Timoria: Enrico Ghedi racconta 'Speedball 2020', 25 anni dopo

Le session per il quinto album della band raccontate dal punto di vista del tastierista
Timoria: Enrico Ghedi racconta 'Speedball 2020', 25 anni dopo
Credits: Rockol

In occasione del venticinquesimo anniversario della pubblicazione di "2020 Speedball", il quinto album di inediti in studio dei Timoria uscito nel 1995, Rockol ha contattato tutti gli elementi della band per farsi raccontare le session di lavorazione del disco di "Brain Machine" ed "Europa 3". Ecco la testimonianza di Enrico Ghedi:

"Come fonti di ispirazione, alle tastiere, posso citare Keith Emerson e Richard Wright, e anche la musica classica. Non i Faith No More, che pure ai tempi di '2020 Speedball' erano uno dei miei gruppi preferiti. In molti hanno rintracciato delle somiglianze tra il modo che avevo di orchestrare gli archi e quello di Roddy Bottum [il tastierista dei Faith No More], ed è vero, ma non perché mi fossi ispirato a lui. I Timoria assomigliavano molto ai Faith No More per una questione di atteggiamento: eravamo entrambi molto trasversali, con un approccio molto simile. Passavamo in un attimo dal metal al funk. Pensate alle urla di 'Brain Machine': sono molto simili alle sperimentazioni di Mike Patton. Ma niente è stato copiato: era l'approccio che ci accomunava".

"Non volevamo fare musica pop. Da 'Viaggio senza vento' in poi nessun discografico si è mai più permesso di dirci cosa dovevamo fare. L'atmosfera durante le session di '2020 Speedball' era favolosa: c'era una serenità incredibile, era tutto bellissimo. Eravamo sui Navigli, a Milano, stavamo sempre insieme. E' da 'Eta Beta' in poi che sono iniziati i problemi: noi volevamo fare dischi più sperimentali, mentre Francesco [Renga] aveva già preso la sua strada".

"Nel periodo di lavorazione di '2020 Speedball' Angelo Carrara stava bene, e la sua presenza era forte. Ci aveva preso ai tempi di 'Storie per vivere', e sapevamo che essere nelle sue mani significava stare in quelle del numero uno. Lui sapeva che da noi poteva avere qualcosa da fuoriclasse. Prima di lavorare a '2020 Speedball' eravamo già numeri uno del rock, ma non ci siamo accontentati del successo di 'Viaggio senza vento'. Abbiamo voluto andare oltre. Così è uscito questo album, che nemmeno ai metallari più estremi poteva fare storcere il naso. C'erano le canzoni che piacevano alle ragazzine e quelle sperimentali. C'era di tutto".

"In studio il clima era meraviglioso. Con Le Vibrazioni ci siamo conosciuti lì. Venivano a trovarci, portandoci vino e salame. Ricordo che Francesco [Sarcina] rimase stupito, sentendo quello che stavamo registrando, che una major [la PolyGram] ci permettesse di pubblicare un disco del genere. Poi c'era Morgan, che all'epoca aveva ancora i capelli lunghi: me lo ricordo come un ragazzo molto intelligente, curioso, con una grande capacità di ascoltare. Eravamo una grande famiglia, insomma, e tutte le sere c'erano ospiti. Il nostro tecnico del suono, Max Lepore, era il classico professionista, molto preciso e ordinato, e noi Timoria gli abbiamo trasformato lo studio in un bordello. Lui aveva sette paia di pantaloni, sette camice e sette giacche tutte uguali, e ogni giorno veniva in studio vestito allo stesso modo, ma sempre con abiti puliti: da maniaco della pulizia, alla fine si è abituato a noi. Rideva, ci diceva 'so come siete fatti', e poi chiamava la donna delle pulizie, che faceva venire tutte le sere dopo che avevamo finito di lavorare. Ricordo ancora il suo sguardo sconsolato, quando vedeva lo studio dopo il nostro passaggio. Era un casino tremendo, dove - a volte - era facile sorprendere me e Omar [Pedrini] nel retro, in mutande, a guardare videocassette di film di Wenders o Cronenberg. Le sere uscivamo e andavamo al centro culturale indiano di Milano che frequentava anche Gabriele Salvatores, dove si esibivano artisti indiani di altissimo livello. Debi Prasad Gosh [che ha suonato la parte di sarod in "Guru"] l'abbiamo conosciuto lì, per caso. Dopo averlo sentito suonare l'abbiamo invitato in studio. La stessa cosa è successa con un coro di universatari indiani, che in Italia si mantenevano facendo i camerieri. Le canzoni erano arrivate alla fase di registrazione già scritte e con un arrangiamento definito: le idee le avevamo chiare, ma certe cose nascevano così, sul momento, figlie dell'istinto".

"Il 1995 è stato un anno magico, da ricordare, e '2020 Speedball' è stato il disco più sereno in assoluto che abbiamo mai fatto: non mi ricordo che durante quel periodo abbiamo mai avuto una discussione, tra noi del gruppo. Stavamo sempre insieme, anche dopo le session di registrazione. E' dopo, quando abbiamo smesso di farlo, che sono iniziati i casini...".

Dopo i Timoria Enrico Ghedi si è dedicato all'attività letteraria - pubblicando, tra le altre opere, "La scatola con gli insetti e altri versi" (tradotta in inglese dal Jack Hirschman come "The box with the vermin" e pubblicata negli USA dalla City Lights Bookstore di Lawrence Ferlinghetti) e "Non sono io il principe azzurro" - e alla docenza, collaborando con l'Università di Urbino, oltre che alla produzione della band Empatia e alla composizione delle musiche per lo spettacolo teatrale "I wish to be light" di Igor Costanzo. Dopo aver fondato la game house AC Games e l'azienda di sicurezza informatica FluxusIT, Ghedi si è temporaneamente allontanato dalla musica: a fine 2019 ha dato vita a un nuovo progetto solista, del quale vi riferiremo nei prossimi giorni.

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