Paul McCartney: i concerti annullati, i voucher e le polemiche. Parla Mimmo D'Alessandro

Il promoter fa chiarezza sulla vicenda del tour europeo cancellato dall'ex Fab Four e spiega: 'I provvedimenti del governo tutelano una filiera da 300mila persone'

Paul McCartney: i concerti annullati, i voucher e le polemiche. Parla Mimmo D'Alessandro

Più che i commenti espressi via social - e le polemiche scaturite dall'adozione del sistema dei voucher - seguiti alla cancellazione delle due date del tour di Paul McCartney che avrebbero toccato l'Italia i prossimi il 10 e il 13 giugno prossimi rispettivamente a Napoli (piazza del Plebiscito) e a Lucca (Lucca Summer festival), annullato a causa della pandemia da Covid-19, a ferire Mimmo D'Alessandro - titolare insieme ad Adolfo Galli della società organizzatrice degli eventi, la D'Alessandro e Galli - è stata la morte di un sogno: "Ci stavamo lavorando da cinque anni. Portarlo nella città dove sono nato, Napoli, era un progetto che inseguivo da tutta una vita". Poi l'emergenza sanitaria ha costretto il mondo del live a cambiare i propri programmi. La soluzione trovata dal governo - quella, appunto, dei voucher, buoni non nominali (quindi non legati all'identità del titolare, a differenza dei biglietti per spettacoli ad affluenza superiore alle 5000 unità) che sostituiscono il rimborso utilizzabili per acquistare biglietti di altri spettacoli organizzati dallo stesso promoter dello show cancellato - ha fatto discutere i fan dell'ex Fab Four, che, sul Web, hanno chiesto il tradizionale rimborso. Mimmo D'Alessandro, al proposito, al telefono con Rockol ha fatto il punto della situazione.


In una recente intervista al Fatto Quotidiano ha detto: "I biglietti di Paul McCartney costavano da 80 a 230 euro e chi li ha acquistati se li poteva permettere, insomma parliamo di un target preciso"...

Se la gente ha capito così chiedo scusa, non era nelle mie intenzioni offendere nessuno, ma c'è stato un fraintendimento. Mi metto nei panni di chi si è arrabbiato, probabilmente nella stessa situazione mi sarei arrabbiato anch'io, ma non accetto gli insulti, perché quello che è successo non è stato causato da malagestione. In quarant'anni di attività in questo settore non ho mai truffato nessuno, sono sempre stato più che corretto. Questo è stato un disastro che ha sconvolto tutto il mondo. I voucher ci servono per tenere in piedi una filiera. Senza, crollerebbe tutto il nostro settore. Le aziende che si occupano dell'organizzazione dei concerti fallirebbero e, di conseguenza, non ci sarebbe più nemmeno l'opportunità di sfruttare il voucher. In quel caso sì che i soldi andrebbero persi. Il voucher è un'opzione prevista dalla legge, e meno male che è stata prevista, perché per chi fa il nostro lavoro la liquidità adesso come adesso è un enorme problema.

McCartney e il suo staff sanno delle polemiche?

Con il suo manager ci sentiamo tre volte al giorno, stiamo continuando a lavorare. Quindi ovviamente sì, lo sanno, e sono dispiaciuti. Il voucher non piace nemmeno a loro, ma capiscono la situazione. E' un'opportunità che si coglie per tenere in piedi una filiera. Faremo sicuramente qualcosa per andare in aiuto a chi ha aiutato il nostro settore, e lo faremo in modo assolutamente consentito dalla legge.

Prima che le date di McCartney fossero annullate, quanto aveva speso D&G per organizzarle?

Esattamente non saprei dire, ma per certo so che solo in tasse, per le date di Napoli e Lucca, avevamo pagato 500mila euro. Soldi che lo stato non mi ridarà indietro, e che potremo recuperare solo lavorando, quando potremo.

Il tour è stato cancellato dall'artista, non da voi: non esiste un'assicurazione per questo genere di eventualità?

Paul McCartney ha aspettato fino all'ultimo ad annunciare l'annullamento. Poi, quando si è reso conto che il tour europeo non avrebbe potuto aver luogo in nessun modo, l'ha comunicato. Per questo genere di eventualità occorre stipulare polizze con un anno e mezzo di anticipo, molto diverse da quelle standard, che di solito vengono stipulate un paio di mesi prima dell'evento.

Come vengono impiegati i soldi dei biglietti cancellati che grazie alla modalità dei voucher potete trattenere?

