Canzoni italiane dal 2000 al 2020: “Roma-Bangkok” di Baby K

Raccontiamo venti canzoni italiane pubblicate nell’ultimo ventennio, attraverso le schede scritte da Vincenzo Rossini.

Canzoni italiane dal 2000 al 2020: “Roma-Bangkok” di Baby K

“Roma-Bangkok” di Baby K feat. Giusy Ferreri, da “Kiss Kiss Bang Bang”, Sony, 2015

Ha una sua ragione d’essere oggi, mentre scrivo, l’astio e il senso di rifiuto dei molti a cui bastano pochi secondi di un brano come “Roma-Bangkok” – quei synth in levare, la brezza marina – per sentire di essere stati intrappolati in un freeze frame che ha trasformato, fino a data ancora da definirsi, il pop italiano in un eterno reggaeton, una specie di dondolamento in moto perpetuo dentro sonorità che paiono un sedativo perfetto per un Paese (e un relativo sistema musicale) nel pieno di uno sbriciolamento culturale (nel 2019 la quasi totalità delle hit estive in Top 10 sono di estrazione latin-trap/reggaeton).

Eppure, a togliersi i calcinacci del pregiudizio di dosso, è difficile negare l’alchimia perfetta degli elementi, la pesatura aurea delle porzioni ritmiche, la loro abilità di riattivare la parte sensoriale dell’esperienza musicale, generando un sentore forte, concreto e primario di odori, caldo, sale e persino di libertà, quella di dueThelma & Louise calate nella post-provincia italiana degli anni Dieci.

Oggi che la nostra musica è già tutta vaporizzata dentro il globale, senza più il bisogno di “traduttori” (come poteva esserlo Mango, che dagli anni Ottanta ha ridipinto la world music in quadri di pop tricolore), latin-trap, reggaeton e dancehall reggae hanno cristallizzato il desiderio di evasione degli italiani in un unico loop, quattro-accordi-sempre-quelli, come un mixtape esistenziale ed eterno, una sola cadenza ritmica che fa pulsare il globo digitale, quale sia la traccia, la voce, il progetto musicale.

“Roma-Bangkok” non è certo il primo reggaeton pop italiano, ma è quello che ne coglie lo spirito universale per adattarlo a un racconto familiare di ciò che è il desiderio di fuga per un italiano, la sensazione di essere nelle condizioni di poter fare quello che si vuole, come se fosse la libertà personale l’ultimo orizzonte a cui questa società vuole ambire, la resistenza alle imposizioni, sempre più subdole, sempre più persuasive: “Partire e tornare / senza sapere quando / andata senza ritorno / ti seguirei fino in capo al mondo / all’ultimo secondo”. È fondamentale che le due voci siano Baby K e Giusy Ferreri: la prima nella piena trasformazione del suo percorso, da prima donna rap mainstream italiana a sirena latina, la seconda da sempre interprete di passioni disastrate e sentimenti più forti della ragione.

Così come la creazione del brano è un progetto ragionato e complesso, che coinvolge il talento liquido e naturale di Federica Abbate per la scrittura di refrain rapidi e memorabili, emanazione diretta del trionfo dell’electro-pop mondiale alla Sia o Ellie Goulding; i producer di razza e fiuto Takagi & Ketra, uno fondatore dei Gemelli Diversi, l’altro Boomdabash, l’hip hop che siede al tavolo con la cultura dancehall salentina per cesellare un suono ibrido implacabile, volatile e leggero.

Per i diffidenti è composizione da laboratorio, per i positivisti è sartoria: in ogni caso, è pop che infiltra ogni canale e diventa la tag di una stagione, un giro di quattro accordi sparato in una stereofonia virtuale da miliardi di altoparlanti sparsi tra le auto, le spiagge e le cuffiette, lungo speaker bluetooth portatili e musiche d’attesa di un call center, in un getto continuo, che sfida ogni protagonista di questo opprimente presente a non smettere mai di sentirsi sulla schiena la libertà di prendere e partire. I sogni, anno 2016: “Volerei da te, da Milano fino a Hong Kong / pssando per Londra / da Roma e fino a Bangkok / cercando te”.

(di Claudia Nahum, Rocco Hunt, Federica Abbate, Takagi & Ketra / © Blow Up Now/Mz Mgmt/SM Publ./Spiraglio di periferia / Universal)

Vincenzo Rossini

Caricamento video in corso Link

Domani scriveremo di “Sabato” di Jovanotti

Abbiamo già pubblicato:

“Alfonso” di Levante

"Il timido ubriaco" di Max Gazzé

"La descrizione di un attimo" dei Tiromancino

"Tutti i miei sbagli" dei Subsonica

"L'ultimo bacio" di Carmen Consoli

"Xdono" di Tiziano Ferro

"Luce (Tramonti a Nord Est)" di Elisa

"Io sono Francesco" di Tricarico

"PadreMadre" di Cesare Cremonini

"Salirò" di Daniele Silvestri

"Charlie fa surf" dei Baustelle

"Vieni a ballare in Puglia" di Caparezza

"La notte" di Arisa

La scheda è tratta, per gentile concessione dell’autore e dell’editore, da “Unadimille – 1000 canzoni italiane dal 2000, raccontate”, edito da Arcana, al quale rimandiamo per le altre 980 schede.

(C) Lit edizioni di Pietro D'Amore s.a.s.

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