Quando Eric Clapton volle suonare il reggae, ma fece flop

A metà anni Settanta la carriera solista del chitarrista inglese era lanciata, ma ebbe una brutta idea...

Quando Eric Clapton volle suonare il reggae, ma fece flop

Nel luglio 1974 Eric Clapton pubblicò il suo secondo album solista, “461 Ocean Boulevard”. Un disco che giungeva dopo anni non semplici e che gli regalò la prima posizione della classifica di vendita statunitense. Un album che ha nella cover della canzone dell'icona del reggae Bob Marley “I Shot the Sheriff” il suo brano più noto e di successo. Sullo slancio dell'entusiasmo, solo otto mesi più tardi, il chitarrista inglese pubblicò un altro album solista, “There's One in Every Crowd”.

Caricamento video in corso Link

A proposito di quel disco 'Slowhand' in una vecchia intervista raccontò: "Volevo un'atmosfera rilassata. Lo adoro. Tutti nella band hanno adorato ogni traccia dell'album." Purtroppo per lui “There's One in Every Crowd” non venne amato in eguale misura dalla critica e dal pubblico e non ebbe il riscontro commerciale dell'album precedente (seppur raggiunse la posizione numero 21 della classifica negli Stati Uniti e la numero 15 in Gran Bretagna).

Nel 1988 Clapton, parlando dei suoi anni Settanta, rivelava al magazine statunitense Rolling Stone:

"Per la maggior parte degli anni '70, ero contento di rilassarmi e fare quello che dovevo fare con il minimo sforzo. Ero molto grato per essere vivo, non volevo spingere. Ero anche stanco di suonare la chitarra. E non solo ero stanco di me stesso, sembrava che l'avvento di Cream e Led Zeppelin avesse svegliato un intero spettro di chitarristi che volevano solo bruciarsi all'infinito. Più ne sentivo parlare, più mi volevo ritirare".

Per l'album, Eric Clapton pensò che usando la stessa band di “461 Ocean Boulevard”, ovvero il chitarrista George Terry, il bassista Carl Radle e il batterista Jamie Oldaker, e il medesimo metodo di lavoro avrebbe ottenuto lo stesso, lusinghiero, risultato. Non accadde.

Parlando nel 2013 con la rivista Record Collector Jamie Oldaker disse:

“Ho parlato di recente con Eric di quel disco e siamo entrambi d'accordo sul fatto che non è stato fatto abbastanza. Di tutti i dischi che ho fatto con lui questo è quello che preferisco meno. Non so davvero perché non abbia funzionato bene come '461', ma è stato poco brillante. Fu messo insieme sulla scia di un piano per andare a casa di Bob Marley in Giamaica.”

Alla fine, le uniche sessions in cui le cose si svolsero rapidamente ebbero luogo ai Dynamic Sounds Studios di Kingston, in Giamaica. Ma quelle canzoni - incluso un inutile sequel di "I Shot the Sheriff" intitolato "Don't Blame Me" - erano probabilmente le più deboli di tutte. Clapton disse al regista Cameron Crowe (allora giovanissimo giornalista musicale) nel 1975:

“Non importa dove tu vada, la musica è nell'aria. Tutti cantano sempre, anche le cameriere dell'hotel, e ti entra davvero nel sangue. Ma quell'album ha richiesto molto lavoro.”

Caricamento video in corso Link

Il tempo trascorso ai Criteria Studios di Miami divenne un esercizio di fatica musicale. Seguì una lunga pausa in studio con il produttore Tom Dowd. Questo quanto dichiarò Clapton a Sounds nel 1976:

“La cosa che mi ha infastidito di “There's One In Every Crowd” era che stavamo lavorando per fare un disco di qualità. Tom continuava a fare sul serio 'registrando' quando ci divertivamo. Come "Pretty Blue Eyes" è stato fatto con frammenti di qualcosa come sei battute qua e là, che è un modo frustrante di registrare. Preferisco lavorare dal vivo ogni volta che è possibile.”

Caricamento video in corso Link

Oldaker disse, sempre a Record Collector:

“Per quanto riguarda le canzoni, non era così forte. Ci sono molte influenze giamaicane, forse troppe. Penso che stessimo sforzandoci di essere come i Wailers, che probabilmente non era l'idea migliore per un gruppo di bianchi. Ma abbiamo coinvolto Peter Tosh, insieme ad alcuni percussionisti giamaicani, è stato una specie di tentativo di dare un seguito all'atmosfera di "I Shot the Sheriff". Alloggiavamo in un bell'albergo; suonavamo e bevevamo, andavamo in spiaggia. Quando ci ripenso, è stata più una bella vacanza che un lavoro memorabile.”

Clapton inizialmente aveva suggerito che l'album si dovesse chiamare “The Best Guitarist in the World: There's One in Every Crowd”, prima che la sua etichetta si mise di traverso:

"Ero l'unico a pensare che sarebbe stata una buona idea. In effetti, non sono sicuro che ci avrei convissuto. La maggior parte delle persone l'avrebbe presa nel modo sbagliato. Avrebbero pensato che fossi serio." Clapton rivelò a Cameron Crowe: “Non mi ha sorpreso che l'album non sia andato troppo bene. Mi piace lo studio, ma non suono proprio come sul palco.”

Solo qualche anno più tardi, dopo essere collassato per otto giorni durante il tour americano del 1981, fu chiaro che Eric Clapton aveva sostituito la schiavitù dell'eroina con quella dell'alcool e ammise che l'alcool aveva avuto un forte impatto sugli album della fine degli anni '70. Nel 1988 intervistato dal magazine statunitense Rolling Stone il chitarrista disse:

“Non riesco a guardarli in maniera non relativa. Se fossi stato come ora, in forma, con uno stato d'animo mentale chiaro, direi che avrei potuto farli migliori, senza dubbio. Ma... conosco persone che anche adesso vanno in studio e non fanno molto e non consumano la metà di ciò che consumavamo noi al tempo. Quindi, abbiamo fatto abbastanza bene. Ognuno di questi dischi ha un ingrediente di un qualche tipo che può commuovermi, e i brani che mi imbarazzano, non li suono.”

https://a6p8a2b3.stackpathcdn.com/NSiuumj6D5Y0ECJWzG9pi2uZLlg=/700x0/smart/rockol-img/img/foto/upload/516e9akzfql-ac-sx466.jpg
Segui Rockol su Instagram per non perderti le notizie più importanti!
Scheda artista Tour&Concerti Testi
La fotografia dell'articolo è pubblicata non integralmente. Link all'immagine originale
26 mag
Scopri tutte le date

© 2020 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche, agenti di artisti e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, in generale, quelle libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.