Warner, il flop di Wall Street mette in discussione la leadership di Bronfman?

Scotta la poltrona di Edgar Bronfman Jr., “padrone” della nuova Warner? Illazioni e supposizioni sulle sorti dell’imprenditore canadese si susseguono negli Stati Uniti a seguito del semidisastroso debutto in Borsa della società (vedi News): voci incontrollate sostengono che l’uomo ombra (nonché principale finanziatore) di Bronfman, Scott Sperling della finanziaria Thomas Lee Partners, potrebbe a questo punto esigere la sua testa, facendo valere una clausola contrattuale che prevedeva la possibilità di una sua sostituzione al vertice nel caso in cui i bilanci dell’impresa ereditata da Time Warner non fossero migliorati nei tempi e nelle misure previste dagli investitori.
Bronfman avrebbe la colpa di aver convinto Sperling a fiancheggiarlo in un’impresa rischiosa e finora ben poco produttiva, che starebbe minando ulteriormente la credibilità dell'ex capo di Universal, già alquanto deteriorata, presso gli ambienti industriali e finanziari americani. Fonti riprese dal sito Web HITS Dailydouble sostengono anche che lo stesso Bronfman potrebbe sferrare una mossa difensiva, sacrificando qualcuno dei suoi luogotenenti per salvarsi il posto: il primo della lista sarebbe Lyor Cohen, ex boss della Island Def Jam che in Warner, per il momento, sembra avere raccolto più inimicizie che risultati. In questo quadro tempestoso si aggiungono le relazioni turbolente con alcuni degli artisti sotto contratto: i Linkin Park, che nei giorni scorsi hanno voluto rendere pubblici i loro dissapori con la major (vedi News), hanno appena ingaggiato uno dei più noti avvocati americani del settore, Larry Stein, per far guerra in tribunale alla casa discografica.
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