte rock, il mimo ha la malaugurata idea di utilizzare, fingendo una sparatoria contro i Timoria al di fuori della vetrina di un ristorante. Peccato che siamo in Sicilia nel pieno di una guerra tra clan. Risultato: lascio a voi l’immaginazione.  
E poi non dimentichiamoci del suono, in particolare di Max (Lupin) Lepore (già all’opera su "Viaggio senza vento"), che sa far suonare i dischi, eccome se li fa suonare! Il taglio dei Soundgarden si sente forte, anche se mi confidò che all’epoca quel suono grunge era già in una fase calante e stava emergendo un movimento più metallaro. 
Un ultimo aneddoto, inedito. In quegli anni Omar Pedrini e Chris Cornell si incontrano, e Chris chiede a Omar di fargli da guida a Milano. Il ricordo che Omar ha di Chris è quello di un uomo fragile, quasi timoroso, che si trascina silenzioso tra i reticoli dei Navigli per esaltarsi solamente alla vista di un negozio di snowboard. Omar scorge la sua gioia negli occhi, entra nel negozio, compra un paio di guantoni, glieli regala e strappa a Chris un indimenticabile sorriso. Black hole sun, men!

(questo scritto è dedicato ad Adel Bem Romdhane, portato via dal Covid-19 in Lombardia, in una terra che non era la sua, che possa perdonare questi luoghi.)

Federico Scarioni, 2020.

Federico Scarioni è l’autore di “Cane sciolto”, la biografia di Omar Pedrini pubblicata nel 2017 da Chinaski Edizioni. 

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