Così i concerti in streaming potrebbero diventare un business

I primi esperimenti italiani di concerti virtuali a pagamento, spiegati. Non solo una possibile risposta allo stop forzato ai live, ma anche una potenziale risorsa per il futuro. Parlano gli artisti.

Così i concerti in streaming potrebbero diventare un business

"Stiamo ragionando sulla creazione di una piattaforma italiana che consenta di offrire a tutto il mondo la cultura italiana a pagamento, una sorta di Netflix della cultura", aveva detto il Ministro per i beni, attività culturali e turismo Dario Francescini a metà aprile, con teatri, cinema e club chiusi a causa dell'emergenza coronavirus e le istituzioni culturali e gli artisti spinti dal lockdown a sfruttare la potenzialità enorme del web per la diffusione di contenuti tra spettacoli in streaming e concerti virtuali in diretta. Che fine abbia fatto quel "Netflix della cultura" non è dato saperlo, al momento. Ma il mondo dello spettacolo - e in particolar modo quello della musica, tra i settori più colpiti dalla crisi - sembra essersi organizzato già da sé. Dopo i primi esperimenti oltreoceano e oltremanica, è sul punto di iniziare anche in Italia la fase 2 dei concerti in streaming. Non più dirette social gratuite, trasmesse su Facebook o Instagram, ma esibizioni online a pagamento che rappresentano non solo una possibile risposta allo stop forzato ai live (potranno riprendere solo dal 15 giugno: un massimo di 1000 spettatori per gli eventi all'aperto e 200 per quelli al chiuso, purché sia garantito il rispetto della distanza tra le persone di almeno un metro) ma anche una potenziale risorsa per il futuro.

Enrico Pieranunzi, 70enne pianista romano tra i protagonisti più noti della scena jazzistica internazionale (nel corso della sua carriera ha inciso oltre 70 dischi e collaborato con musicisti come Chet Baker, Charlie Haden e Lee Konitz), lo scorso 7 maggio ha annunciato insieme alla sua agenzia International Music and Arts quattro concerti in streaming a pagamento, domestici (cioè trasmessi da casa sua) ma non amatoriali. 3,99 euro per il singolo concerto, 14 euro per l'abbonamento ai quattro live (trasmessi sul sito dell'agenzia e su quello di Pieranunzi), "per sottolineare che la musica ha un proprio valore culturale, sociale ed economico". Il biglietto si acquista tramite carta di credito sul sito del musicista o su quello dell'agenzia e dopo aver effettuato il pagamento si rifece una password da utilizzare per poter accedere allo streaming. I concerti rimangono online e possono essere visti anche in differita. Il ricavato dalla vendita dei biglietti viene spartito tra il musicista, l'agenzia e i due tecnici che collaborano con Pieranunzi alla realizzazione dei live.

Il primo concerto (dedicato al repertorio del compositore barocco Domenico Scarlatti) è stato trasmesso in streaming lo scorso mercoledì, il secondo (con composizioni dello stesso Pieranunzi) andrà in onda oggi a partire dalle 18.30. Il terzo, un omaggio alle colonne sonore dei film di Fellini (per l'occasione rivisitate in chiave jazz), è in programma il 3 giugno. Il quarto, con una selezione dei brani composti dal pianista in questi mesi, andrà in streaming il 10 giugno. "L'idea di fare dei live virtuali a pagamento è nata dalla mia agenzia, che me l'ha proposta a fine aprile. Mi è sembrata subito interessante. Le esibizioni, che durano più di un'ora, non sono improvvisate, ma studiate nei piccoli dettagli come avviene con i veri concerti", spiega Pieranunzi a Rockol. Per l'occasione, in una stanza della sua abitazione il musicista ha fatto costruire un vero e proprio set con riprese audio e video professionali: "I parametri, per quanto riguarda la risoluzione audio e video, sono i migliori possibili", sostiene il pianista, "abbiamo dovuto fare molte prove per prevenire al massimo il problema della stabilità della connessione e offrire al pubblico un'esperienza quantomeno discreta, non da Lady Gaga (ride) ma dignitosa". Al primo dei quattro concerti, racconta Pieranunzi, hanno assistito circa 130 utenti: "Tutto sembra aver funzionato bene".

