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NEWS   |   Italia / 18/05/2005

Dolcenera presenta 'Un mondo perfetto': 'Dopo Music Farm torno cantautrice'

Dolcenera presenta 'Un mondo perfetto': 'Dopo Music Farm torno cantautrice'
Trionfatrice di “Music Farm”, Dolcenera pubblica in questi giorni il suo secondo album intitolato “Un mondo perfetto”. La cantante ne parla come se fosse la cosa più importante della sua vita, viste anche le difficoltà incontrate per portarlo a termine dopo il mancato invito a Sanremo 2004 da parte di Tony Renis, quando invece le sarebbe spettato di diritto in seguito alla vittoria nella categoria Giovani con “Siamo tutti là fuori”. “Un mondo perfetto” rappresenta la crescita artistica di Dolcenera dopo il buon esordio di “Sorriso nucleare”, con un songwriting più consapevole e arrangiamenti più rock. Perché questo titolo? “E’ la prima canzone che ho scritto per l’album, a fine settembre 2003, quando ricevetti una mail da una ragazza che si chiama Chiara. Era una ragazza madre che aveva subito violenze domestiche. E’ sempre difficile rispondere a queste lettere e non sai mai che atteggiamento assumere. Ma noi artisti comunichiamo con le emozioni, e l’unica risposta che potevo darle era scrivere una canzone, per superare questa sorta di indifferenza che si ha davanti a casi di questo tipo, a volte invisibili”. Non è l’unica canzone ad affrontare un tema sociale, c’è anche “Portami via”. “Sì, questo brano nasce dalla volontà di cambiare il tuo destino, di uscire fuori da una perfieria fatta di noia, una periferia che non è soltanto metropolitana, fisica, ma può essere anche una periferia sentimentale, interiore. Quando senti che il tuo destino è segnato e ha preso una certa piega, arriva un momento in cui riesci a decidere di cambiare rotta”. Qualche anno fa cantavi “Siamo tutti là fuori”, adesso dove siamo? “Mezzo dentro e mezzo fuori. Nel senso che in questo album, rispetto al precedente, ho deciso di mettermi più a nudo. Oltre a tematiche sociali ci sono anche canzoni che raccontano esperienze personali. Questa era la mia intenzione anche a ‘Music Farm’: mettersi a nudo, perché in un momento di crisi musicale come questo non ci si può più trincerare dietro al fascino di un cantante che non sai com’è e ti regala le sue canzoni. In questo momento bisogna mettersi a nudo proprio per farsi riconoscere dalla gente e fare poi in modo che ti riconoscano nelle canzoni, che diano un valore diverso alle canzoni che scrivi. Quindi, come dicevo all’inizio, sono un po’ fuori dalla periferia di ‘Siamo tutti là fuori', ma anche un po’ dentro perché ci sono alcune canzoni molto personali e intime”. Possiamo definire il tuo primo disco, “Sorriso nucleare”, un po’ più “dolce”, e questo più “nero”. Sei d’accordo? “Possibile. Sicuramente è più rock, nonostante il rock non precluda a melodie, che in questo disco ci sono. Ma il vestito è ruvido, rock, vintage, sporco. Ci sono giusto quattro strumenti in ogni canzone, al massimo cinque se necessitavo di aggiungere un arco, un Rhodes o un Hammond. Quindi sì, questo album è più ‘nero’”. “Un mondo perfetto” non contiene soltanto brani originali, ma anche tre cover: “Sei bellissima”, “Pensiero stupendo”, che nelle versioni originali erano interpretate da voci femminili (Bertè e Patty Pravo) e “Lulù & Marlene” dei Litfiba. Come ti sei trovata a confrontarti con una voce maschile? “Piero Pelù non sa quanto ha significato per me. I Litfiba, quelli prima del grande successo, per intenderci quelli di “17 Re” e “Desaparecido” - l’album da cui ho preso ‘Lulù & Marlene’ - mi hanno segnata artisticamente. Io ascoltavo ’17 Re’ e ho deciso di fare la cantautrice. Quando Piero cantava: ‘prendi la mia mano e vieni via / ti porterò lontano’ dentro di me ho detto: ‘ok Piero, vengo’. ‘Lulù & Marlene’ è una canzone straordinaria, lui ha una grande vocalità e ho deciso di rifarla perché già l’avevo inserita nei miei concerti. Una volta l’ho incontrato e mi ha detto ‘tu c’hai una bella tromba di voce’, nel senso che avevo una voce potente. Io sono pugliese ma a 18 anni mi sono trasferita a Firenze – a parte per studiare Ingegneria – proprio perché era la culla di questa musica dall’anima dark, con gruppi come Litfiba, Diaframma e Luci Ferme”. Indubbiamente “Music Farm” ti ha dato un ulteriore slancio di popolarità. Come stai vivendo questo momento di successo, ti senti invasa nella tua privacy? “Cerco di mantenerla tale. Non sono quasi mai in giro da sola. E’ ovvio che è un tipo di popolarità strana. E forse la più bella, perché mi hanno conosciuta sia dal punto di vista umano che dal punto di vista musicale. Quindi non incontro soltanto persone che dicono ‘ah, quella è Dolcenera’, ma aggiungono sempre qualcosa, tipo ‘certo che hai un caratterino’, oppure ‘hai una voce stratosferica’. Mi fa piacere tutto questo, perché ho raggiunto il mio obiettivo: farmi scoprire e conoscere per quello che sono, sia caratterialmente - con tutti i miei difetti e pregi - sia musicalmente. E in questo modo ho potuto evitare eventuali false etichette che possono avermi affibiato, tipo che sono un prodotto costruito. Dentro a ‘Musci Farm’ penso di aver dimostrato proprio l’opposto”. Se dovessero proporti di tornare a Sanremo, accetteresti o provi del rancore verso questa manifestazione che non ti ha riconfermata l’anno scorso? “Sai, Sanremo non è una persona sola, ogni volta l’organizzazione cambia. Comunque mi ha dato tanto e non lo rinnegherò mai. Se avessi una canzone di cui sono convinta, sì, ci tornerei”. Come saranno i tuoi concerti? “Eseguirò i pezzi di quest’album, di ‘Sorriso nucleare’ e in più qualche cover come ad esempio ‘Anima fragile’ di Vasco Rossi”. Rimanendo in tema di cover, c’è una tua canzone che vorresti qualcuno rifacesse? “Vorrei che Vasco interpretasse ‘Qualche volta’”. Beh, Vasco cantava "Ogni volta"… “Sì, ma la mia è una canzone più notturna, che parla di quando resti solo con te stesso e cerchi di darti delle risposte, a volte inutili”. Cosa vuoi fare da grande? “Voglio investire sul 'sogno Dolcenera', continuare a fare questo mestiere, essere ascoltata e capita, che è poi quello che cerchiamo un po’ tutti, non solo gli artisti ma tutti quanti. Vorrei quindi riuscire a comunicare come vorrei con le mie canzoni. Questo vorrei fare da grande: altrimenti, se non ci dovessi riuscire, farei la camionista”.
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