Morandi-Ruggeri-Tozzi, la storia di “Si può dare di più”

Quest’estate vi raccontiamo le storie di 45 canzoni italiane che, pubblicate a 45 giri, hanno avuto successo fra gli anni Cinquanta e il Duemila.
Morandi-Ruggeri-Tozzi, la storia di “Si può dare di più”

“Si può dare di più”: 1987, Bigazzi-Tozzi-Riefoli, Ed. Suvini Zerboni/Il Bigallo

Il trio nacque negli spogliatoi della Nazionale Cantanti, il team benefico-calcistico fondato da Morandi e Mogol.

L’idea di un brano che esortasse alla solidarietà fu probabilmente ispirata dalle alleanze di star anglosassoni che nel 1985 avevano fruttato i brani “Do they know it’s Christmas?” e “We are the world”, nonché l’evento Live Aid.

Fu Tozzi, unico dei tre a non aver mai partecipato al Festival, a scrivere il brano insieme all’amico Raf e a Giancarlo Bigazzi, che avevano concepito le prime strofe durante una festa natalizia a casa di Caterina Caselli. Alla scrittura non collaborarono Morandi, non ancora diventato autore, né Ruggeri, che a Sanremo presentò un brano interpretato da Fiorella Mannoia (“Quello che le donne non dicono”, vincitore del premio della critica). Una volta stesi testo e musica, Bigazzi incaricò un suo giovane amico di Firenze, tale Marco Masini di incidere la traccia vocale sulla quale i tre cantanti avrebbero lavorato. Dopo il Festival, il giovane Masini divenne stretto collaboratore sia di Tozzi che di Raf, prima di decollare come solista.

Quando la stampa ebbe conferma dell’inedito sodalizio, cominciarono a girare le voci sulla vittoria “annunciata” dei tre cantanti, famosissimi ma in un momento particolare della carriera: Morandi in risalita dopo un periodo difficile, Ruggeri in cerca della consacrazione, Tozzi fermo da diversi anni dopo alcuni dischi non fortunati. Nonostante gli avversari più temibili fossero i campioni della canzone per famiglie, come Toto Cutugno (secondo con “Figli”) e Al Bano e Romina (terzi con “Nostalgia canaglia”), molti critici storsero il naso di fronte all’iniziativa del trio. Così scriveva Gino Castaldo de “La Repubblica”: “E' l'unica presenza se non altro originale, inedita, che presenterà questa edizione del Festival, ma sarà ricordata come una bella occasione mancata. Per quanto strano, l'abbinamento poteva produrre scintille, e invece ha prodotto un testo pieno di retorica ecologista e filantropica. Bisogna dire peraltro che è cantato magnificamente, ma giocano sentimenti troppo banali”.

Qualche scintilla probabilmente venne prodotta, visto che il singolo vendette 250.000 copie in Europa e in Giappone, permettendo tra l’altro alla CGD di passare nel giro di una settimana dalla cassa integrazione ai doppi turni per fare fronte alle richieste di un brano cantato, su questo non si può che concordare, magnificamente: Ruggeri ha poi ammesso che per lui fu una grande soddisfazione interpretare un brano di grande estensione vocale, visto che i critici lo avevano sempre ritenuto più autore che cantante.

Ruggeri ha dichiarato in anni recenti che "questa idea nata con grande entusiasmo prevedeva anche un seguito. Si era pensato ad una serie di concerti da fare in tre da cui trarre un album dal vivo nel quale ognuno cantava le canzoni dell’altro... ricordo che Umberto voleva per sé ‘Il mare d’inverno’, io ‘Dimentica dimentica’, poi tutti e tre avremmo fatto ‘Un mondo d’amore’... insomma, una cosa decisamente divertente. Potevamo essere i nuovi Crosby Stills & Nash: tre carriere parallele che ogni tanto si incontrano per un progetto comune. E per un momento abbiamo creduto che questa pazza idea potesse anche funzionare. Avevo anche scritto un pezzo apposta, ‘La canzone della verità’ (il retro del singolo) dove, con riferimenti piuttosto evidenti, la prima strofa era destinata specificatamente a Morandi, la seconda a Tozzi e la terza a me". Invece, spiega Ruggeri, "le pressioni esterne iniziarono a farsi pesanti": l'idea si presta a uno sfruttamento commerciale su larga scala che rischia di trasformare in prodotto meramente industriale un progetto nato dall'amicizia prima ancora che da considerazioni professionali. Già durante il Festival si levano le critiche di chi pensa che il vero scopo dell'operazione sia di sfruttare congiuntamente le basi di fan dei tre artisti. I quali, conclude Ruggeri, decidono di sciogliersi per difendere "un’idea ‘pulita’ che non poteva e non doveva diventare qualcosa che finisse per prestare il fianco a critiche di speculazione. Alla fine Gianni fu il primo a dire basta: non potevamo veramente rovinare tutto facendo la maglietta o il cappellino del trio, il poster del trio, la pubblicità in trio o chissà cos’altro, cosi decidemmo, in perfetto accordo (e questo fu molto bello), di rinunciare a tutto il progetto. Fu veramente un peccato. Come una volta mi disse Gianni, tutto quello che lui ha poi fatto con Dalla poteva accadere nella stessa maniera, con noi, in quell’occasione”.

Al vero ispiratore e deus ex machina dell’intero progetto “Si può dare di più”, Mario Ragni, non vennero mai riconosciuti i giusti meriti. Lo faccio io qui adesso. (fz)

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Il testo qui sopra è tratto, per gentile concessione del Gruppo Sugar, dal sito “Galleria della Canzone” (http://www.galleriadellacanzone.it/index.htm), sul quale potete trovare le storie di più di 200 canzoni italiane di grande successo.

Domani racconteremo la storia di “Un sabato italiano” di Sergio Caputo

Abbiamo pubblicato in precedenza:

Umberto Tozzi, la storia di “Gli altri siamo noi”

Raf, la storia di “Cosa resterà degli anni Ottanta”

Loredana Berté, la storia di “Non sono una signora”

Loretta Goggi, la storia di “Maledetta primavera”

Umberto Tozzi e Raf, la storia di “Gente di mare”

Dario Baldan Bembo, la storia di “Amico è”

Gianna Nannini e Edoardo Bennato, la storia di “Un'estate italiana”

Giuni Russo, la storia di “Un'estate al mare”

Enrico Ruggeri, la storia di “Il portiere di notte”

Il testo qui sopra, scritto da Paolo Madeddu, è tratto, per gentile concessione del Gruppo Sugar, dal sito “Galleria della Canzone”, sul quale potete trovare le storie di più di 200 canzoni italiane di grande successo.

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