David Gilmour e Johnny Rotten: storia di una collaborazione mancata (per poco)

Nonostante la celebre t-shirt con la dichiarazione di odio nei confronti dei Pink Floyd, l'iconoclasta ex leader dei Sex Pistols sfiorò un duetto con lo storico sodale di Roger Waters: 'Devi essere uno stupido per dire che non ti piacciono'

David Gilmour e Johnny Rotten: storia di una collaborazione mancata (per poco)

L'inizio della storia è arcinoto, ma vale sempre la pena ricordarlo, in sintesi: è l'agosto del 1975, e Bernard Rhodes - produttore, discografico e (all'epoca futuro) manager dei Clash, che all'epoca collaborava con Malcolm McLaren - si aggira per King's Road, cuore pulsante della Londra più alla moda. Il suo sguardo incrocia un diciannovenne magrissimo, con i capelli colorati di verde e con indosso una maglietta con scritto sopra, a mano, "Odio i Pink Floyd". Era John Lydon, che di lì a poco avrebbe adottato il nome di battaglia di Johnny Rotten. Fu amore (artistico) a prima vista: Rhodes lo nota e lo invita per una bevuta a un pub insieme a McLaren. "Parlava da stronzo, ma in modo intelligente", ricorda il manager, che solo qualche giorno dopo lo spedì in sala prove con Steve Jones e Paul Cook. E fu così che nacquero i Sex Pistols.

Nel '77 il gruppo dà uno scossone alla storia del rock con "Never Mind the Bollocks" e quella t-shirt - o, meglio, la filosofia che si presume fosse sottesa al messaggio impressoci sopra - diventa leggenda: "Il movimento punk era forse anche una reazione alla scelta delle case discografiche di concentrarsi su ciò che consideravano una fonte di reddito garantita, piuttosto che correre rischi con artisti nuovi – laddove negli anni Sessanta avrebbero scritturato qualsiasi cosa avesse i capelli lunghi, anche un cane da pastore", ammise Nick Mason nella sua prima autobiografia, "Inside Out", "Uno dei messaggi del punk era che si potevano fare dischi per trenta sterline e pochi spiccioli. Per quanto noi potessimo simpatizzare con le loro posizioni, dal punto di vista della generazione punk eravamo comunque dall’altra parte della barricata. Allora ero solito dire: 'Ovviamente non volete che il mondo sia popolato solo da dinosauri, ma sarebbe veramente un’ottima cosa se ne lasciaste sopravvivere qualcuno".

Benché già all'epoca il discorso fosse ben più complesso e sfaccettato che una semplice questione di tifoseria, la vulgata che venne comunemente accettata fu quella dell'o di qua o di là: agli occhi del punk i Pink Floyd non erano altro che uno dei più visibili simulacri dell'establishment, e - in quanto tali - da dissacrare.

Trentacinque anni dopo il direttore di The Quietus John Doran intervistò John Lydon per The Stool Pigeon. E fu lo stesso ex frontman dei Sex Pistols, che giusto un paio d'anni prima calcarono per l'ultima volta i palchi in occasione di un stringa di concerti presso alcuni grandi festival estivi europei, a chiarire una volta per tutte quale fosse la sua reale considerazione per la band di David Gilmour e Roger Waters.

"Bisogna essere davvero stupidi per dire che non ti piacciono i Pink Floyd: hanno fatto delle grandi cose. E anche un po' di spazzatura", ammise Lydon: "Amo 'The Dark Side of the Moon'. E mi viene in mente quando erano ancora con Syd Barrett. Sono cresciuto con tutti i tipi di musica".

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"Quello che non mi piaceva di loro era la pretenziosità", aggiunse Lydon: "C'era quell'aura tipo 'Oh, siamo così fantastici che non c'è spazio per nessun altro'. Poi però li ho incontrati, i ragazzi del gruppo: vado d'accordo con loro, perché non sono affatto così. C'è stato qualche fraintendimento e una rappresentazione distorta della faccenda da parte della stampa: non sono meglio di te. Per la verità, sono proprio come me e te".

Poi la rivelazione bomba riguardo la mancata collaborazione con il chitarrista dei Pink Floyd: "David Gilmour l'ho incontrato un po' di volte, e penso sia un tipo davvero a posto. Due anni fa è passato da Los Angeles e mi ha chiesto di unirmi a lui per eseguire dal vivo qualcosa da 'The Dark Side of the Moon'. La proposta mi ha eccitato moltissimo. Cioè, no: sarebbe stato carino, ma in un angolo della mia testa mi sarebbe rimasto il dubbio 'cosa diavolo ci faccio qui?'. Ma ci sono andato così vicino. Avevo l'impressione di cercare di diventare una persona pretenziosa. Ho molte perplessità riguardo le jam session. Proprio non mi piacciono, ma quella volevo farla. Non davanti a 20mila persone, però. In studio a cantare ci sarei andato, ma in pubblico no. In privato, mi piacerebbe andare con lui in studio a fare qualcosa".

Perché - come lo stesso Lydon ribadì nel 2018 a Guido Andreutto nel corso di un'intervista rilasciata a Repubblica:

"Non ce l’ho mai avuta con i Pink Floyd. Non sono di certo i miei nemici. Con David Gilmour poi ho sempre avuto un’ottima intesa. Io volevo puntare sul rifiuto delle istituzioni. I Pink Floyd erano intoccabili come la regina, non si poteva criticarli. Facevano parte del sistema. Io invece muovendomi in modo libero ed urlando, criticavo"

Mai fidarsi delle scritte sulle t-shirt...
 

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