Timoria: "Speedball 2020"; 25 anni dopo. Il primo articolo sul disco (1995)

Pubblicato sul "Il Giornale di Brescia" il 25 marzo 1995, firmato da Maurizio Matteotti

Timoria: "Speedball 2020"; 25 anni dopo. Il primo articolo sul disco (1995)

Grazie alla gentilezza del collega Maurizio Matteotti di "Il Giornale di Brescia" vi riproponiamo, per sua cortese concessione, il primo articolo uscito su "Speedball 2020", che egli scrisse poco prima che il disco venisse pubblicato.

 

Lunedì esce il quinto album della band bresciana, ambientato nel futuro: un'altra prova convincente

Timoria: "Un poeta ci salverà"

"2020", contro le droghe tecnologiche

Un poeta ci salverà. Dalle droghe tecnologiche, dal paradosso dell’alienazione nel villaggio globale.
Lunedì uscirà «2020»,quinto album dei Timoria. Il precedente - "Viaggio senza vento" - è a 3.000 copie dal traguardo delle 50 mila vendute e, quindi, dal primo disco d’oro per la band ("Ho già piantato il chiodo nel muro per appenderlo") scherza Omar Pedrini, chitarrista e principale autore dei pezzi).
Copie guadagnate una per una (con, anche, 90 spettacoli dal vivo), visto che quel viaggio era cominciato nel disinteresse, o quasi, della stampa non locale. Stampa che stavolta non si farà trovare impreparata: ("Abbiamo avuto più richieste di interviste in quest’ultima settimana" - riferisce il batterista Diego Galeri - "che in tutto l’anno e mezzo di spinta del lavoro precedente").
C’è attesa, dunque. Non andrà delusa. L’album conferma lo spessore artistico e la raggiunta maturità dei Timoria, senza che sia andata perduta quella loro voglia di divertirsi e di sperimentare che rasenta l’incoscienza.
E "2020" nulla concede ai calcoli di mercato. Per certi versi, è cresciuto a dispetto delle intenzioni. Ch’erano quelle di non scrivere un altro "concept album". Invece, le 18 tracce che lo compongono - alcune di pochi secondi, altre molto articolate - disegnano un quadro unitario. Il titolo introduce ad un futuro non troppo lontano, "in cui" - spiega Pedrini - "si presume che molti di noi si troveranno a vivere". L’anno è stato individuato in modo abbastanza casuale, ma a posteriori ci siamo accorti che ha forte valenza simbolica: è quello in cui era stato ambientato ‘Biade Runner’; studiosi americani l‘hanno indicato come spartiacque verso una seconda era economica; e sarà anche quello - aggiunge Omar - "in cui mio figlio avrà l’età, 27 anni, che ho io adesso".

Il disco ha anche un sottotitolo, "Speedball": "Come la pallina del flipper, per indicare l'uomo sbatacchiato tra campanellini, buche, mille trappole. Ma anche come la sostanza
stupefacente che ha ucciso Chet Baker e John Belushi. "2020 (Speedball)" è, allora, un grido d’allarme contro le droghe del domani: quando, forse, "i tossici si ‘faranno” con le macchine e non con la siringa, se ne staranno rinchiusi in casa, isolati dagli altri, a nutrirsi di droghe
virtuali". Naturalmente, aggiunge Pedrini, "mi auguro che non sarà così. Ma è proprio per questo che i toni sono enfatizzati, per colpire la sensibilità della gente: voglio provocare una certa reazione".

Ed un pugno allo stomaco sarà anche il video del primo singolo, la title-track, girato ieri e l’altro ieri a Milano e in circuito tra pochi giorni.

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Alla tecnologia, i "Timoria" contrappongono l’infanzia, l’amicizia, il... vino ("Un buon bicchiere ti fa guardare negli occhi e parlare: quello che oggi non si fa più"). E la poesia. ("I poeti sono come i bambini: puri e fragili. E lo possiamo essere tutti: ma dobbiamo crederci. A salvare
l'umanità non sarà né un politico né un generale, ma un poeta. 'Armato'; nel senso di militante, consapevole. Come Ippolito Nievo, che morì con i Mille...").
"Mi rendo conto" - prosegue Pedrini - "che verremo tacciati di conservatorismo. Ma è lo stesso Christian Huitema, direttore di Internet Architecture America, ad invitarci a fare in modo che le macchine diventino uno strumento per lavorare e per crescere, non una droga. E se lo dice lui...".
Musicalmente, "2020" - prodotto ancora da Angelo Carrara ("Ci ha protetto da ogni incursione") - è insieme la continuità ed il rovesciamento di "Viaggio senza vento". Là si era cercato di condurre ad unità le mille influenze di un crossover spinto, qui le fonti di ispirazione (pur negli arditi giochi ad incastri) sono libere di scorrere: il trash è trash (magari - come in
"Dancing Queen" - su percussioni techno, una spruzzata rap di Carlo Alberto Pellegrini, un ritornello che omaggia gli ABBA e le percussioni orientali dell’ospite Federico Sanesi), Santana è Santana ("Duna connection"), l’India è India ("Guru" con l’illustre Debi Prasad Gosh al sarod, sitar in metallo). Merito, anche, dell’allargamento dei contributi vocali: il Francesco Renga solista è sempre meno... solo, con un Enrico Ghedi da death metal ("Mi manca l’aria") e Galeri alle urla giapponesi ("Brain machine"). E le altre parti da scoprire in concerto.
Intanto, "2020" è proprio da ascoltare; e, per apprezzarlo appieno, riascoltare.


Maurizio Matteotti
 

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