Vasco Rossi tra Covid e concerti rinviati: 'Arriviamo vivi, sani e lucidi al 2021'

Il rocker a tutto campo si confessa a Milena Gabanelli: 'Per tutelare i lavoratori dello spettacolo durante l'emergenza sanitaria io, Jovanotti e la Pausini avevamo pensato a un fondo finanziato da noi artisti, ma...'
Vasco Rossi tra Covid e concerti rinviati: 'Arriviamo vivi, sani e lucidi al 2021'

Vasco Rossi è stato intervistato da Milena Gabanelli per la video rubrica dell'edizione online del Corriere della Sera DataRoom. Il rocker di Zocca, nel corso del suo intervento, si è espresso non solo sul rinvio del suo tour ai festival al prossimo anno, ma anche su come abbia vissuto e stia vivendo l'emergenza sanitaria da Covid-19, sulla tutela delle maestranze che lavorano ai grandi eventi di musica dal vivo, su come scrive i testi dei suoi canzoni e - in ultimo - sull'eterna competizione musicale tra Beatles e Rolling Stones. Ecco - di seguito - gli stralci più significativi del suo intervento.

Alla domanda su come sia tornato in Italia nelle fasi iniziali della pandemia:

"Ero a Los Angeles quando ho cominciato a capire che la faccenda era diventata seria. Erano i primi di marzo, e ho cercato di rientrare in Italia. Prima sembrava una cosa che riguardava solo la Cina. I voli iniziavano a essere cancellati, e a rientrare ho trovato dei problemi. E' stata un'odissea. Sono riuscito ad arrivare con l'ultimo volo che partiva da Los Angeles".

Alla domanda su come il lockdown abbia cambiato le sue abitudini, e su quando abbia capito la gravità della situazione:

"Non ho una vita sociale molto intesa, ma questa è stata un'esperienza molto forte. All'inizio mi sembrava una cosa pazzesca, non capivo nemmeno il motivo (...)
Ho cominciato a capire durante il lockdown che questa storia non si sarebbe risolta così in fretta. All'inzio pensavo che tutto potesse sistemarsi entro giugno. [Quando ho capito che non sarebbe successo] Mi è crollato il mondo adosso, perché è da un anno che stavamo lavorando al tour. Ero già pronto psicologicamente. Tutto è crollato".

Alla domanda sul come abbia preso il rinvio al prossimo anno dei suoi concerti estivi ai festival:

"Per me fare i concerti è importante dal punto di vista psicologico, devo tenermi in forma, non mi devo lasciare andare. All'inizio pensavo si potessero rimandare a settembre, poi quando ho cominciato a capire che nemmeno a settembre si sarebbe potuto farli, mi sono detto: si salta direttamente all'anno prossimo. Adesso pensiamo a non ammalarci".

Milena Gabanelli ricorda che a un concerto di Vasco Rossi, in uno stadio, lavorano in media 1800 persone. Alla domanda sui lavoratori della musica dal vivo impegnati nell'allestimento degli show, e sulla loro condizione attuale e sulla modalità di assistenza alla categoria:

"Di solito la gente non lo sa, ma c'è un mondo di persone che lavora dietro ai concerti, e quello è stato uno dei miei primi pensieri. Loro hanno difficoltà più grandi di me, da punto di vista economico: io posso permettermi di stare fermo un anno, ma loro...
Avevamo pensato di fare un fondo di solidarietà [rivolto ai lavoratori dello spettacolo] dove tutti noi artisti avremmo messo delle cifre, a discrezione della nostra sensibilità. Avevo sentito Jovanotti e la Pausini, anche loro erano d'accordo. Dopo questo discorso è arrivata l'idea di fare una lettera aperta da indirizzare a Conte: a quei tempi quei collaboratori non erano considerati. (...)
Il problema di costituire un fondo è a chi affidarlo, perché non c'è un'organizzazione al quale affidarlo avendo garanzie di trasparenza. ['E la FIMI?', suggerisce la Gabanelli] Di FIMI mi fiderei. (...)
Alla Pausini ho detto che ognuno protegga i propri collaboratori: io penso alla mia squadra, composta da circa trenta persone. Ognuno pensi ai propri, almeno siamo sicuri che quella è una cosa che facciamo e che arriva".

Sul Decreto Rilancio, che ha accordato degli indennizzi ai lavoratori dello spettacolo:

"600 euro saranno pochi, ma per i lavoratori di quel tipo sono importanti. (...)
Gli artisti in Italia sono considerati dei personaggi tra il circo e le orchestrine, non sono considerati cultura. (...)
La gente si rende conto di cosa vuol dire non avere i concerti, almeno quella che li frequenta. Il bello [dei concerti] è quello di potersi assembrare, ma noi abbiamo il problema che non potendoci assembrare non ci divertiamo. Vorrei che gli scienziati si diano da fare un po' di più per trovare la cura [al Coronavirus]".

Sul distanziamento sociale:

"'Distanziamento sociale' è una definizione sbagliata: è distanziamento fisico. Usare la parola sociale è sbagliato, perché sottende a digregazione sociale, fenomeno che, tra l'altro, è possibile che succeda. Le parole sono importanti, dai termini sbagliati vengono i pericoli per la democrazia"

Sui suoi testi, e su come li scrive:

"Sono uno che scrive canzoni con meno parole possibili, la sintesi è sempre stata la cifra del mio stile. Ogni parola è distillata. Penso a delle sensazioni che voglio descrivere, e faccio venire fuori le frasi come se venissero dall'inconscio. Questa è la difficoltà: essere abbandonati all'inconscio e mantenere quel minimo di razionalità per scriverle. Devo essere solo, per forza, e molto eccitato, è una sorta di trasporto molto simile alla sessualità. Amo la psicananalisi, quindi..."

Sul fatto che i periodi difficili siamo spesso grande fonte di ispirazione per gli artisti:

"E' sempre dalle sofferenze più grandi e dai momenti più difficili dai quali si va a pescare quando si scrivono delle cose, ma quando sono già passati. Nel momento della sofferenza io soffro e basta: in questo periodo sono troppo attonito, frastornato e allibito da questa situazione pazzesca, dalle città vuote. Sembra un film di fantascienza. Sono anche contento di essere arrivato a vivere questa esperienza, ho già una certa età, sono qui per miracolo. 'Arrivare vivi, sani e lucidi al 2021', ho lanciato questo hashtag: io cerco di pensare di arrivare così al 2021, perché ho capito che fino al 2021 delle soluzioni reali a questa faccenda non ci saranno. E' come se fosse esplosa una bomba nucleare".

Sul fare concerti:

"Fare i concerti perfettamente lucido è il modo migliore per farli".

Alla domanda sul perché non gli piacciano i Beatles:

"Perché mi piacciono i Rolling Stones. Se li ami, ami un certo modo di fare musica, intesa come sberleffo e provocazione, cosa che non è nel caso dei Beatles. Non dico che le loro canzoni siano brutte, ma il loro modo di essere dei bravi ragazzi... Jagger e Richards erano più rock. ['Ma anche i Beatles hanno avuto i loro trascorsi: sono stati in India', gli ricorda la Gabanelli] Sono andati in India? Sì, ma non me ne sono accorto: alla gente è arrivato il messaggio che sono dei bravi ragazzi. La loro musica è bella, ma non l'ho mai ascoltata perché ero prevenuto, perché amando il rock le cose un po' più pop non le ho mai considerate troppo. Ancora oggi, quando vedo Paul McCartney, non mi emoziono. Mi piaceva di più John Lennon, perché sembrava uno degli Stones".

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