Vasco Rossi, l'intervista integrale sul tour 2020 e i prossimi progetti

Il rocker di Zocca conversa con Milena Gabanelli.

Vasco Rossi, l'intervista integrale sul tour 2020 e i prossimi progetti

Trasmessa ieri in diretta sui social è stata pubblicata oggi sulle pagine del Corriere della Sera l'intervista che Vasco Rossi ha rilasciato a Milena Gabanelli. Nella chiacchierata il rocker di Zocca racconta le sue sensazioni dopo la notizia del rinvio al 2021 - a causa dell'emergenza coronavirus - dei cinque concerti che quest'anno lo avrebbero visto esibirsi sui palchi dei principali festival italiani, da Firenze Rocks a quello di Imola, passando per gli i-Days di Milano e il Rock in Roma (doppietta al Circo Massimo) e parla i suoi prossimi progetti - qui il video.

Un grande artista può permettersi di saltare una stagione o anche due, ma per tutti quelli che campano di questo, per cui saltare anche solo una data vuol dire non sapere come pagare l’affitto! Solo attorno a un tuo concerto ruotano quasi 1800 persone...
«Infatti, di solito la gente non lo sa».

Sono invisibili, è come se il concerto fosse rappresentato solo da chi è sul palco...
«Invece c’è un mondo di persone che lavora. È stato il pensiero che mi è venuto: come fanno tutti questi che rimangono senza lavoro, che hanno difficoltà molto più grandi delle mie dal punto di vista economico. Io posso stare un anno fermo».

E quindi cosa hai fatto?
«Avevamo pensato di fare un fondo di solidarietà dove noi artisti avremmo, ognuno secondo le proprie sensibilità, depositato delle cifre. Avevo sentito anche Jovanotti, erano tutti d’accordo».

Anche Laura Pausini, no?
«Sì, anche lei, io la chiamo Pausella, le voglio molto bene. Lei ha avuto l’idea di fare una lettera aperta e di firmarla tutti e chiedere aiuto a Conte, perché agli inizi di marzo quei lavoratori non erano neanche considerati».

No, li hanno considerati settimana scorsa e hanno stanziato un miliardo di euro per musica, teatro, cinema.
«Ecco, voglio pensare che sia stato anche grazie a noi artisti, dopo questa lettera che è stata firmata da tutti. Poi ci siamo detti: perché non costituire un fondo di sostegno per i lavoratori dello spettacolo? Ma il problema è a chi affidarlo: non c’era un’organizzazione, è una cosa abbastanza complicata».

Però c’è tra di voi la volontà di discuterne per dire: tiriamo tutti fuori un po’ di soldi?
«Sì, certo. Noi siamo disponibili, tutti gli artisti, penso. Intanto abbiamo pensato ognuno a proteggere i propri: io proteggo i miei collaboratori; penso alla mia squadra, una trentina di persone più o meno. Ognuno pensa ai propri, così siamo sicuri che quello che facciamo arriva. Poi c’è questo decreto... 600 euro saranno pochi, ma li riconosce anche ai lavoratori di quel tipo, è importante. In Italia c’è questo concetto che gli artisti sono considerati personaggi tra il circo e l’orchestrina: non sono considerati cultura».

Ma il pil prodotto dalla cultura, a partire dalle biglietterie - tre milioni di biglietti venduti solo per concerti - è un pilastro. È più trascurata dalla politica, ma non saprei se la gente la considera non importante, visto che l’arte può rendere più sopportabili le giornate peggiori...
«La gente si rende conto benissimo di cosa vuol dire non averla. Per chi frequenta concerti, non potersi trovare tutti ammassati... il bello è quello, potersi assembrare. Noi abbiamo il problema che se non possiamo assembrarci non ci divertiamo. Quando ci potremo riassembrare? Vorrei che gli scienziati si dessero da fare un po’ di più, che trovino questa cura...».

Rossi proprio in questi giorni avrebbe dovuto provare a Rimini insieme alla sua band gli spettacoli della tournée. Con il tour rimandato, il rocker ne sta approfittando per lavorare a nuova musica, in studio di registrazione.

Dall'archivio di Rockol - A San Siro con Vasco: backstage e fronte del palco
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