"Imagine" di John Lennon: una canzone (purtroppo) per tutte le stagioni

Qualche riflessione sull'uso e l'abuso del brano-simbolo dell'ex Beatle

"Imagine" di John Lennon: una canzone (purtroppo) per tutte le stagioni

"Non è mia intenzione prenderla alla leggera, ma mi fa venire in mente la canzone 'Imagine' di John Lennon. E' stata suonata il giorno del mio insediamento. Penso che chiunque ascolti quella canzone per intero pensi: che ne diresti di un mondo in cui la gente interagisse in maniera diversa, che ne diresti di un mondo in cui non ci fossero tutte le restrizioni con cui siamo costretti a convivere oggi? Ma non c'è ancora, un mondo così.
Stiamo facendo grandi progressi, lo credo davvero. Io penso che i movimenti di protesta stessi, le proteste pacifiche, siano l'essenza del modo in cui progrediamo; le riforme applicate nell'ambito del Dipartimento di Polizia di New York sono un progresso, un progesso autentico. Ma a quelli che dicono 'diminuiamo i fondi della polizia' risponderei che questo non sarebbe un passo avanti".


Sono parole del sindaco di New York Bill De Blasio, prounciate in conferenza stampa qualche giorno fa, nei giorni dei disordini e delle proteste per l'uccisione di George Floyd.

Al di là del contesto e della congruenza della citazione, fa malinconia il modo in cui "Imagine", la canzone di John Lennon, viene evocata, utilizzata, sfruttata per qualsiasi evenienza. E' come se nessuno l'avesse mai ascoltata davevro, e (per quelli che non capiscono le parole ascoltandola), come se nessuno ne avesse mai letto per davvero il testo.
E' stata intesa come una canzone pacifista e comunista ("no possessions"), ma è stata persino cantata davanti al Papa a dispetto della frase "imagine... there's no religion". E' stata, appunto, presa per buona da qualsiasi fazione, schieramento, movimento.
E' stata ricantata da Joan Baez e Diana Ross, da Neil Young ed Emeli Sande, da Lady Gaga a Baku nel 2015

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e secondo il sito specializzato in cover Secondhandsongs ne esistono oltre 400 versioni documentate.


"Imagine" deve la sua origine in parte a una poesia di Yoko Ono ("Cloud piece") scritta nel 1963 e pubblicata nel suo libro del 1964 "Grapefruit": "Imagine the clouds dripping. / Dig a hole in your garden to / Put them in.", e in parte a un libro di preghiere cristiane regalato a Lennon dall'attore Dick Gregory. Come spiegò John in un'intervista a David Scheff per "Playboy" nel 1980,


"E' nell'idioma cristiano, ma puoi applicarla dappertutto. Il concetto è quello della preghiera positiva. Se vuoi prendere un'auto, prendi le chiavi dell'auto. Capisci? Se puoi immaginare un mondo pacificato, allora può essere vero".

Lo stesso Lennon, però, ne aveva in precedenza parlato come di una canzone di contrapposizione:

"E' contro la religione, contro il nazionalismo, contro le convenzioni, contro il capitalismo... ma siccome è zuccherosa, è accettata".

La glassa di zucchero è nel testo, nella melodia, nell'arrangiamento, nella produzione (curata da Lennon e Ono con Phil Spector); la canzone, registrata nel maggio e nel luglio del 1971, fu pubblicata nel secondo album da solista di John Lennon, al quale diede il titolo, uscito subito dopo l'estate del 1971 (il 9 settembre negli USA; l'8 ottobre in UK).

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Ed è certamente la glassa di zucchero che ha funzionato da vaselina per far arrivare dovunque "Imagine", una canzone purtroppo ormai così inflazionata da risultare insopportabile (la stessa sorte che sta toccando, purtroppo, a "Heroes" di David Bowie).

Pochi mesi dopo, nel giugno del 1972, Lennon sarà molto, molto meno zuccheroso nelle canzoni di "Some Time in New York City"; ma la vera "alternativa", quella senza glassa di zucchero, ad "Imagine" sarà "Bring on the lucie (Freda peeple)", uscita su "Mind games" nel novembre 1973: leggete qui il testo e ascoltatela qui sotto. (fz)

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