Francesco Guccini, in arrivo il compleanno. In un'intervista parla dei colleghi cantautori.

L'ottantesimo compleanno di Francesco Guccini si avvicina (sarà il 14 giugno), e sono già iniziate, in anticipo, le celebrazioni.
Francesco Guccini, in arrivo il compleanno. In un'intervista parla dei colleghi cantautori.

Questa sera alle 18 sarà trasmessa in streaming qui la "festa" organizzata dal Comune di Modena, con la partecipazione di Ligabue. E oggi sul "Corriere della sera" è uscita una lunga intevista di Aldo Cazzullo che, a chi conosce bene il cantautore, non regala grandi rivelazioni, particolarmente sul versante della musica.


Di "La locomotiva" spiega che nacque da 

"Una suggestione letteraria, non politica".

A proposito di "Stagioni", il suo tributo a Che Guevara, precisa:

"Se avessi discusso con il Che, non ci saremmo trovati d’accordo".

Dei suoi inizi con la musica, racconta:

"Vedemmo un film dove una band suonava in un campo scout femminile: cinque ragazzi e tremila ragazze. All’uscita ci dicemmo: mettiamo su un complesso pure noi. Victor Sogliani, il futuro fondatore dell’Equipe 84, scelse il sax, che non aveva mai suonato in vita sua. Un altro affittò un contrabbasso. Pier Farri, che era il più dovizioso di denaro, volle la batteria. Io comprai una chitarra con le 5 mila lire che mi passò mia nonna Amabilia. A suonarla imparai da solo. Me l’aveva costruita Celestino, un falegname di Porretta Terme, che mi aveva dato anche un quadernetto con i pallini che mostravano dove mettere le dita per gli accordi. Ero felicissimo: alla fine di quel pomeriggio sapevo già accompagnare due canzoni".

Di quando, giornalista per "La Gazzetta di Modena", intervistò Domenico Modugno, ricorda:

"Ero giovane e saputello: lo attaccai; feci, come dicono a Bologna, lo sborone".

E dei suoi inizi con la musica:

"Caterina Caselli era capitata a Porretta Terme subito dopo il successo di Sanremo. Qualcuno le disse che c’era un ragazzo che scriveva canzoni. Ascoltò 'Per fare un uomo', che poi ha cantato lei, e 'Auschwitz', che mi fece portare in tv. L’altro presentatore della trasmissione era Giorgio Gaber, che aveva invitato un ragazzo di Catania: Francesco Battiato. Non si chiamava ancora Franco".

E aggiunge:

"Con Gaber siamo diventati amici. Battiato lo ritrovai al Club Tenco: era un barzellettaro formidabile. Come Bruno Lauzi. Con Fabrizio De André c'era rispetto reciproco. Sono stato molto amico di Claudio Lolli, grande poeta, grandissimo autore di canzoni, meglio di me. Di Lucio Dalla non sono mai stato veramente amico, vedevamo la vita in modo troppo diverso. Però sulla barca di Dalla, a Capri, sono diventato amico di Zucchero. Con Ligabue non ci conoscevamo, mi chiamò lui per farmi recitare nel film 'Radiofreccia'. Vasco Rossi una sera capitò a Bologna, nell'osteria Da Vito, per dirmi che era entusiasta di "L'avvelenata' . Io detesto "L’avvelenata". Una canzoncina. Non capisco perché abbia avuto tutto questo successo".

 

Qualche mese fa è stata pubblicata la prima parte di un disco-tributo a Francesco Guccini prodotto da Mauro Pagani, "Note di viaggio" (qui la recensione di Rockol). L'uscita della seconda parte dell'album, inizialmente prevista per questo mese di giugno 2020, è stata rimandata a dopo l'estate.

Dall'archivio di Rockol - La storia di "Radici" di Francesco Guccini
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