Decreto Rilancio, la protesta di discografici, editori e negozianti: 'Siamo stati dimenticati'

Nel documento firmato dal Presidente della Repubblica scomparsi i provvedimenti a favore del settore musicale

Decreto Rilancio, la protesta di discografici, editori e negozianti: 'Siamo stati dimenticati'

Con una nota congiunta firmata dalle associazioni di categorie di industria discografia e editoria musicale italiane ANEM, AFI, FEM, FIMI e PMI le rappresentanze di produttori, editori ed esercenti hanno lamentato l'assenza di provvedimenti specifici a sostengno del comparto creativo-musicale nel testo del Decreto Rilancio firmato dal Presidente della Repubblica: esprimendo "forte disappunto", la associazioni hanno notato come "all’articolo 186 del Decreto Rilancio, firmato ieri sera dal Presidente Mattarella, dove si prevedono misure per il settore cultura, e in particolare al capitolo riguardante il “Fondo emergenze imprese e istituzioni culturali” (con una dotazione di 210 milioni di euro), si specifica che tale fondo è destinato alla filiera dell’editoria, alle librerie, ai musei e ad altri istituti e luoghi della cultura. Nessuna menzione all’industria musicale, contrariamente a quanto riferito dal Ministro Franceschini durante una recente audizione in sede parlamentare".

"L’industria discografica e gli editori musicali sono una rilevante componente del settore e svolgono un lavoro fondamentale di ricerca e sviluppo di nuovi artisti", prosegue la nota: "Il Governo è intervenuto per tutelare il settore del live, gravemente danneggiato dal lockdown, ma si è completamente dimenticato dell’industria che produce i contenuti, senza i quali non vi sarebbe nemmeno l’attività concertistica. Etichette indipendenti e piccoli editori rischiano la chiusura dell’attività in pochi mesi senza interventi di salvaguardia. I negozi di dischi rischiano la sparizione in poche settimane. Ci auguriamo che si tratti solo di una svista e che venga sanata in Parlamento. Il settore nel corso degli ultimi due mesi ha visto cali di fatturato intorno al 70% nelle vendite di dischi, e cali anche superiori negli incassi di diritti d’autore e connessi. È inaccettabile che ci si possa dimenticare di questa area fondamentale per la produzione culturale del Paese".

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