Rosanna Fratello, la storia di “Sono una donna, non sono una santa”

Quest’estate vi raccontiamo le storie di 45 canzoni italiane che, pubblicate a 45 giri, hanno avuto successo fra gli anni Cinquanta e il Duemila.
Rosanna Fratello, la storia di “Sono una donna, non sono una santa”

“Sono una donna, non sono una santa”: 1971, E.Sciorilli-A.Testa, Ed. Mascotte/Universal/Ariston

"Testa e Sciorilli avevano questa canzone in un cassetto da alcuni mesi. Il pezzo è stato offerto a Gigliola Cinquetti ed Iva Zanicchi, che lo hanno rifiutato. A Rosanna Fratello invece è piaciuto subito. Un po' di discussioni tra i due autori sul titolo - Sciorilli avrebbe preferito 'Tre mesi sono lunghi', poi ha prevalso 'Sono una donna, non sono una santa'. Dice Sciorilli: 'La gente ha pensato così che fosse una specie di seguito di 'Non sono Maddalena', mentre Testa ed io con quella canzone non c'entravamo per nulla. Il motivo è nato prima da una frase musicale a cui Alberto ha messo le prime parole, poi abbiamo proceduto di conserva". (da "Sorrisi e Canzoni TV", dicembre 1971)

Dopo essersi fatta notare con la succitata 'Non sono Maddalena' (firmata da Giorgio Conte e vincitrice della Gondola d'Argento a Venezia nel 1969), e con due partecipazioni a Sanremo, alla fine del 1971 Rosanna Fratello riesce quasi miracolosamente a infilarsi tra i finalisti di “Canzonissima”, cantanti molto più popolari di lei: Massimo Ranieri, Orietta Berti, Claudio Villa, Iva Zanicchi e Ornella Vanoni.

"Come cantante in gara, la competizione mi sembra feroce, massacrante, indegna di chi svolge un lavoro da professionista. Quindi dovrebbero abolirla. Ma so benissimo che non lo faranno mai. Però le giurie in sala possono eliminarle: dovrebbero lasciare soltanto quella dei giornalisti, ma che sia composta da giornalisti esperti", dichiara la Fratello a "La Domenica del Corriere". La gara finisce col premiare i volti (relativamente) nuovi: a sorpresa Nicola Di Bari supera Massimo Ranieri e Claudio Villa, e vince con 'Chitarra suona più piano". Ma è la 20enne Rosanna a colpire l'immaginazione degli italiani, con un brano dal testo troppo vistoso per non distogliere l'attenzione dalla musica: questa unisce in modo piuttosto originale un'introduzione e una strofa dal sapore quasi blues a un ritornello di stampo tradizionalissimo e folk. E' come se anche la musica riflettesse il conflitto interiore della protagonista, combattuta tra il desiderio di dare sfogo alla passione e il terrore di ribellarsi alle convenzioni.

Memorabile il momento in cui Rosanna ricorda allo spasimante: 'Non ti scordare che ho 4 fratelli', evocando - oltre che i torvi congiunti - una concezione della famiglia ben nota a migliaia di italiane, e non solo quelle meridionali: il femminismo nel 1971 aveva parecchia strada da percorrere.

Innegabilmente nel testo e nel tormento che tenta di rappresentare ci sono diverse sfumature che si prestano alla parodia. Provvederanno alla bisogna gli Squallor (nei quali militava Daniele Pace, al quale era capitato spesso di essere preso di mira per i testi…) e persino Nino Frassica nel 1993. Quella di Platinette nel 1999 invece è stata quasi un'apologia: "Io e La Pina l'abbiamo rifatta tecnologica e modernissima. La Pina canta, non parla, e stona sensibilmente, ma ha cantato con il piacere di fare uno sberleffo innanzitutto a se stessa, a quel ruolo serio e istituzionale che ha acquisito. A entrambe, poi, piaceva molto l'idea che la Rosanna Fratello fosse una sorta di solitaria filosofa della passione femminile, in un'epoca in cui nessuno osava dichiarare l'esistenza di voglie a livello pube. 'Tre mesi sono lunghi da passare, quando l'amore stuzzica il tuo cuore. Amore amore mio lasciami stare se no non ce la faccio ad aspettare'… Beh, insomma, ci è sembrata meeeravigliosa! Questa canzone è una vera discesa nel genere donna meridionale, passionale, vogliosa". (dal sito www.rockol.it)

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Domani racconteremo la storia di “Gloria” di Umberto Tozzi

Abbiamo pubblicato in precedenza:

Umberto Tozzi, la storia di “Gli altri siamo noi”

Raf, la storia di “Cosa resterà degli anni Ottanta”

Loredana Berté, la storia di “Non sono una signora”

Loretta Goggi, la storia di “Maledetta primavera”

Umberto Tozzi e Raf, la storia di “Gente di mare”

Dario Baldan Bembo, la storia di “Amico è”

Gianna Nannini e Edoardo Bennato, la storia di “Un'estate italiana”

Giuni Russo, la storia di “Un'estate al mare”

Enrico Ruggeri, la storia di “Il portiere di notte”

Morandi-Ruggeri-Tozzi, la storia di “Si può dare di più”

Sergio Caputo, la storia di “Un sabato italiano”

Fiorella Mannoia, la storia di “Caffè nero bollente”

Pooh, la storia di “Pensiero”

Heather Parisi, la storia di “Disco bambina”

Orietta Berti, la storia di “Fin che la barca va”

Adriano Celentano, la storia di “Soli”

Loredana Berté, la storia di “Sei bellissima”

Adriano Celentano, la storia di “Svalutation”

Adriano Celentano, la storia di “Prisencolinensinainciusol”

Umberto Tozzi, la storia di “Ti amo”

Pooh, la storia di “Dammi solo un minuto”

Il testo qui sopra, scritto da Paolo Madeddu, è tratto, per gentile concessione del Gruppo Sugar, dal sito “Galleria della Canzone”, sul quale potete trovare le storie di più di 200 canzoni italiane di grande successo.

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