Canzoni italiane dal 2000 al 2020: “Alfonso” di Levante

Raccontiamo venti canzoni italiane pubblicate nell’ultimo ventennio, attraverso le schede scritte da Vincenzo Rossini.

Canzoni italiane dal 2000 al 2020: “Alfonso” di Levante

“Alfonso” di Levante, da “Manuale distruzione”, Inri, 2014

Potrebbe lasciare attoniti l’ipotesi di parlare di uno “spirito del tempo” per una canzone come “Alfonso”, ma il suo successo improvviso e inaspettato conferma come, al di là del tono spassoso, abbia colto un’irrisolvibile e diffusa sensazione di disagio esistenziale, rispetto alla quale la memorabile imprecazione del ritornello – “che vita di merda!” – ha assunto una funzione di catarsi. Ancor più se a pronunciarla è la voce sensuale, ironica e insieme disperata di tal Levante, all’epoca pressoché sconosciuta siciliana di stanza a Torino, con un passato a Leeds e un’attitudine affine al nuovo cantautorato che si coagula proprio nel capoluogo piemontese attorno alla Inri (il talentoso Bianco, compagno di scuderia, co-firma il brano e produce l’esordio “Manuale distruzione”).

Dove la leggendaria “Tapparella” di Elio e le Storie Tese cantava le gesta di un imbucato a una festa in casa in cui non è gradito, qui la situazione sembra ribaltarsi, con la voce narrante che si costringe ad andare a una festa affollata di persone che grosso modo non conosce, circondata da una coltre di insicurezze che camuffa nevroticamente, con effetti comici (“Ho messo le scarpe da sera / e sembrerò seria e sembrerò in vena”). È una fotografia efficace di un’ossessione del post Duemila: la socializzazione costretta, il concepirsi esclusivamente “realizzati” se “inseriti”, anche controvoglia, anche quando lo stesso contesto che determina il posizionamento personale è percepito come qualcosa di urticante, fastidioso e irrilevante.

Levante inquadra questa sensazione in modo eccezionale, incarnando, con tagliente sarcasmo, il ruolo di una presenza invisibile, un cartoon che fischietta e canticchia un po’ per sembrare allegra e un po’ per adeguarsi al contesto, ma fondamentalmente resta inosservata. Una nemesi, insomma, raccontata alla perfezione: “Shalalà che gioia mi dà / stare in mezzo alla ressa / si parla di festa / tu ru ru, berrei volentieri un caffè / mi pestano i piedi da un’ora / ho le scarpe da sera ma non sono in vena”.

Nel pre-chorus la canzone alza lo sguardo sul contesto e, con un fendente micidiale, inquadra il vuoto di un tempo, la sensazione di trovarsi in un cul de sac relazionale, dissipando energie in un eterno esorcismo della solitudine: “Corre l’anno 2013, in mano alcolici... e niente più” (anche “La fine dei vent’anni” di Motta, tre anni più tardi, si muoverà su questo binario, dotandosi peraltro di un altro video su una festa in casa in cui lui si sente invisibile).

A quel punto la canzone si sofferma sul ritratto dell’umanità alla festa, raccontata con senso grottesco ma senza perdere l’opportunità di suscitare un sorriso tragicomico: il proprietario di casa che non si vede, un altro vestito in mutande e papillon, e poi il terrore subumano del trenino, sublimato in una geniale allusione intrisa di humor nero (“A, E, I, O, U, Y ... se ora parte il trenino mi butto al binario”). Fino al confronto con il festeggiato, Alfonso, un nome pressoché intentato nella canzone italiana, che Levante ha costretto a imprimersi nella memoria come un incolpevole anonimo, il ricordo di una sequenza caotica e spiacevole, di dissociazione profonda: “Alfonso, tanti auguri ma non ti conosco”. Scandita dal suono tintinnante (e super hip) dell’ukulele, “Alfonso” sarà un successo clamoroso, di quelli rischiosi. Levante non ne ha mai eguagliato i numeri, ma fortunatamente da lì si è costruita una carriera credibile e ben più varia.

(testo: Claudia Lagona, musica: C.Lagona, Alberto Bianco / © Curci/Metatron)

(Vincenzo Rossini)

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Domani scriveremo di “Roma-Bangkok” di Baby K

Abbiamo già pubblicato:

"Il timido ubriaco" di Max Gazzé

"La descrizione di un attimo" dei Tiromancino

"Tutti i miei sbagli" dei Subsonica

"L'ultimo bacio" di Carmen Consoli

"Xdono" di Tiziano Ferro

"Luce (Tramonti a Nord Est)" di Elisa

"Io sono Francesco" di Tricarico

"PadreMadre" di Cesare Cremonini

"Salirò" di Daniele Silvestri

"Charlie fa surf" dei Baustelle

"Vieni a ballare in Puglia" di Caparezza

"La notte" di Arisa

La scheda è tratta, per gentile concessione dell’autore e dell’editore, da “Unadimille – 1000 canzoni italiane dal 2000, raccontate”, edito da Arcana, al quale rimandiamo per le altre 980 schede.

(C) Lit edizioni di Pietro D'Amore s.a.s.

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Dall'archivio di Rockol - Rockol Awards 2017: l'esibizione di Levante Premio Speciale Artista dell'Anno
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