Un’estate senza ballare? Centinaia di discoteche potrebbero non riaprire

I gestori dei club lanciano l'allarme: 'Siamo stati i primi a chiudere, e gli ultimi lasciati senza protocolli e date per la riapertura'. A rischio una filiera da 90mila addetti per un giro d'affari da 4 miliardi l'anno

Un’estate senza ballare? Centinaia di discoteche potrebbero non riaprire

di Lorenzo Tiezzi

Dal 15 giugno, anzi dal weekend successivo, in Puglia, se i dati sulla pandemia Covid-19 contineranno ad essere favorevoli, si ballerà. La capienza sarà molto ridotta (- 40%), ci saranno termoscanner all'ingresso, sanificazioni delle superfici, bicchieri monouso, personale con guanti e mascherine e saranno privilegiate le prenotazioni online, per evitare file all'ingresso. Anche il Veneto, guidato dall'ex PR Luca Zaia, sta preparando linee guida per ricominciare a ballare da metà giugno. 

La situazione in molte delle altre regioni è però molto diversa. Tanti locali romagnoli si stanno riconvertendo in ristoranti con musica pur di aprire in qualche modo, mentre in Sicilia le disco riaprono, ma con il divieto di ballo. Ben Dj, professionista giramondo del mixer, venerdì 5 e sabato 6 giugno è in Versilia, ma solo per regalare il suo sound alla cena musicale dell'esclusivo Twiga di Marina di Pietrasanta. Ogni weekend in Italia ballavano circa 4.7 milioni di persone. I locali sono circa 2.500, fanno lavorare 90mila persone e fatturano circa  4 miliardi  l'anno (dati FIPE). Non è un settore grande e potente, quello dell'intrattenimento, e interessa soprattutto agli under trenta, che in Italia sono sempre di meno. Ma soprattutto d'estate, il divertimento è parte integrante della filiera del turismo. Lasciarlo senza prospettive condanna alla chiusura centinaia e centinaia di aziende.

"Pur essendo stati i primi a chiudere, non abbiamo avuto nessun aiuto specifico. Oggi ci sono date e modalità di riapertura per tutti i settori tranne che per le discoteche. Cosa abbiamo fatto di male?", Maurizio Pasca, presidente del SILB, la principale associazione del settore, non si dà pace. "Abbiamo proposto al governo date diverse a seconda dell’andamento dell’epidemia Covid-19 nelle regioni. In alcune di esse la politica sta collaborando con chi gestisce locali. Ma il governo continua ad ignorarci. Eppure abbiamo presentato un protocollo tecnico-scientifico elaborato con un infettivologo del Lazzaro Spallanzani di Roma".

Anche con le discoteche chiuse al Nord dal 23 febbraio scorso, in realtà gli assembramenti non mancano. Se i problemi provocati dai gilet arancioni erano  difficili da prevedere, martedì 2 giugno, tra Codogno e il centro di Roma, il mancato distanziamento creato da manifestazioni istituzionali e politiche è stato tollerato. Non è andata così in Piazzale Arnaldo, a Brescia. Prevedendo un grande afflusso di avventori in piedi nel primo weekend di libertà, i gestori dei bar della zona avevano chiesto in anticipo aiuto al Comune. L'aiuto delle forze dell'ordine non è arrivato per tempo. Oggi si beve, ma solo seduti, dando ragione a chi crede che la "movida" porti sempre problemi.

"Chi gestisce una discoteca e non un semplice bar si occupa da sempre anche di sicurezza", spiega Antonio Gregori, che proprio a Brescia fa ballare al Circus  e al Molo. "Fino a qualche giorno fa ero abbastanza ottimista, da questa settimana lo sono un po' meno. Gli unici spazi chiusi, senza protocolli e senza date precise sono le discoteche. Spero si possa riaprire entro breve tempo, in sicurezza, salvaguardando però lo spirito del divertimento e le tante persone che lavorano con noi. Se in una prima fase ci sarà qualche regola regola in più, la seguiremo come facciamo sempre". 

Se gestire il distanziamento sociale nelle piazze non è facile, le discoteche potrebbero rappresentare una soluzione al logico bisogno di divertimento di chi di sera e di notte vuol divertirsi.  "La Spagna e quindi Ibiza si stanno preparando alla ripartenza, per poi arrivare alla alla normalità", continua Paolo Battaglia che gestisce l'Hotel Costez di Cazzago - BS e il #Costez di Telgate - BG. "Quella che oggi frequenta le disco è una generazione molto tranquilla, ma oggi non ci sono prospettive di divertimento, anzi di vita sociale. Se ballare con la mascherina potrebbe essere sicuro, perché non farlo?". 

I top dj, in questo periodo difficile, sono dei privilegiati, ma non è facile neppure per loro. "Lavorare nell'intrattenimento senza avere ottimismo e voglia di rialzarsi sarebbe impossibile per chiunque. Ogni giorno, parlo della normalità non di oggi, ci sono ostacoli enormi, solo che non si vedono", racconta il marchigiano Samuele Sartini, che in questo periodo sta lavorando su tanti diversi progetti musicali: "Fare il dj vuol dire saper stare in mezzo agli altri, ma saper anche creare musica da soli”.

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