Canzoni italiane dal 2000 al 2020: “Sabato” di Jovanotti

Raccontiamo venti canzoni italiane pubblicate nell’ultimo ventennio, attraverso le schede scritte da Vincenzo Rossini.

Canzoni italiane dal 2000 al 2020: “Sabato” di Jovanotti

“Sabato” di Jovanotti, da “Lorenzo 2015 Cc.”, Universal, 2015

Centri commerciali con nomi astratti rivestiti di pareti verticali “sostenibili”. Multisala labirintici che proiettano a qualsiasi ora il film numero tre, sei e otto di qualche saga seriale. Acrobatiche luci led cangianti che trasformano isole di traffico e parcheggi immensi in “Blade Runner”. I club bunker. Le escape room. Le strade provinciali come alternanza di borghi spenti e giganteschi non-luoghi installati con tutta la loro prepotente magnitudine nei vuoti periurbani, ai margini di svincoli strategici e nuove autostrade private dove è impossibile non potersi fermare perché è impossibile evitarli. E perché non c’è nient’altro. Oltre la “Rotta per casa di Dio” degli anni Novanta di quello che Edmondo Berselli chiamò il “fast thought” di Max Pezzali, dove anche uno squallido itinerario notturno nel nulla padano poteva diventare un’avventura, il sabato degli anni Dieci è diventato una lotta alla sopravvivenza, un gioco di ruolo in cui restare in piedi pimpanti e vitali, una pantomima interiorizzata in cui raccontarsi ancora pieni di voglia di vivere, sogni, evasioni. Dirselo, fingerlo, costringersi a farlo in modo così convincente da sospendere per una notte il grigio topo del vivere feriale, e però ritrovarsi un vuoto dentro come una voragine, una tensione irricevibile che chiede solo che questo sabato finisca. “Vorrei che ritornasse presto un altro lunedì”.

Con “Sabato” Jovanotti – il più longevo storiografo del divertimento italiano degli ultimi trent’anni – è riuscito nel miracolo di cogliere, oltre le mere parole, la sensazione di quel che può voler dire uscire la sera, nell’Italia del precariato istituzionalizzato e della delega piena alla tecnologia, nella provincia-periferia d’Europa, sempre lenta nell’assorbire le nuove tendenze eppure sorprendentemente capace di inglobarle mantenendo la sua identità. Corsa e immobilità, percezione del futuro e sua negazione. “Sabato” è una allegra canzone triste, una dance imballabile. Provateci: c’è sempre un momento in cui il ritmo sembra troppo lento o il beat incespica. È l’ultimo capolavoro della produzione di Michele Canova per la musica di Jovanotti, prima che le loro strade si dividano: ha dentro la Romagna, la polka, la house zarra, lo spaghetti western, Gigi D’Agostino, gli stessi 883, la malinconia dei cantautori, virato tutto in un fluo un po’ triste, ripetitivo, l’umore di qualcosa che vuole considerarsi eccezionale pur essendo abituale.

È un brano iperrealista mascherato da inno al sogno di evasione integrato nell’infernale macchina capitalista: divertiti subito, non rinunciare a farlo, rifallo. È un sogno che vive ancora della trasfigurazione nelle storie degli eroi, ologrammi del cinema e del rock: gli “heroes” per un giorno di David Bowie, l’aritmetica perfetta del balletto di Michael Jackson in “Bad”, l’astronave senza pilota di “2001: Odissea nello spazio”, il gorilla di “King Kong”. Sublimare con l’immaginario del passato un presente sempre più ardito, fatto di bimbi da mettere a letto, cellulari che non smettono di controllarti un secondo, cecchini virtuali di una guerra (effettiva, costante e interiore) sempre più minacciosa, routine infernali, lavori spersonalizzanti a cui restare incatenati: “Quando non si lavora / è sempre sabato”. Un sabato che ha lo stesso grigio del lunedì, scandito da una melodia sintetica ipnotica e ripetitiva, una sirena post-militare che tiene il tempo. Viverlo, per forza: perché non si può non viverlo.

(testo: Lorenzo Cherubini, musica: Saturnino Celani, L. Cherubini, Riccardo Onori, Christiano Riganò / © Soleluna)

Vincenzo Rossini

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Domani scriveremo di “Amen” di Francesco Gabbani

Abbiamo già pubblicato:

“Roma-Bangkok” di Baby K

“Alfonso” di Levante

"Il timido ubriaco" di Max Gazzé

"La descrizione di un attimo" dei Tiromancino

"Tutti i miei sbagli" dei Subsonica

"L'ultimo bacio" di Carmen Consoli

"Xdono" di Tiziano Ferro

"Luce (Tramonti a Nord Est)" di Elisa

"Io sono Francesco" di Tricarico

"PadreMadre" di Cesare Cremonini

"Salirò" di Daniele Silvestri

"Charlie fa surf" dei Baustelle

"Vieni a ballare in Puglia" di Caparezza

"La notte" di Arisa

La scheda è tratta, per gentile concessione dell’autore e dell’editore, da “Unadimille – 1000 canzoni italiane dal 2000, raccontate”, edito da Arcana, al quale rimandiamo per le altre 980 schede.

(C) Lit edizioni di Pietro D'Amore s.a.s.

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