Perturbazione: “Riscriviamo la canzone d’amore parlando di insicurezze e paure” - Video

La band torinese racconta il nuovo album “(dis)amore”, un concept sui sentimenti e sulla vita di coppia: “È il progetto più ambizioso della nostra carriera”. Per Rockol suonano “Io mi domando se eravamo noi”.
Perturbazione: “Riscriviamo la canzone d’amore parlando di insicurezze e paure” - Video

“L'amore è un cane che viene dall'inferno”: Bukowski sulla piccola miseria dell’uomo costruì buona parte della sua poetica. Il non detto, il lato oscuro, le distanze, il tempo rubato, il compromesso: tutti i volti più faticosi dell’amore trovano spazio in “(dis)amore”, il nuovo album dei torinesi Perturbazione, che tornano a quattro anni di distanza da “Le storie che raccontiamo”. E lo fanno con un concept di 23 canzoni, in uscita venerdì 29 maggio, che mette sotto la lente d’ingrandimento, dalla fase dell’innamoramento fino alla separazione, un rapporto di coppia. Un progetto dove anche le parentesi fanno parte della vita. “È nato per strati – racconta la voce della band, Tommaso Cerasuolo – ci siamo resi conto che avevamo tante canzoni d’amore in cui accendevamo la luce non tanto sui pieni suscitati dai sentimenti, ma sui vuoti, troppo spesso tralasciati. Confrontandoci sono nati diversi discorsi sul peso che le assenze hanno avuto nella nostra vita e, piano piano, è nata l’idea di realizzare un vero concept sull’amore e soprattutto sul disamore, su tutte quelle sensazioni con cui spesso non vogliamo fare i conti”.


Come se avessero una telecamera, i Perturbazione seguono i due innamorati dai primi entusiasmanti passi di “Le spalle nell’abbraccio” e “Le regole dell’attrazione”, quando il cuore batte e si è disorientati, fino al dolore catartico e agrodolce di “Io mi domando se eravamo noi”, che hanno suonato per Rockol, e “Assenze”, uno dei brani più significativi dell’album. “I due protagonisti possono avere qualunque età, qualunque sesso, questo non è importante – continua Cerasuolo – il tempo passa e la relazione - complici le mille distrazioni dentro e fuori il mondo attorno - cambia pelle e porta i due ad allontanarsi sempre più. Noi raccontiamo il tutto in musica, sembra quasi un film in cui il luogo del racconto è un grande palazzo. Ogni stanza è una canzone, uno sguardo su quelle due persone. È forse il progetto più ambizioso della nostra carriera perché non ha nulla a che vedere con il mercato musicale di oggi: è un album lungo, che richiede una certa attenzione anche se le canzoni sono corte e disegnano, ognuna, un microcosmo”. Quanto è autobiografico questo amore? “Siamo tutte persone fra i 45 e i 50 anni – ricorda il cantante – io mi sento un “sopravvissuto” nell’avere una relazione stabile e dei figli. Molte coppie, oggi, si disgregano con grande facilità. Dentro l’album c’è tanta letteratura, tanto teatro. Non è un caso che la prima fiamma di ispirazione sia arrivata dagli spettacoli di Leonardo Lidi allo Stabile di Torino. Lo spaesamento su se stessi è il vero tema e questo non può che avere qualche cosa, sempre e comunque, di autobiografico, perché riguarda tutti. Nelle relazioni spesso si è più gretti e meschini di quello che crediamo. Con queste canzoni vogliamo scardinare i luoghi comuni della canzone d’amore facendo uscire insicurezze e paure”.

È un disco che parla sottovoce, ma con fermezza. “Ha per lo più il gusto della sala prove, è una scelta – sottolinea l’artista – oggi ci siamo assuefatti a prodotti estremamente puntuali, a tratti asettici, esattamente come nel mondo delle foto ci siamo abituati all’intervento di photoshop per cambiare quello che abbiamo intorno. Dopo oltre trent’anni di carriera volevamo tornare alle origini seguendo sonorità che ci hanno contraddistinto, soprattutto all’inizio del nostro percorso. Volevamo più verità”. I sentimenti si intrecciano, inevitabilmente, con l’esistenza. “È difficile fare un bilancio sulla band e sulla mia vita – conclude Tommaso Cerasuolo – credo nel significato antico della parola talento, che non è tanto quello che sei bravo a fare, ma quello che non puoi non fare. Vivo in 75 metri quadrati con la mia famiglia e il gatto. Spesso mi interrogo sulla felicità, sul perché si debbano far tanti lavori diversi per realizzare quello che davvero si vuole, come questo album. Forse è necessario accettare o addirittura amare il disamore, quel gusto amaro che poi, però, può diventare dolce”.

(Claudio Cabona)

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