Vengono impiegati per l'organizzazione dei futuri eventi: vorrei fosse chiaro che non finiscono nelle mie tasche, ma restano congelati per le operazioni future e per i cachet degli artisti. E non solo. Per dire, noi abbiamo anche già dato degli anticipi a dei fornitori, che speriamo non falliscano, perché altrimenti - quei soldi - non li rivedremo più. E' tutto molto difficile, eppure - a proposito di McCartney - quello che mi spiace di più è che un mio sogno sia stato stroncato. Alle polemiche non voglio pensare: non voglio cantarmela e suonarmela, ma D'Alessadro e Galli, dopo quarant'anni di attività in questo settore, è diventata un'eccellenza. E non ha mai fregato una lira a nessuno...

Data la situazione attuale, qual è la condizione economica di D&G? 

Per come stanno le cose possiamo reggere ancora un anno, forse un anno e mezzo, ma non di più. Perché più si è grandi più i problemi sono grossi. Del resto anche FCA ha chiesto 6 miliardi di aiuti al governo, no? Noi siamo infinitamente più piccoli, ma abbiamo trenta dipendenti, e la cassa integrazione la stiamo anticipando noi. E per fortuna ci sono i voucher, che non sono nemmeno un aiuto - per come sono messe le cose - ma almeno una boccata d'ossigeno...

Crede che, per mezzo dei voucher, i grandi organizzatori di concerti siano stati aiutati maggiormente rispetto ad altri settori dell'industria musicale? Se sì, secondo lei perché è stata presa questa decisione?

I voucher non hanno aiutato solo noi, ma anche il settore del turismo, dato che vengono emessi anche lì. Sinceramente non mi aspettavo un aiuto di questo genere, da parte del governo: per me è stata una bella sorpresa. Senza sarebbe stata una catastrofe: tanti avrebbero perso il lavoro, molte aziende avrebbero chiuso, e la musica dal vivo si sarebbe fermata. Non ci sarebbero stati più concerti per almeno tre o quattro anni. Perché non tutto è sempre dovuto...

Data la natura del voucher, è possibile ipotizzare, per il futuro, una diminuzione delle prevendite in favore di un aumento degli acquisti last minute?

Chi ama la musica continuerà ad acquistare in anticipo. In un solo giorno, il primo disponibile, su 42mila biglietti venduti in prevendita per le date di McCartney a Lucca e Napoli abbiamo licenziato 12mila voucher. E' bene specificare che questa soluzione è legata a questa emergenza, e basta: l'anno scorso annullammo il concerto di Elton John all'Arena di Verona e rimborsammo senza problemi. Qui, però, si sta parlando di una pandemia.

E' stata presa in considerazione la possibilità di rendere il voucher più appetibile agli occhi del pubblico, magari aumentando il valore di valore di un tot % o di associarvi benefit accessori?

Il voucher è un'opportunità che ci è stata data dal governo, quindi no, l'abbiamo colta e applicata così come è stata creata, ma stiamo già lavorando per offrire dei benefit a chi ha creduto in noi. A costo di ripetermi, c'è in gioco l'esistenza di una filiera. Quello che è successo è un disastro, e davanti a un disastro trovo sia giusto che ci si aiuti gli uni con gli altri, soprattutto tra attori della stessa filiera, che solo in Italia impiega oltre 300mila persone.

Per una realtà come quella di D&G, esistono modalità di organizzazione di eventi Covid-safe - come quelle indicate dal dpcm del 17 maggio - economicamente sostenibili?

Vorrei rispondere a questa domanda come Mimmo D'Alessandro, e non come rappresentante della D'Alessandro e Galli: no, per noi sarebbe impossibile, e vorrei spiegarlo facendo un esempio pratico. Supponiamo che voglia organizzare, a queste condizioni, un concerto in Piazza Napoleone a Lucca [la venue storica del Lucca Summer Festival]. Nel limite delle mille presenze vanno inclusi anche lo staff, i tecnici e gli addetti, quindi - con una crew di 200 persone - mi resterebbero da vendere 800 biglietti. Per le norme di distanziamento sociale sarei obbligato a predisporre solo posti a sedere, e per farlo - per 800, appunto - mi servirebbero almeno 5000 metri quadri. Per quella che è la superficie sfruttabile di Piazza Napoleone, mi sarebbe possibile metterne duecento al massimo. A queste condizioni, non riuscirei a pagare nemmeno il palco, e nemmeno se l'artista suonasse gratis. A meno, ovviamente, di non prendere sovvenzioni statali: nel caso, ovviamente, il discorso sarebbe diverso. A me, però, andrebbe bene fino a un certo punto, perché credo che la musica debba mantenersi da sola.

(dp)

Dall'archivio di Rockol - La storia di “RAM” di Paul McCartney
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