Music Biz Cafe, parla Davide D'Atri (presidente e ad di Soundreef)

'E' proprio nei momenti di crisi che le aziende devono dimostrare leadership e voglia di innovare e investire'

Music Biz Cafe, parla Davide D'Atri (presidente e ad di Soundreef)

Davide D'Atri, presidente e amministratore delegato di Soundreef, è stato ospite di Music Biz Cafe, il video appuntamento di Rockol che vede i protagonisti del settore musicale italiano fare il punto, a colazione, sui temi più importanti all'ordine del giorno della filiera creativa e dell'intrattenimento.

"I numeri sono tragici: -100% sui concerti, -100% sui pianobar, e perdite importanti anche riguardo il settore della musica di sottofondo e sui dischi venduti", ha spiegato D'Atri a proposito della crisi che ha investito il settore del diritto d'autore a causa dell'emergenza sanitaria da Covid-19: "C'è anche una perdita di fatturato pubblicitario generato dalle radio, perché emittenti radiofoniche e televisive private pagano il diritto d'autore sulla base del loro fatturato pubblicitario. Speravamo nella compensazione dell'online per far fronte a queste perdite, ma non è stato così: gli utenti premium delle piattaforme streaming sono cresciuti, ma in percentuali impercettibili rispetto a quello che sarebbe servito. Parliamo di una situazione che, riguardo a concerti e discoteche, durerà: c'è qualche timido annuncio riguardo i concerti in autunno, ma preferisco non ascoltarli. Non sappiamo come reagirà il pubblico del live, psicologicamente, e se le vendite dei biglietti registreranno i sold-out ai quali eravamo abituati prima. Noi proiettiamo questa situazione fino alla fine dell'anno e, addirittura, alla prima parte del 2021".

"Con Soundreef, dopo alcuni giorni di scoraggiamento, abbiamo preso questa situazione come un'opportunità per continuare a innovare e crescere", ha proseguito D'Atri, parlando delle scelte compiute della società di collecting che guida: "Durante le crisi le aziende possono e devono dimostrare leadership, dando prova di come sia possibile uscire dal pantano. Ai nostri autori iscritti abbiamo anticipato il 50% del loro guadagno, già a pochi giorni dall'istituzione del lockdown, e non abbiamo mandato in cassa integrazione nessuno: questo è il momento di lavorare, di produrre e di innovare. E di continuare a investire". 

La situazione che accomuna il settore in tutti i paesi occidentali non avrà conseguenze indentiche ovunque: "La perdita del 30-40% del fatturato annuo, in questo settore, si ritroverà nella quasi totalità dei paesi occidentali, dove le misure anti-Covid adottate si sono rivelate molto simili. Ci sono però paesi che hanno una capacità finanziaria molto importante, come Stati Uniti, Inghilterra e Germania: quando si muovono risorse di tali proporzioni, l'effetto si sente. E purtroppo casi come questi aumenteranno ulteriormente questo tipo di divario: chi è ricco diventerà ancora più ricco e chi è povero lo diventerà ancora di più. Ecco perché chi parte in svantaggio deve essere ancora più motivato nel dimostrare coraggio e tirare fuori delle idee".

Pandemia a parte, secondo D'Atri le condotte disinvolte in termini di rispetto del diritto d'autore delle nuove, grandi piattaforme digitali rappresentano - soprattutto per il mercato europeo - una gravissima minaccia all'intero comparto: "Esistono leggi che regolano il diritto d'autore su queste piattaforme, e sono anche abbastanza chiare, ma queste piattaforme hanno un atteggiamento illecito e irrispettoso nei confronti dei titolari dei diritti stessi: io sono davvero molto arrabbiato, e credo che questa sia una battaglia che l'industria musicale debba affrontare in maniera compatta", ha concluso D'Atri, "Fortnite a parte, che nelle ultime settimane ha fatto notizia grazie ai live virtuali, parliamo di TikTok, che non paga un euro di diritti pur basandosi sulla musica: è una cosa inaccettabile che non deve più accadere. E' un illecito civile e penale in tutti i paesi occidentali. Negli USA esistono meccanismi giuridici che portano chi si comporta così a pagare danni in maniera esponenziale a quello che avrebbero dovuto pagare: in Europa è molto più complicato, ed è forse questo il problema che dovrebbe essere affrontato per prima. Qui quando si chiedono i danni ai colossi informativi stranieri come risarcimento si ottiene semplicimente quello che già sarebbe spettato, o solo poco di più. Ripeto: è inaccettabile".

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