Canzoni italiane dal 2000 al 2020: “La notte” di Arisa

Raccontiamo venti canzoni italiane pubblicate nell’ultimo ventennio, attraverso le schede scritte da Vincenzo Rossini.

Canzoni italiane dal 2000 al 2020: “La notte” di Arisa

“La notte” di Arisa da “Amami”, Warner Music Italy, 2012

Un mezzobusto con Arisa in versione “Sincerità”, occhiali, caschetto e faccia sbarazzina, che fissa come incantata un’altra Arisa ripresa in camerino, vista di spalle, davanti a uno specchio che riflette, parzialmente riconoscibile, un volto pensieroso e un filo abbattuto. È la copertina di “Amami”, titolo programmatico: amatemi, prendetemi così come sono. In “Amami” c’è “La notte”, la grande scommessa di Rosalba: un brano di grande intensità interpretativa, il cui ruolo è togliere la maschera cartoonesca all’artista per rivelare una persona a tre dimensioni, vulnerabile, fragile e indolente, come siamo tutti. “La notte” ha a che fare con quel tipo di sensazione bloccante e inabilitante che non esplode ma si traduce in una stasi cronica, come un urlo continuamente strozzato, come accade in certi incubi. Giuseppe Anastasi, autore di gran parte del repertorio di Rosalba fino a quel punto, ha tradotto questo senso di soffocamento in un ritornello che non ha alcun picco né climax, che sfruttando l’incipit avversativo “ma quando arriva la notte, la notte” sembra riavvolgere il nastro della melodia su se stesso, suggerendo l’idea di uno sprofondare che si ripete, ciclico e insistente, ogni notte, alla stessa ora.

Anastasi era il compagno di Arisa prima che il successo cambiasse le loro vite: che le parole per descrivere la sofferenza di lei siano scritte da lui fa un certo effetto. Anche l’ambiente sonoro, costruito sotto la guida d’eccezione di Mauro Pagani, restituisce la sensazione dell’intimità: uno spazio sonoro notturno e sommesso, modellato per far trasparire ogni sfumatura del timbro diArisa, le sue incertezze, le cadenze tendenti al parlato, i momenti in cui invece la voce vorrebbe involarsi, senza farcela. Riconosciuta la delicatezza armonica della composizione, influenzata dal De Gregori pianistico, la riuscita del brano è tutta nell’exploit di Arisa, a prova della sua intelligenza interpretativa.

Sapendo che una partitura come questa ci mette un attimo a diventare patetica, Arisa ha lavorato nella direzione opposta, sottraendo enfasi dove il peso sta per aumentare, muovendosi dentro l’ombra senza la necessità di artificio né forzose esibizioni. Il pubblico ha colto la verità della performance e si è innamorato di questa Arisa contrita, in parte avvinta dal suo amore finito, in parte responsabile, riconoscendosi – uomo o donna – nel suo senso di sconfitta, lontano da machismi o da devozioni incondizionate, i peggiori cliché del pop italiano.

Arisa è quella “sconfitta a metà” dall’amore che, con abbagliante sincerità, ammette di non dormire da notti a causa di una “testa che fa il giro in cerca dei suoi perché”, puntualmente assalita da “un dolore che sale, che sale e fa male”, dalle ginocchia al fegato fino a procurare il vomito (e a pensarci bene, quanto è strabiliante il modo in cui Arisa riesce a rendere tangibile senza sfociare nel truce un’immagine tanto fisiologica?). Non è una canzone sull’amore, ma un elettrocardiogramma del malessere amoroso, focalizzato sugli effetti e non sugli eventi. Pertanto non poteva che arrivare seconda all’Ariston: poiché dentro il tugurio del sentimento che scandaglia ci siamo finiti in tanti, ma alla maggior parte di noi conviene ancora convincersi che sia meglio esorcizzare il dolore con una dose abbondante, ahimè, di sovrastima. Che a Sanremo 2012 si materializzò nel ruggito di Emma che urlava: “Non è l’inferno”. E già, non è l’inferno, ma fosse così semplice.

(di Giuseppe Anastasi / © Giuro/Pipshow/Warner Chappell)

(Vincenzo Rossini)

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Domani scriveremo di “Alfonso” di Levante

Abbiamo già pubblicato:

"Il timido ubriaco" di Max Gazzé

"La descrizione di un attimo" dei Tiromancino

"Tutti i miei sbagli" dei Subsonica

"L'ultimo bacio" di Carmen Consoli

"Xdono" di Tiziano Ferro

"Luce (Tramonti a Nord Est)" di Elisa

"Io sono Francesco" di Tricarico

"PadreMadre" di Cesare Cremonini

"Salirò" di Daniele Silvestri

"Charlie fa surf" dei Baustelle

"Vieni a ballare in Puglia" di Caparezza

La scheda è tratta, per gentile concessione dell’autore e dell’editore, da “Unadimille – 1000 canzoni italiane dal 2000, raccontate”, edito da Arcana, al quale rimandiamo per le altre 980 schede.

(C) Lit edizioni di Pietro D'Amore s.a.s.

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Dall'archivio di Rockol - Sanremo 2019, Arisa racconta "Mi sento bene"
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