Cochi e Renato, la storia di “E la vita, la vita”

Quest’estate vi raccontiamo le storie di 45 canzoni italiane che, pubblicate a 45 giri, hanno avuto successo fra gli anni Cinquanta e il Duemila.
Cochi e Renato, la storia di “E la vita, la vita”

“E la vita, la vita”: 1974, E.Jannacci-R.Pozzetto, Ed. Suvini Zerboni/Impala

Il 1974 fu l'ultimo anno della storica trasmissione abbinata alla Lotteria di Capodanno. Criticata da ogni parte - cosa che negli anni '70 capitava a ogni istituzione degna di questo nome - e disertata da molti dei cantanti più popolari, restii a sottoporsi al voto popolare (peraltro manipolabile acquistando molte cartoline, come rivelerà Gianni Morandi), “Canzonissima” si congedò con un'edizione comunque memorabile. Presentata da una Raffaella Carrà in ascesa, premiò la prima coppia interrazziale della canzone italiana, Wess e Dori Ghezzi ("Un corpo e un'anima"). Propose una sezione folk in omaggio al crescente interesse per la tradizione (vinse Tony Santagata con "Lu maritiello"). Ma a rendere indimenticabile “Canzonissima '74” fu la presenza di Cochi e Renato, che ogni domenica portavano il pubblico italiano in una dimensione di comicità surreale con pochi paragoni. Le stralunate frasi "nonsense" della coppia vengono adottate un po' da tutta Italia, così come la sigla finale della trasmissione. Con una tecnica anticipatrice dei moderni videoclip, ogni frase di "E la vita, la vita" viene interpretata dai due comici, che si calano nei panni (o meglio, nei calzoncini da calciatore) di "chi continua a sbagliare il rigore", o di "chi un tempo ha fatto furore" (con travestimento da gerarchi fascisti).

Più che i cantanti in gara, ad attirare gli spettatori davanti allo schermo è la presenza di due comici-cantanti formatisi al semileggendario "Derby", locale di Milano. Cochi e Renato nel giro di pochi anni sono riusciti ad imporre la loro comicità fatta di "nonsense" anche in tv, grazie a programmi come "Quelli della domenica" (1968), "Il buono e il cattivo" (1972) e "Il poeta e il contadino" (1973).

Oltre che di un siparietto a metà trasmissione, i due sono protagonisti della sigla finale della trasmissione: un brano spensierato intitolato "E la vita, la vita". Dopo l'ultima puntata (6 gennaio 1975), il 45 giri (sul cui lato B c'è un brano intitolato "E gira il mondo") sale al n.1 in hit-parade. Ci rimarrà per tutto il mese di gennaio: lascerà la vetta solo a febbraio, scalzato proprio dalla canzone vincitrice di Canzonissima, "Un corpo e un'anima" di Wess e Dori Ghezzi.

E' un successo strepitoso - e in tutta Italia, nonostante il ritornello contenente un pizzico di dialetto milanese. "Non credo che oggi passerebbe tanto facilmente in una trasmissione nazionale", dice Cochi Ponzoni. "Tra l'altro, anche noi facevamo raramente ricorso al dialetto, sia nei dischi che negli sketch comici - al massimo, cantavamo qualche canzone milanese agli inizi. A differenza di Jannacci, che in modo molto poetico ha utilizzato il milanese per fare delle canzoni splendide come 'Ti te se no', noi prendevamo lo spunto da un linguaggio metropolitano che era nato negli anni '60, nel passaggio dalle osterie ai bar. Noi eravamo più interessati alla lingua che si parlava in quel periodo, ai tentativi di esprimersi in buon italiano di chi fino a quel momento aveva parlato e pensato in dialetto. E' quello che succede ad esempio in 'A me mi piace il mare'".

Il brano, attribuito ai soli Jannacci e Pozzetto, è in realtà il risultato di un lavoro d'équipe cui hanno contribuito anche Cochi e Beppe Viola. "Per noi era normalissimo metterci insieme, nei posti più impensati, e comporre canzoni", spiega Ponzoni: "Era un po' come giocare in doppio a tennis: uno tira la palla, l'altro risponde... Se c'era la vena giusta nasceva tutto in fretta e, come dire, senza grandi spargimenti di sangue. Le musiche delle nostre canzoni erano quasi tutte di Enzo. Allo stesso modo, in sala di registrazione gli arrangiamenti li curava quasi sempre Jannacci, che chiamava alcuni dei migliori musicisti in giro all'epoca. Ricordo che nei nostri dischi hanno suonato Bruno De Filippi, Lionello Bionda, Nando De Luca e altri di cui non mi vengono i nomi, soprattutto jazzisti - d'altra parte Jannacci era un jazzman. Enzo ha sempre frequentato questo tipo di musicisti, anche perché pochi lo sanno ma è diplomato in composizione e pianoforte al Conservatorio. Per cui, di riflesso, i nostri pezzi nascevano con la collaborazione di questi musicisti di gran valore".

La canzone è attribuita ai soli Jannacci e Pozzetto: fatto piuttosto strano, visto che la maggior parte dei brani interpretati da Cochi e Renato erano firmati anche dal primo. Che infatti spiega: "In realtà tra gli autori di 'E la vita' ci sono anch'io, e anche Beppe Viola. Solo che… non essendo persone molto ordinate, è capitato che non abbiamo firmato i bollettini…".

Nei primi mesi del 1975 esce anche l'album "E la vita, la vita", il quinto della coppia. Il disco, che riporta come produttore il batterista Achille Manzotti - in seguito produttore televisivo e cinematografico, ad esempio dei successivi film di Renato Pozzetto - meriterebbe di comparire anche nella discografia di Enzo Jannacci, che è arrangiatore, direttore musicale e autore di tutte e sei le canzoni. I pezzi musicali sono pochi, ma il disco è completato da due sketch comici ("La solita predica" e "Supermarket"). Anche il 33 giri raggiunge il n.1 in classifica, e risulterà uno dei 20 dischi più venduti del 1975.

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Il testo qui sopra, scritto da Paolo Madeddu, è tratto, per gentile concessione del Gruppo Sugar, dal sito “Galleria della Canzone”, sul quale potete trovare le storie di più di 200 canzoni italiane di grande successo.

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