"Tu hai l’argento, Anita" (in memoria di Anita Pallenberg)

Nel terzo anniversario della morte
"Tu hai l’argento, Anita" (in memoria di Anita Pallenberg)

Oggi, tredici giugno 2020, sono trascorsi tre anni dalla scomparsa di Anita Pallenberg, una delle figure femminili che più influenza hanno esercitato sul rock (come lei forse solo Christa "Nico" Paffgen, Pattie Boyd, Yoko Ono, Courtney Love e Nancy Spungen). E' uscito da poco un libro, "She's a Rainbow: The Extraordinary Life of Anita Pallenberg", scritto da Simon Wells, che ne racconta la vita.

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Una nostra lettrice ci ha inviato questo ricordo-tributo ad Anita che pubblichiamo con piacere.

 

Hey babe, what’s in your eyes? Sembrano luci di aeroplano, diamanti estratti da una miniera.
Bella, brillante, cosmopolita: Anita Pallenberg, tra gli anni ’60 e ’70, è la forza catalizzatrice all’origine di innumerevoli avvenimenti e congiunzioni artistiche; modella e attrice, musa di registi nella Roma della dolce vita, animatrice della scena newyorkese che gravita intorno
alla figura di Warhol, contornata di avanguardisti dell’area londinese.
“Sai... prima che ti ritrovi a 80 anni alle 3 di notte senza riuscire a ricordare com’era avere pensieri a 20 anni e un cuore a 10.” 
Semplicemente Anita. Una vera forza della natura che fa capitolare uomini illustri e fra i più desiderati. Vive una tormentata storia d’amore con Brian Jones, membro fondatore del sound dei Rolling Stones, fino a quando, intorno al ’67,
quest’ultimo, risucchiato in un vortice di dipendenze, non arriva ad assomigliare al fantasma di sé stesso. Si consuma quindi il divorzio con la band e allo stesso tempo anche Anita si allontana sempre più, inevitabilmente catturata dalla forza attrattiva che si crea fra sé e Keith Richards, compagno di band e amico di Jones. Il chitarrista descriverà il magnetismo di quel momento con queste parole: “La verità è che guardavo Anita e poi guardavo Brian, tornavo a guardare Anita e pensavo: non ci posso fare nulla. Non avrò altra scelta che mettermi con lei.”
"You got the silver" è contenuto nell’album del ’69 degli Stones “Let it bleed”. Ironia della sorte vuole che Brian Jones, poco prima di morire, suoni l’autoharp in questa ballata blues che Keith scrive e canta per Anita, questa donna che ha l’argento vivo, dalla quale è ormai totalmente assorbito: "you got my heart, you got my soul". Un sentimento e una passione di cui Richards si nutre e nei quali si immerge, feeling foolish.
Grintosa e spiritosa, puoi anche prendermi in giro, Anita. What’s that laughing in your eyes? I don’t care... ti perdono tutto. Perché ormai il tuo amore mi ha accecato, ma non
importa. Decine di volte canterò per te questa canzone, decine di volte penserò ai tuoi occhi lucenti mentre la canterò. Lo farò ancora nel 2006 al Beacon Theatre di New York, con l’immancabile sigaretta in una mano e il mio amico Ronnie che mirabilmente mi accompagnerà con la sua slide guitar.

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Saranno 12 anni di passione, amore, viaggi intorno al mondo, incontri e felicità condivisa. Figli dati alla vita e che ci restituiscono vita. Versi che fuoriescono dalla mia penna e dai tuoi occhi splendenti. E saranno anche tempeste, Anita, insondabili dolori, e silenzi che non romperemo mai, dipendenze che ci incateneranno, abissi strazianti dai quali non riemergeremo insieme. E tu avrai il mio amore, ma per noi sarà il capolinea. Sarà tutto questo, e ci farà a pezzi.
Ma non ancora babe, non adesso. Perché adesso... tu hai l’argento.

Emanuela Cristo

 

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