Paul McCartney: ieri, oggi... e domani? di Luca Perasi

L'intervento di uno dei massimi esperti della discografia dell'ex Beatles
Paul McCartney: ieri, oggi... e domani? di Luca Perasi

Nel giorno del settantottesimo compleanno di Paul McCartney, oltre a ricordarne una selezione di canzoni come abbiamo fatto qui, ci è parso interessante fare un punto sulla sua carriera e sullo stadio nel quale essa si trova, ipotizzando anche quali potrebbero essere, se ci saranno, le sue prossime iniziative in ambito musicale. Per questo abbiamo chiesto un intervento sul tema a Luca Perasi, autore di Paul McCartney. Recording sessions (1969-2013). A journey through Paul McCartney's songs after The Beatles e fra i massimi esperti (non solo in Italia) della discografia di McCartney. Ecco quello che ha scritto per Rockol.

Quello che Paul McCartney ha fatto nella sua carriera con i Beatles, con gli Wings e da solo, lo conoscono tutti (nel caso non fosse così, vi prego di prendere ripetizioni di storia della musica pop/rock); meno scontato è allora, e più intrigante, riflettere su McCartney oggi e, perché no, domani. 
La pandemia lo ha messo in una strana e difficile posizione, come artista. Da più di trent’anni ormai McCartney vive in tournée; quel contatto con il pubblico che aveva centellinato negli anni Settanta e poi addirittura cancellato in seguito alla morte di John, e a un momento non proprio favorevole agli occhi dell’opinione pubblica – che quasi gli addebitava la colpa di essere vivo, e lo liquidava come un “attore non protagonista” all’interno della parabola artistica dei Beatles – è tornato a essere preponderante dal “Paul McCartney World Tour” 1989/90 in poi. Il tempo ha dimostrato a quei signori che parlavano di lui in quei termini che l’ignoranza è come l’olio: viene sempre a galla.
Cancellata giocoforza la tournée 2020, Paul è rimasto disarmato. Si è trovato isolato nella sua fattoria nel Sussex con una delle figlie, lontano dalla moglie Nancy – che si trovava negli Stati Uniti all’esplodere del Coronavirus – e senza pubblico. Per uno come lui, sempre al centro dell’attenzione, ha significato una brutta botta. Il 18 aprile scorso lo abbiamo visto partecipare al “concerto” virtuale “One World: Together at Home”: per la verità un po’ affaticato, con meno energia del solito e con una interpretazione di “Lady Madonna” che non ha trovato tutti entusiasti.

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Dai palchi starà probabilmente lontano ancora un po’, come tutti. E allora? Cosa può dare Paul McCartney alla musica da qui in avanti? 
A sentire lui, e a leggere in controluce alcune sue dichiarazioni, ancora molto. La sua prossima impresa dovrebbe essere la scrittura delle canzoni per l’adattamento a musical del celebre film “La vita è meravigliosa”, per il quale dice di avere già trenta canzoni. Una scelta sorprendente, dal momento che ha sempre dichiarato di non essere un appassionato del genere. C’è poi sempre in cantiere il concerto per chitarra classica e orchestra composto assieme a Carlos Bonell, concepito nel 2006 e (pare) terminato qualche anno fa. Altre cosette che potrebbero vedere la luce: un disco di canzoni suonate solo nei soundcheck (dove McCartney esegue una scaletta alternativa a quella dei concerti) o il disco inciso negli anni Settanta con le sue cover dei classici di Natale, una cosuccia intima concepita per le festività in famiglia.
Sono però tutti in qualche modo progetti che non hanno a che fare con le canzoni pop, oppure con l’idea di un disco di materiale originale. L’ultimo album “Egypt Station” (2018) mi aveva convinto solo in parte, anche se non ho dubbi sul fatto che McCartney continui a padroneggiare l’arte del pop come nessuno. Però troppe formule, troppi dejà vu: il punto è che lo chef Paul sa bene – e fin troppo – quali ingredienti miscelare e in quali dosi per soddisfare il palato del suo pubblico. 
L’album infatti è andato al numero 1 in America per la prima volta dai tempi di “Tug of War” (1982) – anche per via di qualche trucchetto di marketing – e allora la domanda sorge spontanea: Paul sarà disposto a rimettersi in gioco con una nuova opera pop? Arrivati a questo punto gli interessa la sua eredità artistica, che lui intende principalmente come legata ai Beatles, ma è ben consapevole che sarebbe meglio evitare un passo falso (ammesso che poi ci sia qualcuno che abbia il coraggio di dirlo o scriverlo). Forse la mossa di scrivere per il musical significa che non inciderà più brani suoi, che sta diventando un autore di brani per voci altrui alla Burt Bacharach? Oppure passerà a incidere musiche solo strumentali? È possibile. Invece: ha senso che McCartney scriva e interpreti ancora canzoni? Dipende.
Ho riflettuto un po’, lo confesso… però non voglio che Paul smetta di pubblicare dischi pop. Fosse solo per un motivo, del tutto egoistico: mi mancherebbe molto l'attesa di un suo nuovo album. E poi vorrei che superasse di slancio “Egypt Station”…
Credo che la cifra di McCartney sia solo e sempre quella della canzone da tre minuti: i linguaggi magniloquenti e le formule prolisse sviliscono la sua arte. Dunque, se potessi dargli un consiglio gli direi: Paul, lascia stare le sinfonie e le orchestre e dì' la tua sullo sconquasso epocale che abbiamo vissuto e che stiamo ancora vivendo, pur senza dichiararlo. La quarantena lo avrà costretto a pensare, scrivere canzoni, suonare… secondo un umore diverso, mai sperimentato prima. Ecco, io vorrei un disco dove McCartney cantasse dieci canzoni, alla chitarra o al pianoforte. Punto. Un disco senza produttore, senza fonico, senza titolo, senza copertina, senza marketing, senza interviste. Un disco di emozioni. Sarebbe una cosa alla sua maniera, perché la musica ha la capacità di raccontare senza esplicitare. E non è questo il segreto delle cose belle: che non hanno né richiedono una spiegazione?

Luca Perasi

Dall'archivio di Rockol - La storia di “RAM” di Paul McCartney
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