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Sabato 30 maggio sarà la volta dell'esperimento del milanese Venerus, astro nascente della scena soul ed elettronica italiana (ha collaborato con Gemitaiz e Franco126 e partecipato alla produzione di diverse tracce dell'ultimo album di Ghali - abbiamo parlato dei suoi progetti in questa intervista). Organizzato da Radar Concerti e Milano Digital Week in collaborazione con Dice, la piattaforma di ticketing che in piena emergenza coronavirus ha inaugurato la Dice Tv (per scoprire e trasmettere eventi in streaming), il concerto si svolgerà al Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci di Milano. Inizierà alle 21, durerà un'ora e lo si potrà seguire su Dice. Il costo del ticket virtuale - acquistabile tramite carta di credito sull'app della piattaforma - è di 5,50 euro, ma al momento non è dato sapere quanti biglietti siano stati venduti per l'evento.

"Sono curioso di vedere che tipo di impatto avrà questa performance sul pubblico. Io in primis non vedo l'ora che arrivi sabato perché mi manca esibirmi", dice Andrea Venerus. Il musicista - classe 1992 - non sarà solo: con lui ci saranno anche Mace (produttore già al fianco di Marracash, Salmo, Fabri Fibra e Gué Pequeno, tra gli altri) ed Enrico Gabrielli (polistrumentista, compositore e produttore, noto ai più per essere uno dei membri dei Calibro 35 e per le sue collaborazioni con Afterhours, Baustelle, A Toys Orchestra), chiaramente a distanza di sicurezza. "Non avendo un pubblico in carne e ossa di fronte a me con cui condividere l'esperienza, ho deciso di preparare qualcosa di più intimo, con i musicisti rivolti l'uno verso l'altro", anticipa Venerus sulla performance.

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Questi primi esperimenti italiani arrivano dopo iniziative che all'estero sono state promosse da artisti come Erykah Badu e i BTS, la boy band sudcoreana molto popolare soprattutto tra i giovanissimi (il gruppo è al settimo posto della classifica IFPI, organizzazione che rappresenta l'industria discografica nel mondo, relativa agli artisti che hanno venduto più dischi a livello globale nel 2019). La cantautrice statunitense, star dell'r&b contemporaneo, ha deciso di provare a monetizzare le sue esibizioni online lanciando una piattaforma battezzata "Badu's quarantine concert series: Apocalypse, Live from Badubotron". Il biglietto per il primo show della serie, tenuto a marzo, costava un dollaro (circa 90 centesimi di euro). Quello per il secondo 2 dollari (circa 1,80 euro). Quello per il terzo, trasmesso in streaming ad aprile, 3 dollari (2,70 euro). La cantante si esibisce dalla sua camera da letto, ma i live sono tutt'altro che amatoriali: ha trasformato la stanza in uno studio, con microfoni, telecamere e luci. Ad accompagnarla ci sono altri musicisti: "È un esperimento, una prova di fattibilità. Invece di passare dai servizi di streaming tradizionali, che si fanno pagare dagli utenti e poi pagano me, l'artista, 10 e 30 centesimi, adesso possono entrare io direttamente in affari con la gente che mi ascolta", ha detto. E a chi l'ha accusata di voler trarre profitto da esibizioni virtuali ha risposto: "Criticate iTunes quando acquistate la musica lì? No, non l'avete mai fatto. La differenza è che io non vi sto dando solo una traccia. Vi sto dando uno spettacolo con la cura dei miei spettacoli dal vivo". Quanto ai BTS, la band ha annunciato che il 14 giugno farà un live in streaming a pagamento della durata di 90 minuti (lo speciale dedicato al gruppo, composto da una serie di concerti d'archivio, trasmesso in streaming gratuitamente su YouTube dal 17 al 19 aprile, ha totalizzato 50 milioni di visualizzazioni). Grande attesa e curiosità, perché si tratta del primo concerto in streaming a pagamento di un gruppo che fa numeri importanti anche fuori dal web (all'inizio di aprile i BTS avrebbero dovuto dare il via al loro nuovo tour mondiale, con date nelle arene e negli stadi, ma è stato rimandato a causa dell'emergenza coronavirus).

Chissà che questi primi test non contribuiscano a stimolare la curiosità del settore sulle potenzialità di distribuzione multipiattaforma della musica live, lui cui fruizione potrebbe continuare a seguire via alternative - e teoricamente remunerative - anche una volta terminata del tutto l'emergenza sanitaria. Presto, probabilmente, sapremo se ci saranno le premesse giuste.

di Mattia Marzi

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