Music Biz Cafe, parla Ghemon

'Al pubblico non vanno fatti vedere solo i lustrini: gli artisti sono lavoratori, come tutti gli altri'

Music Biz Cafe, parla Ghemon

Ghemon è stato ospite - speciale - di Music Biz Cafe, il video appuntamento di Rockol che vede i protagonisti del settore musicale italiano fare il punto, a colazione, sui temi più importanti all'ordine del giorno della filiera creativa e dell'intrattenimento. Benché Gianluca Picariello - questo il nome dell'artista all'anagrafe - non sia, come gli altri ospiti del nostro appuntamento, un addetto ai lavori del comparto musicale in senso tradizionale, le sue ripetute prese di posizioni in favore della sua categoria e la visione d'insieme riguardo l'ecosistema che sta dietro a palchi e sale di registrazione l'hanno reso una delle voci più titolate a scattare un'istantanea della condizione del primo anello della filiera creativa ai tempi del Covid-19.

"Il pensiero di un'alleanza tra artisti è nato ancora prima della pandemia, più sotto forma di domanda a me stesso", ci ha spiegato Ghemon, uno dei firmatari dell'iniziativa La Musica che Gira, che ha supportato anche negli ultimi giorni partecipando a una delle prime assemblee: "Ho tanti amici atleti, sono molto legato al mondo del basket, ho avuto il privilegio di visitare - a New York - l'ufficio del sindacato dei professionisti dell'NBA, e lo stesso ho fatto con quello dei giocatori professionisti italiani, insieme al mio amico Gigi Datome, il capitano della nostra nazionale di pallacanestro, che è poi diventato uno dei pilastri del sindacato dei giocatori di basket europei. Dato che anche noi siamo dei lavoratori, mi sono chiesto perché per la nostra categoria non ci fosse alcun genere di dialogo con le istituzioni attraverso una sorta di consorzio. Durante la prima riunione di #lamusicachegira mi sono reso conto che le cose che mi stavo perdendo - sotto forma di tutele e richieste che avremmo potuto fare per migliorare la nostra condizione lavorativa - erano tante. Questa realtà ci mette in condizione di riprendere in mano tutta una serie di cose che avevamo del tutto tralasciato, come categoria, e che forse ci torneranno utili per essere più consapevoli di quello che facciamo anche quando la pandemia sarà finita".

"L'appello del singolo spesso si perde, anche dietro alle critiche, come è successo a Tiziano Ferro in TV, mentre la coesione fa la forza di una realtà", ha proseguito Ghemon: "La Musica che Gira è sicuramente un primo passo, ora - però - dalle parole bisogna passare ai fatti, perché abbiamo fatto appelli su appelli, ma adesso è venuto il momento di sederci ai tavoli per arrivare alle risposte che tutti stiamo cercando. Ci chiedono spesso che risposte abbiamo a questa crisi: credo che le dobbiamo trovare insieme alle istituzioni, seduti allo stesso tavolo".

L'ultimo dpcm ha riaperto i live, a partire dal prossimo 15 giugno, a condizioni che hanno fatto molto discutere gli addetti ai lavori: "E' una prima apertura, che va studiata e valutata, e ci mette sullo stesso piano dei ristoratori e degli albergatori", è il commento di Ghemon al provvedimento, "Tutto è da vedere nella pratica. L'idea è bellissima, ma va garantito un determinato tipo di distanziamento. Con il caldo che farà in estate, è stata proibita la vendita di bevande. Ci sarebbe da affrontare un discorso tecnico molto ampio: per esempio, io e la mia band siamo in sette, e per muoverci rispettando le norme non basterà un furgone da nove posti. Quindi per garantire il distanziamento lieviterrano i costi. L'apertura ai live di piccole e medie proporzioni mi sembra un buon inizio, ma ne va valutata la fattibilità, perché altrimenti rischia di essere solo 'ok, avete la possibilità di aprire, ma nei fatti per voi aprire sarà molto difficile'. A quel punto, è come se non fosse stato fatto niente".

Nel Decreto Rilancio dei 5 miliardi stanziati dal Governo a favore del Mibact solo uno è stato destinato a cultura e spettacolo, contro i 4 indirizzati al comparto turistico. C'è ancora il pregiudizio che vuole gli artisti gli ultimi da inserire nella lista di priorità, quando si parla di aiuti? "C'è sempre un pregiudizio, e in parte la colpa è degli stessi artisti", conclude Ghemon: "Ecco perché deve esserci una grande unione, ma anche un'altrettanto grande dose di realismo e franchezza. La parte scocciante dell'essere artisti - cioè che l'essere artista è un lavoro, con le scadenze, le fatiche e le difficoltà del caso - non è mai stata raccontata. Al pubblico non vanno fatti vedere solo i lustrini. Agli artisti, me in primis, si può imputare di non essere mai stati abbastanza franchi nel far comprendere alle persone questa situazione. Avendo fatto il liceo classico, conosco bene il significato di 'divertire': per come è stato usato da Conte è 'ci tengono allegri, ci intrattengono', ma la funzione dell'artista non è solamente quella. Diamo valore, diamo senso, creiamo pensiero, creiamo emozioni. Le emozioni non si mangiano, ma la vita è fatta soprattutto di quello. Anche il cibo nutre, ma allo stesso tempo crea emozioni, così come le vacanze. Non siamo diversi dagli altri, e questa è una cosa che andrebbe fatta capire meglio. Non so se l'apporto economico stanziato dal governo potesse essere più ingente, perché in questo momento tutte le categorie potrebbero lamentarsi. Invece di stare a lamentarsi, sfruttiamo questa occasione per pensare a tutte le criticità alle quali prima non pensavamo e per correggere l'opinione che altri hanno di noi. Servono i fatti, più che le parole".

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