Le lacrime di Vasco per l'amico scomparso

Il rocker torna sul palco dopo una lunga assenza nel 2012. E cantando quella canzone, non riesce a trattenere l'emozione pensando al passato e a chi non c'è più.
Le lacrime di Vasco per l'amico scomparso

Anche i rocker hanno un cuore. E si commuovono e piangono, talvolta. Riescono ad emozionare anche gli altri quando lo fanno ripensando al glorioso passato, guardandosi idealmente allo specchio, mettendo in fila passioni, errori e delusioni in un misto di malinconia e nostalgia. Le difficoltà, i vizi, le canzoni scritte per sfogarsi dopo un momento di rabbia o dopo la fine di una storia e diventate chissà perché inni generazionali. Le amicizie perse per strada.

"Canzone" ha sempre avuto un significato speciale per Vasco Rossi e i suoi fan. Il cantautore la scrisse - con musica del chitarrista Maurizio Solieri - all'inizio degli Anni '80 pensando al padre appena scomparso, incidendola per il suo quinto album "Vado al Massimo", quello dell'omonimo brano presentato in gara nel 1982 al Festival di Sanremo dopo "Ma cosa vuoi che sia una canzone", "Non siamo mica gli americani", "Colpa d'Alfredo", "Siamo solo noi" e appena prima del grande successo con "Vita spericolata". Ma negli anni la canzone ha assunto un significato più ampio, diventando un omaggio a tutte le figure chiave della storia di Rossi che sono scomparse. Sempre presente nelle scalette dei concerti, è il momento in cui Vasco - almeno idealmente - si volta indietro e parla a chi non c'è più: "E sarà triste lo so / ma la tristezza però / si può racchiudere / dentro una canzone".

C'è un video, risalente a un concerto tenuto dal rocker al Palazzo dello Sport di Roma (all'epoca chiamato PalaEur, dal nome della zona della Capitale dove si trova l'arena) durante il tour del 1987 dell'album "C'è chi dice no", che immortala Rossi e il chitarrista Massimo Riva mentre cantano insieme "Canzone" seduti a bordo del palco.

Un momento di una dolcezza quasi disarmante, a testimoniare un'amicizia che definire fraterna è dir poco: "Quando è morto, mi è venuta a mancare la figura, la persona, non tanto per il chitarrista: c'è stato tra noi un rapporto di complicità che andava oltre lo spettacolo sul palco", avrebbe detto Vasco a vent'anni dalla morte, ricordandolo. Riva scomparve dodici anni dopo quel concerto, nel 1999: il suo corpo venne ritrovato senza vita nella sua casa di Bologna. Se ne andò per una crisi respiratoria in seguito a un'iniezione di eroina, a soli 36 anni.

"Viva Massimo Riva", ripete spesso Rossi sui palchi degli stadi quando - con gli spalti e il parterre completamente illuminati dai flash dei cellulari - canta "Canzone", nel gran finale dei suoi show, tra "Vita spericolata" e "Albachiara".

Una volta, cantandola, pensando all'amico scomparso, arrivò addirittura a commuoversi. Non trattenne l'emozione e pianse sul palco, seduto di fronte ai suoi fan. Avvenne nel settembre del 2012, durante il concerto che segnò il ritorno del rocker sul palco dopo la malattia che nel 2011 lo aveva spinto a interrompere il suo tour e a prendersi un lungo periodo di riposo. Fu la discoteca Cromie di Castellaneta Marina, in provincia di Taranto, ad ospitare la sua prima uscita ufficiale live dopo la ripresa: un evento che accompagnato dalla sua band lo vide far ascoltare dal vivo alcuni suoi classici recenti e passati, da "Ho bisogno di te" a "Albachiara", passando per "Ogni volta", "Dillo alla luna", "Sally", "Incredibile romantica", "Senza parole", "I soliti", "Vita spericolata" e "Canzone", appunto.

La dedica esplicita al compianto chitarrista non c'è, ma tra il Kommandante e i suoi fan c'è un'intesa implicita: è a Riva che va la mente, sulle note di quel brano. L'emozione è evidente, amplificata dalla breve distanza che divide il rocker dagli spettatori: non è uno stadio ad ospitare il live, ma una discoteca. E tutti, armati di cellulare, riprendono il momento senza aver bisogno di fare zoom. Vasco è seduto su uno scalino: "E intanto i giorni passano / ed i ricordi sbiadiscono / e le abitudini cambiano", urla, aggiungendo poi quegli immancabili "ehhh, ehhh". Fissa il vuoto con gli occhi gonfi di lacrime, tenendo il microfono non troppo distante dal viso. Sembra come rassegnato, ferito. Fa dei piccoli cenni con la testa: sa bene che il passato non lo si può cambiare, che chi se ne è andato non tornerà mai più indietro. Ma con quella canzone colma ogni tipo di mancanza, facendo rivivere anche per pochi istanti chi non c'è più.

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