Kurt Cobain e i R.E.M.: l’ammirazione per Michael Stipe, l’amore per ‘Automatic for the People’ e quella dedica speciale

"Credo che ci sarebbe stata senz’altro qualche tipo di collaborazione tra noi e i Nirvana, se le cose fossero andate avanti così”, ha raccontato il bassista dei R.E.M., Mike Mills, diversi anni fa a David Buckley per il suo “R.E.M. Fiction”.

Kurt Cobain e i R.E.M.: l’ammirazione per Michael Stipe, l’amore per ‘Automatic for the People’ e quella dedica speciale

Alcuni aspetti del legame tra il frontman dei Nirvana e i R.E.M. sono più noti, altri meno. È risaputo, ad esempio, che pochi minuti prima di togliersi la vita quel 5 aprile del 1994 Kurt Cobain avesse nello stereo l’ottavo album in studio della band di Athens, tra i più amati dai fan e dalla critica, “Automatic for the People”; così come ha fatto il giro del mondo la notizia che Peter Buck, addetto alle sei corde dei R.E.M., e la famiglia Cobain fossero vicini di casa a Seattle o che uno dei brani di “Monster”, l’ideale seguito di “Automatic for the People”, “Let Me In”, sia rivolto al compianto leader dei Nirvana e a lui dedicato. Non tutti sanno, però, quanta influenza la formazione capitanata da Michael Stipe abbia avuto cu Cobain. Si legge in “R.E.M. Fiction” di David Buckley, pubblicato nel 2002 da Arcana: “In Stipe, Cobain aveva trovato un modello. Ormai stanco dell’attuale sound dei Nirvana, Cobain aveva cercato un approccio più sperimentale. Così come i R.E.M. si avvicinavano a un suono più rock, lui guardò ad ‘Automatic for the People’ e scoprì grandi possibilità”.

Nell’aria c’erano anche progetti concreti, che si sono poi infranti contro la tragica scomparsa della voce di “In Bloom”, di collaborazione. Sempre il testo di David Buckley riporta infatti che Michael Stipe e Kurt Cobain avevano discusso insieme della possibilità di fare un tour congiunto e di incontrarsi per pensare a qualche attività comune. “Credo che ci sarebbe stata senz’altro qualche tipo di collaborazione tra noi e i Nirvana, se le cose fossero andate avanti così”, ha raccontato a Buckley il bassista dei R.E.M. Mike Mills. Quando addirittura all’inizio del 1994 Cobain annullò tutto quello che aveva in calendario, l’unico appuntamento che il simbolo del grunge per eccellenza salvò era stato proprio il “progetto musicale” pensato con il gruppo di “Imitation of Life”: “Stipe era arrivato al punto di spedire a Kurt i biglietti aerei per Atlanta, per una session prevista per la metà di marzo”. Ma l’idea rimase in piedi per poco, perché “all’ultimo momento – si legge in “R.E.M. Fiction” – Cobain annullò tutto e la collaborazione con colui che Kurt vedeva “come un uomo che aveva gestito il proprio successo in maniera umana” sfumò.

Così, ai R.E.M., dopo il 5 aprile, di Cobain restava solo il pensiero e nell’album della band statunitense successivo alla sua morte, “Monster”, la formazione non si è scordata del rocker. “In ‘Let Me In’, un momento gelido come nessun altro della loro opera, i R.E.M. danno l’estremo saluto a Cobain e lo seppelliscono in un mare di suono”, scrive ancora David Buckley, ricordando che per l’album la band ha utilizzato una delle chitarre di Kurt, che la vedova dell’artista, Courtney Love, aveva voluto regalare a Peter Buck. Il pensiero di cosa sarebbe potuto uscire da uno studio di registrazione in grado di accogliere Cobain e Stipe insieme rimane. “Le promesse sono dolci”, canta la voce dei R.E.M. in “Let Me In”, ma non sempre la vita è in grado di sostenerne il peso. Direbbe, passando a più fiabesche dimensioni, il celebre regista giapponese Hayao Miyazaki dietro a capolavori come “La città incantata” e “Il mio vicino Totoro”: “Nel mio cinema si sogna molto, ma la realtà ha sempre l’ultima parola”.

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