Achille Lauro cambia ancora pelle: l'ascolto di 'Bam bam twist'. AUDIO

Niente punk, niente elettronica, niente ballate: stavolta l'artista romano si dà al twist e guarda a Tarantino e Dick Dale.
Achille Lauro cambia ancora pelle: l'ascolto di 'Bam bam twist'. AUDIO
Credits: Luca D’Amelio

Il gioco è dare le carte, ritirarle dal tavolo e rimescolare il mazzo.

Disorientare ogni volta, cambiare pelle non disco dopo disco ma canzone dopo canzone, singolo dopo singolo. Se non riesci a stargli dietro, è un problema tuo. Stavolta il genere di riferimento non è la samba-trap (così chiamava lo stile dell'album "Pour l'amour", il disco del 2018). E le sonorità pop punk di "Rolls Royce" sono svanite: sembrano appartenere a un'altra decade, invece era solo l'anno scorso. L'elettronica Anni '90 di "1990"? Passata. E il rock elettronico di "Me ne frego"? Passato, pure quello. Con il coronavirus di mezzo, il Festival di Sanremo 2020 appare un ricordo sbiadito, lontano. Così pure i vari costumi indossati sul palco dell'Ariston. La ballata vaschiana "16 marzo"? Le radio continuano a passarla, ma Lauro è già altrove: il nuovo singolo "Bam bam twist" è per l'appunto un twist che strizza l'occhio un po' agli Anni '60, un po' a certe atmosfere stile Tarantino e Scorsese. Esce oggi, ma non sembra esserci un nuovo album all'orizzonte. Forse ragionare per dischi gli interessa meno che lavorare per singole canzoni, flirtando con un genere senza doverlo esplorare fino in fondo, passando subito ad altri stili.

Boss Doms, il suo storico braccio destro e complice, responsabile in parte delle varie intuizioni sonore che negli ultimi anni hanno permesso al 29enne artista romano di ritagliarsi un posto tutto suo nel nuovo panorama pop italiano, non c'è neppure stavolta, forse perché semplicemente troppo preso dalla sua carriera solista. E così Lauro continua a portare avanti il sodalizio con Gow Tribe (vero nome Matteo Ciceroni, romano ma di stanza a Milano), al suo fianco già per il precedente singolo. Il nome di quest'ultimo compare anche tra gli autori del brano, oltre a quello di Lauro De Marinis - è così che si chiama Achille -, Daniele Dezi e Daniele Mungai, vale a dire Frenetik&Orang3.

Rispetto a "16 marzo", che puntava su una scrittura più semplice e un arrangiamento decisamente più sobrio rispetto alle ultime mosse di Lauro, strizzando l'occhio al Vasco più intimista, qui si guarda al di Dick Dale di "Misirlou", la canzone dei titoli di testa di "Pulp fiction" di Quentin Tarantino: un ritmo di chitarre e rullante intrigante, da sparatorie e fughe rocambolesche. Tarantino e Scorsese sono peraltro citati già nei primi versi del testo: "Malandrino / chiodo giallo e zaffiro bluètte / è lo Zoo di Berlino / la mia tipa è un vampiro ed è pazza di me / sei più bella dal vivo / lei che balla è la donna del boss / davanti a un juke box / Tarantino / con quei bravi ragazzi è delirio e De Niro", canta Lauro.

"In tempi di distanziamento sociale, la mia follia vi porta in pista con un ballo a due, che è stato allo stesso tempo il più promiscuo ed il più elegante degli anni 'mitici' e 'favolosi' del Miracolo Economico", dice il cantante, "un ballo che nasce dalla gestualità dello 'spegnere mozziconi di sigarette sulla pista da ballo e pulire le superfici con le estremità di un asciugamano': il Twist, l’evoluzione sexy e sensuale dello Swing".

Funzionerà? Non è il classico tormentone estivo, ma non è una canzone meno furba rispetto a quelle del genere, con questo ritornello: "Sì balliamo / bam bam, bam bam / un twist e poi / bam bam, bam bam". Ma chissà che in piena estate il cantante non rimescoli già le carte.

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