"Una canzone come gli 883": l'ascolto di Rockol

Un disco-tributo alla poetica di Max Pezzali

"Una canzone come gli 883": l'ascolto di Rockol

Al netto delle ottime intenzioni del progetto, che già abbiamo raccontato qui, e anche al netto della partecipazione alla realizzazione del video dell'amico e collega Tito Faraci (ma per il video ci sarà da aspettare, mentre l'audio lo trovate qualche riga più sotto), ero piuttosto ansioso di ascoltare "Una canzone come gli 883", che da quel che avevo letto mi aveva incuriosito.
In quanto sostenitore dichiarato in tempi insospettabili (e in tempi in cui a dirlo si passava per pirla, come dicono a Milano) della poetica degli 883, e in quanto pressoché solitario - fra quanti facevano il mio lavoro - estimatore dei testi di Max Pezzali (poi per fortuna è arrivato Edmondo Berselli, che nel 1999 nel suo "Canzoni - Storia dell'Italia leggera" mi ha fatto capire che forse non ero poi così pirla), mi interessava capire come fosse riuscito quello che dal comunicato  si presentava come un omaggio e un tributo, attraverso un testo-pastiche, all'ispirazione delle parole delle canzoni scritte da Pezzali.

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Com'è, dunque, questa "Una canzone come gli 883"?
Direi che il testo fila liscio, benché la formula del collage - il gioco è cogliere tutti i riferimenti precisi alle canzoni del duo - rischi di declassare a "luoghi comuni" quelli che invece erano spunti suggestivi e puntuali riferimenti a dialoghi e situazioni tipiche della provincia italiana degli anni Ottanta ("tranquillo siam qui noi", "tacchi a spillo e sguardo da star", "il gol tu non lo segnerai", "i Roy Rogers come jeans", "una quotidiana guerra", "gli anni d'oro", "il mito di Happy Days"...).
Meno felice è la musica che lo accompagna, che manca - a mio avviso - dell'efficacia melodica delle composizioni di Pezzali, e soprattutto non coglie la singolare e personale scansione metrica che dello stile compositivo di Pezzali è sempre stata la caratteristica più interessante e innovativa.
Ma anche così, e considerato che la canzone gode della "benedizione" di Pezzali, che ha preso parte alla sua realizzazione, non posso certo fare troppo lo schizzinoso. E accolgo questo omaggio e tributo come una conferma del fatto che, più di vent'anni fa, forse non ci avevo visto male.

(Franco Zanetti)

Dall'archivio di Rockol - Max Pezzali, videointervista per 'Canzoni alla radio'
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