Who, quando Keith Moon fece esplodere la batteria sul palco (iniziando a rovinare l'udito di Pete Townshend). Video

Successe nel 1967, in occasione di un passaggio a uno show televisivo americano: una grancassa piena di polvere da sparo deflagrò alle spalle del chitarrista, e...

Who, quando Keith Moon fece esplodere la batteria sul palco (iniziando a rovinare l'udito di Pete Townshend). Video

Anni passati sui palchi con muri di amplificatori Marshall alle spalle, serrate session in studio e una vita consacrata alla musica - oltre al "concerto più rumoroso di sempre", quello tenuto al Charlton Athletic Football Club di Londra il 31 maggio del 1976, che secondo il Guinness dei Primati riversò sulla platea una bordata sonora da 126 decibel, misurata a oltre 30 metri dal palco: di fatto, il volume prodotto da un jet al decollo, appena sotto la soglia del dolore stabilita per gli umani - non sono esattamente il viatico ideale alla conservazione di un udito perfetto: Pete Townshend ha ammesso da anni di essere affetto da sordità parziale a da acufene, due delle condizioni più comune da chi le orecchie le usa per passione e per lavoro - tra gli artisti nostri connazionali, Caparezza è stato tra i primi a parlarne.

I timpani del chitarrista degli Who, tuttavia, non sono stati messi a dura prova solo dall'inevitabile stile di vita da rockstar: a infliggere uno dei più micidiali colpi alle facoltà auditive dell'autore e motore musicale della band di "My Generation" è stata l'esuberanza scenografica - se così la si può definire - dell'ormai scomparso batterista della leggendaria formazione britannica, Keith Moon.

Nel novembre del 1967 gli Who centrarono, con "I Can See for Miles", quello che resterà il loro unico singolo capace di entrare nella top ten di vendita americana: Roger Daltrey e compagni avevano preparato il terreno presso le platee d'oltreoceano con un tour congiunto con Eric Burdon e gli Animals, che qualche mese prima aveva fatto tappa anche al Monterey Pop Festival, la storica maratona entrata nell'immaginario collettivo grazie alla performance di Jimi Hendrix, conclusasi con l'iconico rogo della sua Stratocaster sul palco.

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Il genio delle sei corde di Seattle non era l'unico, all'epoca, a infierire sugli strumenti, anzi: erano stati proprio i quattro di "The Kids Are Alright", che già allora potevano contare su un solida fama di demolitori di backline, a ispirare Hendrix per il finale del suo set.

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Tra gli impegni degli Who negli USA era stato fissato - per il 17 settembre - anche un passaggio allo Smothers Brothers Comedy Hour, show televisivo della CBS condotto dai cantanti folk Tom e Dick Smothers che, all'epoca, rappresentava uno degli appuntamenti preferiti dal pubblico giovane e alternativo, tanto da essere schierato dal network come controprogrammazione alla punta di diamante del proprio principale concorrente, il più che istituzionale "Bonanza" della NBC: per il proprio passaggio davanti alle telecamere dell'emittente più seguita degli Stati Uniti Daltry e Townshend pensavano a qualcosa di esplosivo da sfoderare durante l'esecuzione dell'immancabile "My Generation", ma la differenza, letteralmente, la fece Keith Moon.

"Quello degli Smothers Brothers era uno show piuttosto radicale, furono loro a chiederci di distruggere gli strumenti", ricordò anni fa lo stesso chitarrista nel corso di un'intervista all'emittente musicale VH1: "Keith convinse il responsabile degli effetti scenici di creare una cannone da nascondere nella sua grancassa". Durante le prove la trovata pirotecnica non diede problemi particolari: "Andò tutto bene, fece molto fumo e un tonfo sordo", spiegò Townshend, "ma Keith disse ai tecnici: 'Bisogna aumentare la carica'".

Il direttore di scena del programma, Bob LeHendro, diede seguito alla richiesta del batterista. A Moon, tuttavia, rimase il dubbio che le disposizioni di sicurezza del network potessero stroncare il suo progetto di finale davvero col botto. E così, una volta terminato l'intervento di LeHendro, provvide personalmente ad aumentare la carica esplosiva del cannone-grancassa, già potenziata rispetto alle prove dallo staff della CBS. Il risultato fu esplosivo nel vero senso della parola:

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Dopo aver sfondato uno degli amplificatori con il manico della chitarra, Townshend inizia sfasciare lo strumento sul pavimento dello studio proprio davanti alla grancassa di destra, quella carica di esplosivo: Keith Moon alza il piede sul bordo del fusto e pochi attimi dopo Townshend viene investito in pieno dalla deflagrazione. 

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Il chitarrista - che, in seguito, ammise di aver iniziato a soffrire di problemi all'orecchio sinistro dopo l'accaduto - riemerse dal fumo dell'esplosione visibilmente stordito, con i capelli letteralmente spostati da una parte del capo dalla forza d'urto. Il primo ad avvicinarlo fu Tom Smothers, il cui ingresso in scena era previsto dalla scaletta dopo il set degli Who. Townshend lo avvicinò come in tranche, facendo cadere lo sguardo sulla chitarra che aveva al collo. Gliela strappò dal collo e sfasciò pure quella, con il visibile disappunto del proprietario.

Gli effetti collaterali dello scherzo sfuggito di mano a Moon li patì anche Bette Davis - anche lei tra gli ospiti della serata, che durante il set degli Who stata aspettando nei camerini il suo turno di entrare in scena: spaventata dal rumore dell'esplosione, la star di Hollywood perse i sensi dietro le quinte, rientrando così di diritto nel novero delle vittime - insieme a una telecamera, un monitor da studio, la chitarra del povero Tom Smothers e, ovviamente, l'udito di Townshend - di una delle più pericolose trovate sceniche messe in atto da uno dei più pericolosi batteristi della storia del rock.
 

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