Perché il Sudafrica mise al bando "The Wall" dei Pink Floyd

Una storia che risale al periodo della pubblicazione dell'album, quando nel paese africano era in vigore la politica dell'apartheid.

Perché il Sudafrica mise al bando "The Wall" dei Pink Floyd

Il 30 novembre 1979 veniva pubblicato “The Wall” dei Pink Floyd. Il concept album della band inglese, frutto del genio di Roger Waters, è legato alla tragica e brutale storia dell'apartheid, la politica di segregazione razziale - che ha macchiato per molti anni la storia del Sudafrica - rimasto in vigore fino al 1991.

Questa storia di razzismo si intreccia con quella dei Pink Floyd poiché uno dei brani del disco, "Another Brick in the Wall (Part II)", venne adottata dai bambini neri come loro inno e, per questo motivo, venne bandita dal governo sudafricano nel 1980.

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I bambini protestavano per le disuguaglianze nei confronti delle scuole razzialmente segregate e ne cantavano alcune parti della canzone, soprattutto quelle che contenevano le frasi “We don’t need no thought control” oppure “We don’t need no education”. La canzone e l'album furono censurati dal governo perché considerati 'politicamente e moralmente indesiderabili'. Come disse al quotidiano inglese The Guardian Roger Waters:

"La cosa spinse la gente ad avere moti di rabbia".

Waters dichiarò inoltre che un uomo che capì veramente il potere di quella canzone fu l'arcivescovo di Canterbury (la massima autorità spirituale della Chiesa Anglicana, ndr) che ebbe a dire:

"Se è molto popolare tra i bambini delle scuole, allora deve in qualche modo esprimere alcuni dei loro sentimenti. Se a una persona non piace si dovrebbe cogliere l'occasione per usarla come punto di partenza per una discussione, che è stato esattamente come mi sentivo io al riguardo."

Nonostante la canzone fosse stata bandita dal governo sudafricano, rimase comunque un inno per i bambini delle scuole.

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