Bob Dylan si confronta con la morte attraverso blues e ballate: “Rough and rowdy ways”

Abbiamo ascoltato in anteprima il nuovo album, il primo di inediti in 8 anni e il primo dopo il Nobel: una raccolta di canzoni degna del nome del più grande cantautore

Bob Dylan si confronta con la morte attraverso blues e ballate: “Rough and rowdy ways”

Se cercate Bob Dylan su Google le prime parole che vengono associate al suo nome sono "canzoni", "Nobel" e poi "morte". Scongiuri a parte, a 79 anni Dylan è "alive & kicking" e non ha nessuna intenzione di farsi da parte: il suo 39° album "Rough and rowdy ways" lo dimostra nel migliore dei modi.
Ma la mortalità - tema tutt'altro che nuovo nelle sue canzoni, anche quando gli anni erano molti meno - in questo disco viene affrontata a più riprese, seppure "in termini generali, non in modo personale", come ha precisato al New York Times. Dylan, come di consuetudine, si nasconde dietro una maschera fatta di grandi musiche e grandi racconti, dove sono la metafora e l'allusione a dominare la narrazione, mai il livello letterale.

"Rough and rowdy ways", che abbiamo ascoltato in anteprima, esce il 19 giugno: è il primo album di inediti in 8 anni, e il primo dopo il Nobel del 2016. Contiene 10 nuove canzoni, di cui 5 sopra i 6 minuti (una da 9 e una da 17), 3 blues elettrici e 7 ballate rarefatte. Una quantità di riferimenti da far girare la testa: cita nel titolo il countrymen Jimmie Rodgers (che negli anni '20 pubblicò “My Rough And Rowdy Ways”) e, in uno dei pezzi centrali, il bluesman che ha segnato la carriera degli Stones e di molto rock a seguire (“Goodbye Jimmy Reed”). Ci sono riferimenti  ai Beatles e agli Eagles, a Liberace e a Hendrix ma anche ad Anna Frank e ad Indiana Jones. Dylan va da Martin Luther King a Kennedy, a cui è dedicato l’epico finale di “Murder Most Foul”, che nella versione fisica occupa un CD a sé stante. 
Si può guardare ai numeri e fare esegesi dei dettagli: Dylan è un universo, contiene moltitudini, come racconta nel primo brano dell’album, uno dei più ricchi di riferimenti, a partire dalla citazione di quel verso della poesia di Walt Whitman che riassume perfettamente il personaggio: “Do I contradict myself?/ Very well then I contradict myself/ (I am large, I contain multitudes)”. Ma è Dylan: se vedi i dettagli troppo da vicino ti perdi l’insieme, come lui stesso ha spiegato sempre al NYTimes. Non a caso l'album è stato fatto ascoltare alla stampa senza far leggere i testi. Però state sicuri che il giorno in cui sarà disponibile nel giro di poche ore i fan si saranno sbizzarriti nell'interpretare e trovare riferimenti. 

Lasciamo i dettagli al track by track che abbiamo pubblicato qua e parliamo dell’insieme, allora: “Rough and rowdy ways” è un gran disco. Pur nella continuità con il suono dell’ultimo Dylan, suona diverso e più omogeneo delle prove precedenti: meno rock nel senso stretto, con un suono rarefatto e con un po’ di quel blues già presente in “Tempest” e “Together through life”: oltre a “False prophet” (derivata da un oscuro brano degli anni ’50 ) c’è “Goodbye Jimmy Reed” (“Jimmy Reed indeed /gimme that old time religion/It’s just what I need”) e “Crossing the rubicon”, dominate dalla voce volutamente roca di Dylan e dal groove della chitarra.  
La band è in larga parte quella del neverending tour, c'è qualche ospite (anche Fiona Apple, ma non è specificato dove). Ma è Charlie Sexton il vero protagonista musicale del disco, anche nelle ballate: “Uno che non fa l’esibizionista con la chitarra, anche se potrebbe. Uno che abita le canzoni, piuttosto che aggredirle”, spiega Dylan, ed è vero. Il suo tocco è perfetto e mai sopra le righe, tanto che in brani come “My own version of you” e “Mother of muses” Dylan unisce le atmosfere create da Daniel Lanois in due capolavori come “Oh mercy” e “Time out of mind” con il suono da ballad vintage sperimentato nella rilettura dei classici della serie di cover culminata in “Triplicate” del 2017. 

Poi si arriva alla fine e ci sono i due capolavori dell’album: “Murder most foul”, 17 minuti epici che raccontano l’assassinio di Kennedy attraverso un accumulo di immagini, citazioni e allusioni: “Per me non è nostalgico. Non penso a questa canzone come una glorificazione del passato o a una sorta di addio di un'età perduta. Parla ora. Lo ha sempre fatto, specialmente quando stavo scrivendo il testo”.

Ma il vero capolavoro arriva subito prima: è “Key west (Philospher pirate)”, una lunga e stupenda ballata di 9 minuti e mezzo per voce, fisarmonica, chitarra e una batteria appena accennata, un viaggio verso l’isola-città in compagnia dei propri numi tutelari: “I was born on the wrong side of the railroad track/Like Ginsberg, Corso and Kerouac”. L’isola posta alla fine di una autostrada che solca l’oceano, il punto più a sud degli Stati Uniti, non è solo “The end of the line” ma il posto dove ritrovare se stessi: “Key West is the place to be if you’re looking for immortality/stay on the road, follow the highway sign/Key West is fine and fair/if you’ve lost your mind, you’ll find it there/Key West is on the horizon line”. Dopo essersi confrontato con la morte, Dylan cerca l'immortalità.

È lì, con questa canzone, che Dylan sferra il colpo definitivo, quello che ti manda a terra, commosso e grato che ci sia qualcuno ancora in grado di realizzare album del genere, con questo livello di profondità.  Le canzoni sono canzoni, non sono né poesia né romanzi: sono forme artistiche uniche, e Dylan ci dimostra un’altra volta che è possibile portarle ad un altro livello. Mi tornano in mente le discussioni nei giorni dopo il Nobel, quelle di chi faceva polemica dicendo che no, Dylan non c’entrava niente con la letteratura, non meritava quel premio. Poi ascolto questo "Rough and rowdy ways" e sorrido: la dimostrazione che Dylan è mortale come noi, ma vive e lavora su un altro pianeta, quello abitato dai giganti della cultura degli ultimi 60 anni. 

(Gianni Sibilla)

Dall'archivio di Rockol - La storia di “The freewheelin’ Bob Dylan” di Bob Dylan
Segui Rockol su Instagram per non perderti le notizie più importanti!
Scheda artista Tour&Concerti Testi
La fotografia dell'articolo è pubblicata non integralmente. Link all'immagine originale

© 2020 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche, agenti di artisti e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, in generale, quelle libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.