La prima volta che i Red Hot Chili Peppers suonarono nudi

Fu un'idea di Anthony Kiedis quella uscire sul palco, coperti solo da un calzino.

La prima volta che i Red Hot Chili Peppers suonarono nudi

Tra le specificità che hanno contraddistinto l'epopea dei Red Hot Chili Peppers vi è anche il bizzarro abbigliamento con il quale, via via, si sono proposti sul palco. O, meglio ancora, per l'abbigliamento che non proponevano sul palco. La band californiana iniziò ad esibirsi indossando solo un calzino per coprire le proprie pudenda nel 1983, quando salirono sullo stage del Kit Kat Club a Los Angeles. Non sappiamo se già sapevano che presto, molto presto, quello sarebbe diventato un loro marchio di fabbrica.

Il Kit Kat Club era uno squallido strip club di Hollywood, l'idea di esibirsi con un calzino sopra il pene venne al frontman del gruppo Anthony Kiedis. Questo colpo di ingegno pagò immediatmente in termini di notorietà. La loro fama infatti si diffuse in tutta la California, la voce si sparse tra i proprietari dei vari club, che iniziarono a prenotare la band richiedendo come unica condizione che si sarebbero dovuti esibire con quella mise.

La gag del calzino con lo scorrere del tempo venne prima accantonata e poi mandata definitivamente in pensione nel 2000, quando presero la decisione che era giunto il momento di fare sì che diventasse solo un ricordo di quando erano giovani e forti. I Red Hot Chili Peppers iniziarono ad esibirsi nudi non solo per farsi notare ma, soprattutto, per ironizzare sulla misoginia che imperava agli inizi degli anni Ottanta.

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In una intervista rilasciata nel 2019 alla rivista statunitense GQ, il bassista della band, Flea, dichiarò che la decisione di indossare il calzino - che ha dato loro una grande spinta all'inizio della carriera - ha poi significato che la gente non li avrebbe mai presi, per quel motivo, davvero sul serio.

“Mi sento rispettato come musicista e sento che la gente apprezza il mio modo di suonare e il mio contributo artistico dato alla musica. Con i Peppers c'è sempre quella cosa: mettiamo i calzini sui nostri cazzi e non la supereremo mai. La gente ci penserà sempre. Sento che alla fine la misura dell'arte che noi o io abbiamo creato, per quanto sia buona, col tempo rappresenterà ciò che è.“

E continua ancora dicendo:

“L'essenza principale, la parte cerebrale - emotiva, spirituale e fisica – ci sono cose che sopravviveranno sempre. Ma sì, mi sono sentito spesso frainteso dalle persone che non mi conoscono e pensano che io sia solo un pazzo maniaco delirante o uno scemo a torso nudo che salta in giro suonando un basso. Ma tutto quello che posso fare è essere il miglior artista che posso essere, la persona migliore che posso essere, la persona più gentile che posso essere. E faccio del mio meglio per elevarmi. Questo è tutto ciò che posso fare.”

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