Come "Sirius" degli Alan Parson Project divenne la intro dei Chicago Bulls di Michael Jordan

La storia del brano della band inglese che ha accompagnato i trionfi del cestista più grande di tutti i tempi.
Come "Sirius" degli Alan Parson Project divenne la intro dei Chicago Bulls di Michael Jordan

Nessun dubbio che la docu-serie sportiva 'The Last Dance', dedicata all'epopea sportiva della icona della pallacanestro a stelle e strisce Michael Jordan e a quella della sua squadra, i Chicago Bulls, sia stata uno degli eventi televisivi più importanti in questa primavera vissuta all'insegna delle norme dettate dal Coronavirus.

Tra i molti ingredienti che hanno fatto parte delle dieci puntate del documentario, ve ne sono alcuni musicali. Uno riguarda la canzone dei Pearl Jam, “Present Tense”, che accompagna le ultime, toccanti, immagini del film; un altro riguarda l'amicizia tra Dennis Rodman, uno dei molti campioni di quella squadra, e Madonna e Eddie Vedder, sempre a proposito di Pearl Jam. Ma quello che ricorre più spesso, seppure sullo sfondo, è quello riguardante la musica che accoglieva l'entrata in campo - a luci spente – dei Chicago Bulls nel loro palasport. Questa canzone è “Sirius” degli Alan Parsons Project. 

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Il brano, strumentale, è la prima traccia dell'album "Eye in the Sky" che l'Alan Parson Project pubblicò nel 1982. Accadde che due anni più tardi, Tommy Edwards, un disc jockey di Chicago che era anche la voce ufficiale dei Chicago Bulls, quando sentì "Sirius", racconta a NBC Sports, si ritrovò a pensare: "Più lo ascoltavo, e più pensavo 'Aspetta un minuto. Questa potrebbe essere la canzone dei Bulls.'” Il giorno seguente si comprò il vinile di “Eye in the Sky” e iniziò a provare l'annuncio della formazione dei Bulls sulla musica di “Sirius”.

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A quell'epoca, le presentazioni erano pura e semplice routine con un sottofondo musicale appena accennato. Nel 1977, il secondo anno in cui Edwards lavorava con i Bulls, si iniziarono ad abbassare le luci all'annuncio della formazione, una mossa che venne vista come rivoluzionaria per quei tempi. Lentamente, lui iniziò a mescolare la musica con l'annuncio. Provò a presentare la squadra con la musica di "Thriller" di Michael Jackson oppure con quella della sigla della serie televisiva di grande successo 'Miami Vice'. Ma niente dava a Edwards quella scossa che stava cercando, finché non arrivò "Sirius". Lui la spiega così:

“Poiché ha molte parti fantastiche nella sua intro, una nuova parte di chitarra o un crescendo, ha funzionato alla grande.”

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Michael Jordan arrivò a Chicago nel 1984. Il suo primo anno coincise con il debutto di "Sirius" come inno di apertura della squadra. Edwards ammise ai taccuini del Chicago Sun-Times:

"Io sapevo solo che avrebbe funzionato. Poi, quando effettivamente funzionò, e il modo in cui la folla rispondeva, mi fece sentire davvero bene. I Bulls la amarono immediatamente. Michael la adorava. Da allora questa è stata la musica dell'annuncio della formazione.”

"Sirius" diventò l'inno della squadra di basket di Chicago, ma Parsons ne era del tutto all'oscuro, come dichiarò a Variety:

"Alla fine, il fatto che i Bulls la stessero usando, mi venne a conoscenza quando diventò popolare. Penso che forse il 75 per cento delle persone che la sentiva non aveva idea di chi avesse scritto e registrato quel brano musicale".

Sebbene Parsons ammetta che "sarebbe stato bello essere stati contattati" prima di usarla, fu contento del modo in cui le cose andarono a finire, specialmente considerando quanto lontano la canzone si era allontanata dalle sue origini, come spiegò una volta: "Pensai a questo breve riff, perché fosse una fantastica introduzione strumentale per “Eye in the Sky". Aggiungendo che "certamente" non l'aveva mai immaginato come il tema musicale di una squadra di basket.

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A causa di un accordo di licenza con le leghe dei campionati sportivi professionistici, i musicisti traggono pochissimo profitto dalle canzoni che vengono suonate negli stadi. Parsons non ha quindi ricevuto da "Sirius" gli introiti che ci si potrebbe immaginare. Ciononostante, ora, la canzone è tornata sotto la luce dei riflettori grazie, come detto, al documentario 'The Last Dance'. Il 71enne musicista inglese ci ha scherzato sopra:

"Hanno sicuramente chiaro che avrebbero fatto un uso sostanziale di “Sirius" (in 'The Last Dance'), quindi per una volta mi pagheranno".

Sebbene il musicista non segua lo sport, è molto orgoglioso del suo legame con la storia dell'NBA.

"È incredibile. Sono molto orgoglioso che sia così, soprattutto perché un tema sportivo è stato l'ultimo dei miei pensieri quando la scrissi. Anche se (i fan) potrebbero non conoscere l'identità dell'artista, è senza dubbio il brano musicale più suonato che io abbia mai inciso."

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